Caso Garlasco, elogio di un magistrato

di Michele Bartolo-

Non so se Alberto Stasi sia colpevole o innocente, anche se rimane incontestabile che dopo quasi venti anni dal delitto stiamo ancora qui a parlarne e a ricercare il vero colpevole. Di questa lunga vicenda, però, merita di essere ricordata la figura di Stefano Vitelli, un semplice magistrato, balzato agli onori della cronaca per essere stato il giudice che in primo grado assolse Alberto Stasi  per l’omicidio di Chiara Poggi.

Quel magistrato, all’epoca, aveva assolto perché nutriva un ragionevole dubbio che, per come sono poi andate le cose, si è dimostrato non essere infondato.

Nel 2026, il dott. Vitelli ha anche pubblicato un saggio autobiografico: “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”, nel quale parla della sua esperienza ma estende il discorso anche al valore e all’importanza di avere dubbi. È davvero confortante, soprattutto per un avvocato, immaginare che vi sia un magistrato che abbia dubbi e che si approcci al difficile compito del giudicare con uno spirito critico e senza pregiudizi di sorta.

Il giudicare è sicuramente una attività tecnica, è prima di tutto un apparato tecnico-giuridico-concettuale ma il Giudice, proprio in quanto essere umano, non può essere un tecnico asettico ma deve avere la forza di calarsi nell’umanità e nella sofferenza altrui, pur se può sentirsene lontano e avverso.

Diceva Calamandrei nel suo celebre “Elogio dei Giudici” che advocati nascuntur, iudices fiunt (avvocati si nasce, giudici si diventa) proprio per sottolineare che solo l’esperienza diretta, lo sporcarsi le mani e il calarsi nel teatro della vita, può consentire al Giudice di arrivare ad una decisione giusta. Una situazione umana difficile, che deve essere compresa ed interpretata, richiede di essere affrontata da un uomo del diritto che deve cercare di dargli un senso, allargando il più possibile il suo bagaglio culturale e la sua conoscenza dell’animo umano e delle fondamenta delle leggi stesse.

Il dott. Vitelli ha avuto dubbi e per questo va elogiato, così come è lui ad elogiare il dubbio e ad immaginare un mondo che ci faccia ritornare tutti a dubitare.

È proprio questo il problema: oggi non si dubita più, viviamo in una società tecnologica e digitale in cui trionfa solo l’apparenza, in cui le conversazioni umane si reggono sul sistema di messaggistica whatsapp, in cui i commenti sui social si esprimono con un like o con un pollice verso, non ammettono l’esistenza del dubbio.

Lo stesso accesso ai concorsi pubblici viene regolato da quiz selettivi, in cui basta riporre una crocetta per rispondere esattamente o meno ad ogni domanda. Il forse è stato abolito, il confronto, il dialogo, il ripensamento del tutto bandito. Non parliamo poi dell’avvento dell’intelligenza artificiale, alla quale possiamo rivolgere ogni domanda per risolvere ogni problema, per avere una risposta risolutiva a tutto, almeno così pare.

Ecco appunto, riscopriamolo pure il dubbio: quello stesso dubbio che ha avuto quasi venti anni fa un giovane magistrato e che oggi, con lui, abbiamo tutti noi.

 

 

 

Michele Bartolo Michele Bartolo

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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