Mario Roggero 2, la vendetta
di Michele Bartolo-
Come era immaginabile, il caso di Mario Roggero è diventato un vero e proprio caso nazionale. Per dirla con Gratteri, ormai ha campo libero la Giustizia da bar dello sport. Persino Elon Musk è intervenuto nella vicenda, affermando che giudici e PM dovrebbero essere condannati per quello che è successo (sic!). Se lo dice lui…
Si susseguono, inoltre, visite quotidiane di politici al carcere di Bollate, ove il Nostro è recluso e, da ultimo, la Lega ha presentato in Parlamento un disegno di legge per l’estensione del diritto di legittima difesa o, per meglio dire, per il quasi totale annullamento dei limiti al suo esercizio.
Fanno da contraltare i partiti di centrosinistra, ma anche Forza Italia, i quali sollevano dubbi su questo progetto e temono che il passaggio da una Giustizia privata al Far-West sia breve.
Questi sono i rischi dell’onda emotiva del momento, mentre il legislatore dovrebbe sempre occuparsi di fattispecie astratte, senza farsi condizionare dal caso concreto. Passando i giorni, poi, emergono indiscrezioni sulla personalità ed il carattere di Mario Roggero. Cade il mito della integrale incensuratezza come pure dell’assenza di precedenti. Nelle stesse sentenze di condanna, infatti, tratteggiando il suo profilo, emerge un altro episodio, risalente al 2005, in cui il Roggero avrebbe minacciato a mano armata il fidanzato della figlia e i suoi genitori, aggredendoli nella loro abitazione e costringendoli a difendersi e rinchiudersi in casa. Per questi fatti, Roggero avrebbe patteggiato la pena e gli sarebbe stato revocato il porto d’armi.
Inoltre, il gioielliere era stato vittima di rapine nel passato e questo avrebbe acuito il suo temperamento sanguigno e la sua propensione alla reazione emotiva e di impeto. Leggendo, in questa ottica, i fatti oggi accaduti possiamo quindi avvederci che la sua reazione non sia stata neanche quella di una legittima difesa cd. putativa, cioè quella reazione che avviene perché un soggetto si rappresenta come ancora sussistente una realtà di pericolo di fatto cessata e, in questo contesto, viene considerato non punibile perché deviato nel suo comportamento da una alterata rappresentazione della realtà.
Nel caso di Mario Roggero, ora che le circostanze si stanno via via chiarendo, emergono tasselli di varia consistenza, che contribuiscono a configurare un mosaico diverso da quello immaginato a primo impatto. Non è un caso che egli stesso abbia poi utilizzato i social e le interviste per preparare quasi una sua discesa in campo in politica, che ormai va di moda. Da un lato ha parlato di battaglia che deve continuare in suo nome, dall’altro ha, neanche tanto velatamente, attaccato il Presidente della Repubblica, entrando a gamba tesa nelle sue prerogative e affermando che: “(..) dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza (..)”.
Roggero, cioè, rimane convinto di avere agito bene, non di avere commesso un errore. Così come rimane convinto che “i giudici di Roma”, come li chiama lui, abbiano sbagliato.
È qui il cuore del problema.
Con la mano sinistra si presenta una domanda di grazia e con la mano destra non si dimostra un sincero pentimento per il fatto commesso, che costituisce il preliminare e necessario presupposto per poter ottenere il beneficio richiesto. Reagendo a quella rapina, nella sua ottica, Roggero non si è solo difeso né voleva solo difendersi. Voleva farsi giustizia da solo, mostrando sfiducia nello Stato e nelle sue istituzioni, che garantiscono la sicurezza ed il controllo del territorio. Rimane umanamente comprensibile, anche se non giustificabile, il suo voler occupare quello che avvertiva come un vuoto di tutela da parte dello Stato ma quello che non è comprensibile né tanto meno accettabile è che sia lo stesso Stato ad abdicare al suo ruolo e a dare carta bianca ai suoi cittadini nella costruzione di una propria personale Giustizia, diversa su ogni pianerottolo.







