In Francia dal 1 settembre 2026 niente social ai minori di 15 anni
I social e la società- di Michele Bartolo-
Dal primo settembre 2026 entra in vigore in Francia, primo paese dell’Unione Europea, la normativa che inibisce l’accesso ai social da parte dei minori di quindici anni. Tale provvedimento si inserisce in un dibattito ormai presente da tempo sullo scenario internazionale, che ha visto già altri Paesi extraeuropei, come ad esempio l’Australia, adottare misure simili. Si può stabilire quale sia il limite minimo dell’età, che infatti non è sempre uniforme, ma certamente è un settore sul quale è urgente intervenire.
La domanda che vene prima di tutte le altre infatti è la seguente: era necessario, è necessario vietare i social agli adolescenti fino ad una certa età? Qualche giorno fa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, annunciando un pacchetto di norme per fine settembre, ha risposto così: «Il punto non è stabilire a che età i nostri figli possono accedere ai social, ma a che età i social possono accedere ai nostri figli». Intende: accedere alla loro mente, dare loro valori, modelli di comportamento, riferimenti — quasi sempre estremi, violenti, superficiali — con il solo scopo di guadagnare di più.
E’ un dato di fatto che lo stesso fenomeno generalizzato delle baby-gang e il recente provvedimento preso dal Consiglio dei Ministri di presumere l’imputabilità dei minori dai 14 anni di età, modificando il precedente regime della presunzione di incapacità, vanno letti come effetti diretti della manipolazione che i social hanno sulla crescita e la formazione dei nostri figli.
Chi ha a casa un figlio adolescente sa quali pericoli si nascondano dietro un accesso indiscriminato ad internet, non solo e non tanto a determinati siti, quanto alla diabolicità dei contenuti delle piattaforme social, che calamitano l’attenzione dei minori e confezionano un walzer di contenuti volgari, violenti, irrazionali, del tutto inadatti alla loro età ed alla loro comprensione.
Le conseguenze sono il disagio quotidiano provato dagli insegnanti alle prese con studenti che non li ascoltano più e l’ansia, la depressione, l’insicurezza, le ossessioni di una generazione prigioniera di una realtà digitale. Proteggere i nostri figli è un dovere sul quale possiamo e dobbiamo impegnarci da subito. Con la legge francese e con quelle che arriveranno, farlo diventa un po’ meno difficile. La motivazione che sino ad oggi portava i genitori virtuosi a resistere all’acquisto di un cellulare per i propri bambini o ragazzi era proprio la fondata preoccupazione che a quella età non si avesse la maturità cognitiva sufficiente per distinguere tra il bene ed il male, tra i contenuti fruibili e quelli pericolosi.
Addirittura i social ispirano anche modelli di comportamento e di crescita, diventano insegnanti di vita, lasciando intendere che si può lavorare e guadagnare bene senza studiare e senza bisogno della scuola e della cultura. Rinunciare quindi ad essere uomini liberi per essere schiavi di piattaforme digitali. Se e quando i social saranno vietati nei Paesi evoluti, alla famosa frase pronunciata dai ragazzi «I social ce li hanno tutti», si potrà rispondere: “sono vietati”. Come è vietato il fumo, come è vietato l’alcol fino ad un certa età. Qualcuno fuma lo stesso? Qualcuno beve lo stesso? E’ vero: e qualcuno userà lo stesso i social a 13 anni (i dati dei primi sette mesi di divieto in Australia lo dicono chiaramente). Ma resta un comportamento vietato, socialmente condannabile ed eticamente deprecabile.
Sicuramente quello compiuto in Francia è solo un primo passo, come un primo passo cono le raccomandazioni del Presidente della Commissione Europea. Servirà un sistema di verifica dell’età sul web e indagini e controlli sulle piattaforme digitali, come serviranno le multe milionarie per i danni causali alla salute mentale degli adolescenti (i primi processi negli Stati Uniti hanno visto Meta e Google soccombere).
Ma quello che è più importante è recuperare i valori della convivenza umana, della nostra società di un tempo, che era in tutto e per tutto antisocial. Solo con l’esempio, anche da parte dei genitori e degli adulti, con il recuperare le modalità comunicative che privilegiavano il dialogo in presenza e il confronto, con l’abbandonare anche da parte nostra l’uso eccessivo dei cellulari, si potranno riscoprire i valori imprescindibili della cultura, dell’etica e della libertà, che sono i soli a poter garantire la crescita serena ed equilibrata di un individuo.







