Il caso Roggero: tra populismo penale e cultura delle garanzie

di Cecchino Cacciatore-

Ogni volta che un fatto di sangue coinvolge una vittima divenuta, a sua volta, imputato, il dibattito pubblico si divide rapidamente in due schieramenti: da un lato il diritto, dall’altro l’emotività. Il caso del gioielliere Mario Roggero ne è l’ennesima dimostrazione.

Per una parte dell’opinione pubblica Roggero non avrebbe dovuto essere processato, perché chi subisce una rapina avrebbe sempre il diritto di sparare. Per i giudici, invece, la questione era diversa: verificare se, nel momento in cui furono esplosi i colpi mortali, esistesse ancora un’aggressione attuale dalla quale difendersi.

È proprio in questa distanza tra percezione collettiva e accertamento giudiziario che si inserisce il populismo penale.

Il populismo non ragiona secondo le categorie del diritto, ma secondo quelle dell’identificazione emotiva. Se la vittima suscita solidarietà, allora ogni sua reazione diventa automaticamente giusta; se l’aggressore appare moralmente indegno, allora i suoi diritti sembrano perdere valore. Il processo viene così sostituito dal giudizio morale e la legalità dalla comprensibile, ma pericolosa, richiesta di vendetta.

È un meccanismo antico. Il nemico viene disumanizzato, mentre la vittima viene trasformata in un simbolo. In mezzo scompare il diritto.

Il garantismo, invece, percorre una strada molto più difficile. Non nega la sofferenza della vittima, né pretende di attenuare la gravità della rapina. Chiede soltanto che ogni responsabilità venga accertata secondo le regole e che le categorie giuridiche non vengano piegate all’emozione del momento.

La legittima difesa non è una clausola generale che autorizza il cittadino a eliminare il delinquente. È una causa di giustificazione rigorosamente delimitata. Presuppone un’offesa ingiusta e attuale, una reazione necessaria e proporzionata. Quando l’aggressione è cessata, viene meno il fondamento stesso della difesa.

È questo il punto che la sentenza sul caso Roggero riafferma con chiarezza. Non si tratta di scegliere tra il rapinatore e il gioielliere. Si tratta di stabilire se uno Stato costituzionale possa accettare che la funzione punitiva venga esercitata dal privato cittadino una volta terminato il pericolo.

La risposta non può che essere negativa.

La cultura populista, però, propone una diversa idea di giustizia: la pena immediata, l’identificazione della vittima con il giusto e del colpevole con il male assoluto, la convinzione che il processo sia un inutile ostacolo alla “vera” giustizia. È la stessa cultura che alimenta il diritto penale del nemico, nel quale alcune persone cessano di essere titolari di diritti per diventare semplicemente soggetti da neutralizzare.

Ma uno Stato di diritto si misura proprio quando è chiamato a giudicare i casi più difficili, quelli nei quali la tentazione di sostituire il diritto con l’emozione è più forte.

Il garantismo non è indulgenza verso il criminale. È fedeltà alle regole anche quando esse proteggono chi ci è più antipatico. Perché le garanzie non servono ai colpevoli: servono alla libertà di tutti.

Il caso Roggero, allora, non interroga soltanto l’istituto della legittima difesa. Interroga la nostra idea di giustizia. Dobbiamo decidere se vogliamo una società nella quale la forza prevalga sul diritto o una Repubblica nella quale anche la reazione alla violenza rimanga entro i confini della legge.

La risposta della Cassazione è la risposta della Costituzione: la comprensione umana per chi ha subito una rapina non può trasformarsi nella legittimazione della giustizia privata. Se accadesse, il confine tra difesa e vendetta cesserebbe di essere giuridico e diventerebbe soltanto emotivo. Ed è proprio quel confine che il garantismo continua, con fatica, a difendere.

Cecchino Cacciatore Cecchino Cacciatore

Cecchino Cacciatore

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Cecchino Cacciatore è nato a Salerno il 10 aprile 1968. E’ avvocato penalista del Foro di Salerno. Impegnato sui temi del garantismo, dei diritti inalienabili delle persone e della solidarietà, ha ricoperto i ruoli di segretario della Camera Penale Salernitana e di Vice Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, oltre che di Direttore della Scuola di Specializzazione della professione forense, istituita su sua proposta dallo stesso Consiglio dell’Ordine. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla giustizia e le condizioni sociali e politiche degli ultimi, tra cui circa 300 articoli e 5 libri. Si ricordano in particolare: La penna e la toga. Scritti e interventi giornalistici su politica e giustizia- D’Amato Editore, 2020. Il diritto tra le righe. Viaggio alla ricerca della giustizia nella letteratura- D’Amato Editore, 2022; Riforma Cartabia- Penale. Schemi e tavole sinottiche, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, Camera Penale Salernitana; La giustizia è anche domani- D’Amato Editore, 20232024; La storia compagna della giustizia (nei dintorni della libertà)- D’Amato Editore, 2025.

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