Il caso di Nessy Guerra, l’italiana condannata per adulterio in Egitto
di Michele Bartolo-
Un caso di cui si sta parlando molto in questi giorni, di cui si è occupato anche la trasmissione Chi l’ha visto. è quello della giovane italiana Nessy Guerra, la ventiseienne di Sanremo che si trova attualmente bloccata in Egitto in una complessa vicenda legale con l’ex marito italo-egiziano, Tamer Hamouda.
Nello specifico, la donna aveva seguito il marito in Egitto con il sogno di poter costruire una famiglia, ma la realtà è stata ben diversa da quella sperata. La Guerra ha subìto anni di abusi e violenze fisiche da parte di Hamouda che, per queste ragioni, è stato condannato in Italia per maltrattamenti e lesioni. Più in particolare, Hamouda è stato condannato in via definitiva per violenza sessuale, stalking e lesioni verso la precedente compagna. Ma, nonostante ciò, il marito è riuscito a tornare in Egitto e ha denunciato la moglie per adulterio.
Il 28 aprile del 2026 la Corte d’Appello egiziana ha confermato la sentenza di primo grado e ha condannato Nessy Guerra a sei mesi di carcere con l’accusa di adulterio. L’effetto pratico di questa dolorosa e paradossale vicenda è che Nessy è bloccata in Egitto dal 2021 insieme alla figlia di tre anni. L’ex marito, infatti, ha ottenuto un provvedimento che impedisce l’espatrio della bambina fino al compimento dei 21 anni.
La difesa della donna, guidata dall’avvocata Agata Armanetti, sta valutando se sia possibile ottenere una sospensione della pena per evitare la detenzione immediata. Allo stesso tempo, Il Ministro degli Esteri italiano ha dichiarato che la Farnesina sta seguendo il caso per fornire assistenza legale e protezione, pur nel rispetto della sovranità giudiziaria egiziana. Questi i fatti.
Ricordiamo che in Italia l’adulterio (tradimento coniugale) non è più un reato dal 1968, anno in cui la Corte costituzionale ha abolito l’art. 559 del Codice penale che puniva l’infedeltà. Non ci sono conseguenze penali, ma il tradimento ha rilevanza civile: può comportare l‘addebito della separazione e determinare la perdita del diritto all’assegno di mantenimento e dei diritti successori.
Dal punto di vista penale, però, non costituendo il fatto una fattispecie di reato, l’adulterio o tradimento non comporta pene detentive né multe o sanzioni di alcun tipo. Del tutto diversa ed opposta la legislazione del Paese di provenienza del marito, l’Egitto, dove invece l’adulterio costituisce un reato e comporta rilevanti conseguenze anche sulla libertà di autodeterminazione e sul pieno esercizio della potestà genitoriale.
Nessy, infatti, a causa di questa situazione, non solo non può rientrare in Italia ma non può portare con sé la bambina. In buona sostanza, è una situazione molto simile ad un sequestro di persona autorizzato, tanto più che la condanna di adulterio, ove anche fosse stato commesso, non è definitiva.
In Italia, nel nostro Stato di diritto, una situazione del genere non verrebbe tollerata né ammessa, sia per i risvolti sul regime della libertà individuale sia per i riflessi sui diritti della madre e della minore che vengono ingiustamente compressi.
Si pone poi un problema più ampio, ovvero quello del rapporto tra la legislazione di due Paesi che danno all’adulterio una diversa valutazione dal punto di vista penale. Si aggiunga che i precedenti penali che ha in Italia il marito di Nessy, in questo caso derivanti da una sentenza definitiva, avrebbero dovuto inibirgli la possibilità di tornare nel suo Paese e denunciare la compagna, oltre che inficiare i suoi diritti di madre. I reati contestati e provati nei confronti del marito, infatti, attengono a maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale che mal si conciliano con la possibilità di educare una figlia minore, la quale, invece, rimane sequestrata, come dicevamo, insieme alla madre nel Paese di residenza del padre.
Il contrasto tra la legislazione penale di due paesi diversi è una situazione comune nel diritto internazionale, dovuta alla sovranità degli Stati nel definire i reati e le pene sul proprio territorio (principio di territorialità). Quando un fatto è considerato reato in uno Stato ma non in un altro, o viene punito in modo diverso, si pongono problemi di cooperazione giudiziaria, estradizione e riconoscimento delle sentenze. All’interno dell’Unione Europea, ad esempio, il contrasto viene superato tramite il principio di riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie, volto a garantire la libera circolazione delle sentenze penali. In questo caso, quindi, il marito di Nessy avrebbe dovuto essere consegnato alle autorità italiane per scontare la sua pena definitiva e non assurgere a giudice dei destini della compagna e della figlia minore.







