Il Codice d’ Onore nel 2026

di Michele Bartolo-

L’abnorme serie di delitti che hanno visto come vittime donne uccise in modo atroce da uomini, molto spesso mariti, compagni o fidanzati, ha di fatto determinato la necessità di pensare ad un inasprimento delle pene, a strumenti di deterrenza dal crimine e, ancora di più, a teorizzare e configurare una nuova categoria giuridica: il reato di femminicidio.

Questo reato, poi introdotto di fatto nel nostro codice penale, include nella categoria dei delitti contro la persona la peculiare situazione di fragilità in cui si trova una donna: essere uccisa in quanto donna o nell’ambito di una relazione sentimentale con un altro uomo viene qualificato come femminicidio, che diventa quindi una species nell’ambito del genus omicidio, da punire con maggiore severità e con maggiore coerenza. Questo perché? Proprio perché, di fronte al dilagare del fenomeno, il legislatore si è posto il problema di come arginarlo, oltre a dover intervenire sull’aspetto culturale ed educativo, come più volte detto.

Sino a quando, infatti, si tollera, si giustifica, si comprende, di fatto si forniscono alibi a spietati assassini e si squalifica la donna come essere umano con una propria dignità, relegata ad oggetto di cui potersi disfare a proprio piacimento.

Una rivoluzione culturale, quindi, si è più volte detto e la necessità, in ogni caso, che la pena e le sanzioni si ispirino alla coerenza del nuovo impianto normativo.

Ma quando tutti dovrebbero remare nella stessa direzione, ecco che accade sempre l’imprevisto, la sorpresa, il caso che fa discutere.

Una donna di Ventimiglia di 44 anni, per sfuggire dal suo compagno che ha scoperto che si prostituiva, si è lanciata dal balcone per sfuggire al marito che la stava aggredendo con forbici e taglierino: secondo la valutazione dei magistrati, l’azione dell’uomo non può essere inquadrata in quella di tentato femminicidio, ma di semplice tentato omicidio, vieppiù quasi giustificato da una sorta di codice di onore, sulla falsariga dell’applicazione dell’art. 143 del codice civile.

Quest’ultimo articolo, infatti, prevede l’obbligo di fedeltà tra i coniugi e, in tale ambito, la donna, scegliendo la strada della prostituzione, avrebbe di fatto violato l’articolo codicistico e, nel contempo, avrebbe creato una attenuante al suo aggressore che, colpito nell’onore e nell’orgoglio, avrebbe avuto una reazione comprensibile, non sopportando l’onta del tradimento.

Sembra davvero di essere tornati indietro anni luce, quando ancora esisteva appunto il delitto di onore, figlio di una società patriarcale, in cui sempre l’uomo e quindi il maschio dettava le regole.

Tornando al discorso che facevamo in precedenza, il problema diventa duplice: ciò che colpisce non è tanto questa sorta di derubricazione da tentato femminicidio a tentato omicidio ma il ragionamento sotteso al provvedimento adottato dai magistrati.

Diventa, infatti, difficile da un lato sostenere di applicare il nuovo impianto normativo con coerenza e senza tentennamenti e, dall’altro, operare una rivoluzione culturale che ci faccia abbandonare il concetto di dominio sulla donna  se poi si sceglie di dare prevalenza ad attenuanti di tipo civilistico per escludere la categoria giuridica del femminicidio e, nel contempo, operare una involuzione culturale, che conduce a riprendere temi e categorie appartenenti al passato per giustificare una feroce aggressione contro una donna che da vittima vuole trasformarsi in colpevole, dietro il paravento della reazione legittima.

Sino a quando sarà la vittima, la donna ad essere processata, nelle sue scelte, nelle sue abitudini, nei suoi comportamenti, ogni delitto diverrà lecito, senza che nessun inasprimento delle pene possa ottenere un concreto risultato.

Michele Bartolo Michele Bartolo

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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