Il codice che cresce, la Giustizia che arretra

Dalla stagione dei decreti all’emergenza permanente: perché la formazione dei giuristi di domani deve ripartire dai classici e non dalla Gazzetta Ufficiale

di Cecchino Cacciatore-

C’è un riflesso condizionato che da anni attraversa la politica italiana, a prescindere dal colore delle maggioranze: a ogni fatto di cronaca che scuote l’opinione pubblica corrisponde, puntuale, un nuovo reato. Una fattispecie inedita, un’aggravante, un aumento di pena. Il diritto penale, che la tradizione liberale voleva extrema ratio, è diventato la prima risposta, spesso l’unica, a problemi sociali complessi. È un pendio senza fondo, lungo il quale scivola l’idea che ogni conflitto possa essere risolto con un’incriminazione. Un’idea rassicurante sul piano comunicativo, ma rischiosa e poco realistica sul piano dei risultati.

Norme nuove per fatti già puniti.

Gli esempi recenti non mancano. Nel 2022 il cosiddetto “decreto rave” ha introdotto nel codice un reato specifico per i raduni musicali abusivi, quando l’invasione di terreni ed edifici era già prevista e punita. Nel 2023 è nato l’omicidio nautico, per condotte che ricadevano già pienamente nell’omicidio colposo aggravato. Nel 2024 la maternità surrogata è stata elevata a “reato universale”, perseguibile anche se commessa all’estero, in Paesi dove è lecita: una norma dal forte valore simbolico, ma di applicazione assai incerta. Nel 2025 il decreto sicurezza ha trasformato in reato condotte prima sanzionate in via amministrativa, come il blocco stradale realizzato con il proprio corpo, e ha esteso la punibilità alla resistenza anche solo passiva negli istituti penitenziari.
In molti di questi casi la nuova norma non colma un vuoto di tutela. Serve piuttosto a dare un segnale, a dimostrare che “si è fatto qualcosa”. È il diritto penale come messaggio, non come strumento.

Il prezzo dell’inflazione penale

Questa stratificazione ha un costo. Le fattispecie si sovrappongono, le interpretazioni si moltiplicano, i processi si allungano. Il cittadino non è più in grado di conoscere con ragionevole certezza ciò che è vietato, il che svuota di senso lo stesso principio di legalità. Paradossalmente, proprio il legislatore aveva introdotto nel 2018 il principio della “riserva di codice”, con l’obiettivo di riportare ordine nella materia: un proposito rimasto in larga parte sulla carta.
E intanto le carceri restano sovraffollate, mentre non esiste prova che l’aumento delle pene abbia prodotto una società più sicura. Già Beccaria, oltre due secoli e mezzo fa, ammoniva che a prevenire i delitti non è la severità della pena, ma la sua certezza. E che una pena non necessaria è, per ciò stesso, ingiusta.

Che cosa insegnare ai giuristi di domani.
C’è poi una questione che riguarda direttamente l’università e la formazione. I giovani che oggi studiano diritto saranno domani magistrati, avvocati, funzionari, legislatori: il tessuto istituzionale del Paese. Che cosa serve loro davvero?
Inseguire l’ultima novità normativa ha un’utilità limitata: si tratta spesso di rompicapi destinati a durare lo spazio di un mattino, superati dal decreto successivo prima ancora di essere digeriti. Serve invece riscoprire la struttura e la funzione della legge, per saper compiere domani scelte, interpretative e politiche, misurate sulla complessità sociale e non sull’emotività del momento.

Il ritorno ai classici
Per questo, più che commentare norme effimere, è utile tornare ai testi che hanno illuminato i volti della legge e della giustizia penale. Nella tradizione giuridica: Cesare Beccaria, Mario Pagano, Gaetano Filangieri, che pensarono il processo come garanzia della persona contro l’arbitrio; e, più vicino a noi, Gaetano Foschini, Piero Calamandrei, Luigi Ferrajoli, che hanno restituito al processo il suo volto umano e costituzionale.

Ma anche la letteratura e la filosofia hanno detto sulla giustizia cose che nessun manuale può insegnare. Dostoevskij ci conduce dentro la coscienza del colpevole. Kafka e Orwell mostrano che cosa accade quando la legge diventa un meccanismo impersonale e incomprensibile. Dürrenmatt incrina le certezze di chi giudica. Foucault svela il potere che si annida dietro la pena. Ricoeur invita a pensare la giustizia come ricerca di senso e di riconoscimento, non soltanto come sanzione.

Allargare l’orizzonte su questi autori significa comprendere il significato profondo della procedura giudiziaria e interrogarsi sull’etica della pena: esattamente ciò che manca a un legislatore che risponde agli allarmi sociali moltiplicando i reati.

Una scommessa culturale
Se si spera ancora nella sopravvivenza didattica e culturale delle materie penalistiche, il futuro si gioca lì: non nella rincorsa affannosa all’ultima riforma, ma nella capacità di formare giuristi che sappiano chiedersi, prima di tutto, se e perché punire. È da questa domanda, antica e sempre attuale, che dipende la qualità della nostra giustizia.

Cecchino Cacciatore Cecchino Cacciatore

Cecchino Cacciatore

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Cecchino Cacciatore è nato a Salerno il 10 aprile 1968. E’ avvocato penalista del Foro di Salerno. Impegnato sui temi del garantismo, dei diritti inalienabili delle persone e della solidarietà, ha ricoperto i ruoli di segretario della Camera Penale Salernitana e di Vice Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, oltre che di Direttore della Scuola di Specializzazione della professione forense, istituita su sua proposta dallo stesso Consiglio dell’Ordine. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla giustizia e le condizioni sociali e politiche degli ultimi, tra cui circa 300 articoli e 5 libri. Si ricordano in particolare: La penna e la toga. Scritti e interventi giornalistici su politica e giustizia- D’Amato Editore, 2020. Il diritto tra le righe. Viaggio alla ricerca della giustizia nella letteratura- D’Amato Editore, 2022; Riforma Cartabia- Penale. Schemi e tavole sinottiche, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, Camera Penale Salernitana; La giustizia è anche domani- D’Amato Editore, 20232024; La storia compagna della giustizia (nei dintorni della libertà)- D’Amato Editore, 2025.

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