Nuove norme del Codice della Strada
di Michele Bartolo-
Nuovo intervento sul codice della strada, come già ampiamente preannunciato nei mesi scorsi. Nello specifico, Il Consiglio dei ministri ha approvato il 13 ottobre 2026 solo uno schema di decreto legislativo, che dovrà quindi iniziare il suo percorso parlamentare. In buona sostanza, per il momento nulla cambia, le norme non entrano in vigore da subito.
Tra le novità più discusse ci sono due cancellazioni rispetto alle bozze circolanti in agosto: non vi è più l’obbligo di PEC per chi possiede un veicolo o una patente e cadono le limitazioni automatiche alla guida per chi ha più di 85 anni. Il testo predisposto sostituisce il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, cioè il Codice della strada oggi in vigore.
La riforma, in buona sostanza, riorganizza la materia su quattro fronti: digitalizzazione di documenti e notifiche, sicurezza degli utenti più vulnerabili, nuove forme di mobilità e guida automatizzata, revisione delle sanzioni. Probabilmente, dopo i passaggi parlamentari, il testo definitivo potrebbe arrivare alla metà di marzo del 2027, con slittamento dell’entrata in vigore al 01 gennaio 2028. Una delle modifiche più concrete riguarda i tempi di notifica.
Quando l’accertamento avviene da remoto, con dispositivi come gli autovelox, e senza contestazione immediata, il Comune dovrà notificare il verbale entro 45 giorni invece degli attuali 90. Le amministrazioni pubbliche dovranno utilizzare la piattaforma Send oppure la PEC, accelerando un passaggio che oggi spesso si allunga per mesi. Questa è una novità molto importante per i cittadini automobilisti, perché impone alle amministrazioni di essere più celeri nelle contestazioni e non espone il cittadino ad aspettare un tempo indefinito, spesso non riuscendo neanche a ricordare se e quando abbia commesso l’infrazione contestata.
Cambia anche la soglia sotto cui lo Stato rinuncia a inseguire somme dovute: il limite per la riscossione coattiva si ferma a 10 euro. Chi vuole fare ricorso dovrà inviarlo sia al prefetto sia al comando di polizia che ha accertato la violazione, un doppio passaggio pensato per velocizzare l’istruttoria. Sul fronte delle sanzioni emerge un cambio di impostazione. Il ministero punta a ridurre gli importi di numerose violazioni, abbandonando l’adeguamento automatico biennale all’inflazione. Alcuni minimi vengono arrotondati verso il basso: 26 euro diventano 25, 42 scendono a 40 e gli importi di 83 e 87 euro vengono ricondotti a 80.
Per gli eccessi di velocità, invece, cambia il metodo di calcolo. Al posto dell’attuale articolazione in fasce, la sanzione pecuniaria aumenterà progressivamente in funzione dei singoli chilometri orari di superamento del limite. L’obiettivo è distinguere con maggiore precisione le violazioni meno gravi da quelle più consistenti, evitando che superamenti molto diversi ricadano nella stessa fascia economica.
La multa proporzionale alla velocità rilevata sarà comunque pesante: 10 euro per ogni km/h oltre il limite su strade extraurbane e autostrade. Quindi, superare di 11 km/h il limite comporterà una multa di 110 euro; se si sfora di 40 km/h, si dovranno pagare 400 euro, e così via. Minore invece il parametro per l’eccesso di velocità su strade urbane, quindi con limite di 50 o 30 km/h. Sarà di 5 euro ogni km/h oltre il limite. Il limite di velocità sulle autostrade viene elevato a 150 km/h, purché ci siano le seguenti condizioni: tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia e apparecchiature per il rilevamento della velocità media (normalmente note come tutor) su alcuni tratti. Sul piano amministrativo prosegue la digitalizzazione: patente e carta di circolazione potranno essere verificate attraverso le banche dati, superando l’obbligo generalizzato di averle materialmente a bordo. In parole povere, si potrà evitare di portare la patente in macchina. Ancora, viene innalzata da 68 a 70 anni l’età minima dei conducenti professionali per l’attività di trasporto con le patenti del gruppo 2, comprese C1, C1E, C e CE, oltre alle categorie destinate al trasporto di persone, all’evidente scopo di trattenere più a lungo una parte dei conducenti esperti in un mercato caratterizzato dalla carenza di autisti. Infine, viene introdotto il divieto di circolazione per i monopattini elettrici quando questi costituiscono un intralcio o un pericolo per i pedoni e l’obbligo di casco e assicurazione per guidare le bici elettriche (definite nella norma “cicli a propulsione”).







