Taglio del nastro di #Giffoni56

“Grazie per tutta questa energia, unica nel panorama nazionale”. È il messaggio con cui l’assessore alla Cultura della Regione Campania Onofrio Cutaia ha aperto la cerimonia inaugurale della 56esima edizione del Giffoni Film Festival, sottolineando il valore di un evento che “rappresenta un bene prezioso da tutelare” e ribadendo l’impegno della Regione Campania a sostenerne la crescita. Inizia ufficialmente il viaggio di #Giffoni56, alla presenza delle istituzioni, dei sindaci del territorio e dei 5.500 juror provenienti da 38 Paesi, protagonisti di un’edizione dedicata al tema “Le cose impossibili”.

La cerimonia si è aperta con il taglio del nastro alla Cittadella del Cinema, alla presenza dell’assessore regionale Cutaia, del sindaco di Giffoni Valle Piana Antonio Giuliano, simbolicamente accompagnato dal baby sindaco Carmine Bilotti, dei sindaci del territorio e delle autorità civili e militari. In Sala Truffaut i giurati della sezione Generator hanno accolto con entusiasmo l’avvio ufficiale del festival.

Ad aprire gli interventi è stato il direttore generale Jacopo Gubitosi, visibilmente emozionato per la sua prima inaugurazione in questa importante veste.

Essere qui con voi è qualcosa di incredibile. Stiamo andando tutti nella stessa direzione e credo sia quella giusta“, ha detto rivolgendosi ai ragazzi.

“Il contatto con voi non lo lasciamo mai – ha continuato – ascoltarvi, incontrarvi, abbracciarvi anche fuori dal festival è ciò che ci permette di costruire questa esperienza insieme”.

Gubitosi ha indicato nell’ascolto la vera parola chiave di questa edizione.

Ascoltare è raro. Vogliamo essere sempre vicini a voi, alle vostre famiglie, ai vostri amici, ascoltando la vostra unicità. Anche i tanti ospiti che arriveranno in questi giorni saranno qui prima di tutto per ascoltarvi. È questo il dono di Giffoni: imparare ad ascoltare e a comprendere prima ancora di parlare.” Un messaggio che sintetizza la missione stessa del festival.

Giffoni è casa e vorrei che lo fosse anche per voi. Oggi siamo entrati come ‘io’, come singoli – ha aggiunto – usciamo già come ‘noi’. È questo il bene più prezioso che costruiamo: una comunità pensante. Tutte le attività che abbiamo immaginato sono state pensate per voi. Grazie, perché Giffoni non esisterebbe senza di voi e senza le vostre famiglie. Continuiamo a credere nelle cose impossibili, perché è così che si costruisce il presente”.

A seguire il direttore artistico Luca Apolito ha invitato i ragazzi a leggere il significato dell’Icaro raffigurato sulle loro magliette.

“Il vostro Icaro vola in modo diverso. È un Icaro collettivo, che disobbedisce agli stereotipi di chi vi descrive come una generazione incapace di creare connessioni e di comunicare. In questi giorni parlerete, cambierete idea, vi confronterete e tornerete a casa con nuove domande. È così che si cresce e si costruisce una vera collettività”

Il presidente dell’Ente Autonomo Giffoni Experience Pietro Rinaldi ha ricordato che il valore del festival non risiede soltanto nella sua dimensione internazionale, ma soprattutto nelle persone che ogni anno gli danno vita.

“Ogni anno ci chiediamo cosa renda Giffoni così speciale. La risposta non è nei numeri, pur straordinari, né nei grandi ospiti o nella sua risonanza internazionale. La risposta siete voi. Siete voi che scegliete di esserci, di mettervi in gioco e di immaginare il futuro con curiosità e coraggio.”

Richiamando il tema dell’edizione, Rinaldi ha sottolineato come la storia stessa del festival sia una delle più grandi “cose impossibili” diventate realtà.

“Sembrava impossibile che da un piccolo comune dell’entroterra potesse nascere il più importante festival del cinema dedicato ai ragazzi. Eppure è successo. Perché ogni grande cambiamento nasce sempre da qualcuno che ha avuto il coraggio di credere nell’impossibile. Non abbiate paura delle cose impossibili: molto spesso sono semplicemente cose che aspettano qualcuno disposto a provarci”.

Nel suo intervento il sindaco Antonio Giuliano ha dato il benvenuto ai giurati, definendoli “il cuore e l’anima di Giffoni”.

“È un’emozione straordinaria perché qui convivono presente e futuro. Grazie alla Regione Campania, all’assessore Cutaia per la vicinanza dimostrata e ai cittadini di Giffoni che ogni anno accolgono migliaia di persone con disponibilità e calore”.

Il sindaco ha condiviso il palco con il baby sindaco Carmine Bilotti richiamando il progetto portato avanti dagli alunni dell’Istituto Comprensivo di Giffoni Valle Piana “Don Milani – Linguiti”, protagonisti di un percorso di educazione civica che ha portato all’elezione del consiglio comunale dei ragazzi

“Coinvolgere i più giovani significa educarli alla partecipazione e al senso di responsabilità. È un investimento sul futuro della nostra comunità”.

Infine il riferimento a chi ha reso possibile tutto questo: “Se oltre mezzo secolo fa qualcuno avesse detto che Giffoni sarebbe diventato un festival così autorevole, nessuno gli avrebbe creduto. Le cose impossibili sono spesso porte che nessuno ha ancora avuto il coraggio di aprire. Ogni grande impresa nasce da un primo passo e quel primo passo porta il nome di Claudio Gubitosi, al quale va il nostro grazie per aver dato vita a un’esperienza che ha saputo parlare al mondo”. Caloroso l’applauso indirizzato al suo fondatore presente in sala.

