Ageismo, quali tutele?

Michele Bartolo-*

Sentir pronunciare la parola “ageismo” a molti sembrerà il riferimento ad un concetto ostico e di difficile comprensione, mentre chiarirne il significato etimologico ci aiuterà a comprendere che si tratta di qualcosa che accompagna quasi costantemente la nostra vita quotidiana.

Il termine “ageismo” deriva dall’adozione di un termine di origine inglese, “age”, che vuol dire età, seguito dal suffisso -ismo, che ne sottolinea la valenza negativa. Ageismo, infatti, vuole dire discriminare una persona in base alla sua età e, nella maggior parte dei casi, in base alla sua età avanzata. In buona sostanza, quella che, all’epoca di Cicerone, era l’epoca d’oro della senilità, condizione preziosa ed agognata, diventa oggi, quando circa la metà della popolazione mondiale si avvia a diventare anziana, una condizione da disprezzare, foriera di disagi e discriminazioni.

L’ageismo lo ritroviamo nel mondo del lavoro, quando limiti di età all’accesso alle prestazioni lavorative, condizioni di licenziamento e possibilità di effettuare percorsi di formazione e tirocinio vedono spesso escludere la categoria degli anziani dalla fruizione di agevolazioni ed opportunità; lo constatiamo nei rapporti sociali, espressione di un conflitto intergenerazionale mai sopito, che discende da quella famosa frase: “i figli, quando sono piccoli, ti amano, quando diventano grandi ti giudicano e, alla fine, non ti perdonano”; lo sperimentiamo nell’accesso alle prestazioni sanitarie e terapeutiche, dove gli anziani sono discriminati nell’accesso alle cure cardiovascolari per prevenire recidive di ictus o infarti, nelle terapie oncologiche classiche o sperimentali, perché considerate troppo aggressive e potenziale causa di effetti collaterali; lo sentiamo quotidianamente e insistentemente nella propaganda dei mass-media, dove si insegue il mito dell’eterna giovinezza, relegando la vecchiaia nel mondo dell’esclusione e della marginalizzazione, non disdegnando anche di rappresentarla in modo caricaturale.

Ciò posto, quali tutele vi sono nel nostro ordinamento giuridico contro l’ageismo? Purtroppo, molte garanzie solo di facciata, costituite dalle previsioni della nostra Carta costituzionale all’art. 3 (principio di uguaglianza e di divieto di discriminazione in base alle condizioni personali e sociali) e dall’art. 25 della Carta di Nizza, che sancisce i diritti fondamentali dei cittadini UE, tra cui appunto il diritto degli anziani ad una vita dignitosa ed indipendente ed alla partecipazione alla vita sociale e culturale del proprio territorio.

Diritti veri e propri però non ne esistono: l’ageismo non è un reato e la stessa ipotesi di un articolo maggiormente punitivo, quale species della circonvenzione di incapace, sulla spinta dell’allarme sociale suscitato dalle truffe nei confronti degli anziani, ovvero “la frode in danni di soggetti vulnerabili”, in cui la vulnerabilità veniva identificata con l’età avanzata, si è arenata nei lavori parlamentari e non è stata ancora oggetto di approvazione in sede legislativa. Sicuramente vi sono alcune tutele di massima, come l’assegno sociale per gli ultrasessantacinquenni indigenti, l’indennità di accompagnamento e la previsione di assistenza domiciliare sanitaria ed assistenziale, ovvero le case di riposo, le residenze protette e le RSA, dove solo la retta per i servizi alberghieri è pagata dal cittadino, mentre le prestazioni sanitarie sono completamente gratuite perchè sostenute dal servizio sanitario nazionale.

Ma per il pieno superamento della discriminazione verso gli anziani non è probabilmente risolutiva alcuna normativa generale o di settore, dovendosi operare una rivoluzione sociale e culturale, sulla base di un semplice ma elementare principio, mutuabile da un antico proverbio africano: “Il giovane corre veloce, ma è l’anziano che conosce la strada “.

Non lasciamo che la ricchezza, la saggezza e l’esperienza che può trasmetterci un anziano venga dispersa sull’altare di vecchi stereotipi o ingiustificati pregiudizi. L’integrazione e la collaborazione tra vecchie e giovani generazioni è l’unica chiave per combattere l’ageismo e  migliorare la qualità della vita e la produttività di un Paese, oltre a renderlo più civile ed umano.

 

*Avvocato

Michele Bartolo Michele Bartolo

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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