A chiudere la cerimonia è stato l’assessore Onofrio Cutaia, che ha portato il saluto del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e ha confermato il sostegno dell’istituzione a un progetto che rappresenta un’eccellenza culturale.

“Un evento con una storia così forte e così profondamente legato ai ragazzi è un bene prezioso da tutelare. Le istituzioni credono in questo progetto e continueranno a farlo. Non tutti i territori possono contare su un’iniziativa di questa portata. Dobbiamo continuare a rafforzare il lavoro di rete e a investire su esperienze come questa. L’energia e la vitalità dei ragazzi che oggi riempiono questa sala sono la forza che spinge tutti noi a guardare avanti. Ecco perché è un vero onore essere qui per dare il via a un progetto capace di offrire ai nostri ragazzi la possibilità di guardare, pensare ed essere protagonisti. Che poi lo si faccia dal Sud è un valore aggiunto”.

Ascoltare i giovani è un compito che spetta alla politica. La politica senza ascolto diventa inutile, se non dannosa. Bisogna saper ascoltare le energie vere che si muovono nelle viscere dei territori, e qui questo accade. C’è attenzione da parte delle istituzioni, ma anche delle forze politiche che non sono qui soltanto per esserci, ma perché qui esiste e si sente un sentimento vero di partecipazione”.

 

L’ANTEPRIMA. SUNNY DANCER CON BELLA RAMSEY

La voglia di vivere, di ridere, di essere parte di un mondo che può essere ricco di colori e di emozioni è il motore di Sunny Dancer (Leone Film Group, nelle sale il 2 settembre con 01 Distribution), il film che ha aperto la 56esima edizione di Giffoni alla presenza del regista George Jaques, della protagonista Bella Ramsey (The Last of Us, Game of Thrones) e del produttore Kenneth Patrie. Un’anteprima particolarmente attesa, che si struttura come un irriverente inno alla vita e alla speranza, fatto interamente da giovani e pensato su misura per i giovani. Bella, dopo essersi cimentata con mondi fantasy, si è trovata a fare i conti con un personaggio fin troppo umano, la diciassettenne Ivy che trascorre l’estate in un camp per ragazzi sopravvissuti al cancro, dove viene mandata controvoglia dai genitori. Ma tra fughe notturne, primi amori, amicizie improbabili e regole da infrangere, quello che sembra il peggior incubo, si trasforma invece nell’estate che le cambierà la vita. “Il film trae ispirazione da una storia personale – ha sottolineato il regista – Quando avevo quindici anni diagnosticarono a mia madre un tumore al seno al terzo stadio e iniziammo una trafila tra gli ospedali dove ho avuto modo di incontrare anche tanti giovani affetti da questa terribile malattia. La prima cosa che mi venne in mente e a cui ho pensato quando ho scritto Sunny Dancer è che purtroppo il cancro faceva parte della loro esistenza, ma quello che li definiva era il loro modo di essere nel mondo, perché si sentivano pronti a vivere fino in fondo la loro storia”.

Nel film, a unire questo gruppo di giovani, è l’esperienza della remissione dalla malattia: “Per questo ho scelto appositamente di non raccontare sofferenza e morte, di non ambientare nessuna scena in un ospedale, perché il mio obiettivo era quello di dimostrare che la vita vince su tutto, fa parte dell’istinto dell’essere umano”. Bella Ramsey ha raccontato la sua esperienza sul set: “Mi sono divertita tantissimo, perché al di là del clima di grande complicità che si è venuto immediatamente a creare con tutti, ho avuto l’occasione di vivere quello che mi è mancato durante l’adolescenza: avendo iniziato a lavorare a soli undici anni è stato come recuperare quella spensieratezza che in parte mi è mancata perché mi sono trovata catapultata nel mondo degli adulti fin quasi da bambina”. Un viaggio alla ricerca del tempo perduto personale, ma anche una sfida da un punto di vista professionale: “Ovviamente fa molta più paura il cancro che non i demoni delle serie. Questa volta mi sono confrontata con un personaggio decisamente umano, reale, dal quale mi sono sforzata di tirare fuori tutta l’intimità”.

Un modo di dire, per restare in tema con #Giffoni56, che nulla forse è impossibile: “Fare della recitazione un lavoro mi sembrava impossibile. Riuscire a prendere un aereo da sola a quattordici anni pure. Eppure l’ho fatto e sono la riprova che se una cosa è per te veramente importante, alla fine non è impossibile”. Ai ragazzi più giovani di lei, ma anche ai suoi coetanei, ha detto: “Siate sempre voi stessi, non abbiate paura ad esprimere le vostre opinioni e mettetevi in gioco, proprio come fanno i protagonisti del film. Ognuno di voi è unico”. Il regista ha invece puntato l’attenzione sul rischio dei social: “Generano troppa pressione sociale, bisognerebbe imparare a volgere lo sguardo lontano in particolare da chi li inquina”. Soddisfatto il produttore: “Non ho mai avuto dubbi su questo film. Conosco i talenti che vi hanno preso parte e sono più che soddisfatto del risultato raggiunto”.

In chiusura un piccolo sogno: “Amiamo l’Italia – hanno detto – Ci piacerebbe tanto mangiare qui, dormire qui, lavorare qui, vorremmo poterlo fare più spesso”. L’attrice è stata premiata con “Futura – Rendere possibile l’impossibile”, un riconoscimento realizzato per la 56ª edizione del Festival dalla Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca dello Stato.

 

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