La Fontana del Nettuno: un’icona della città di Bologna

A seguito del Concilio di Trento, legato alla riforma cattolica (1545/1563) Papa Pio IV, Giovanni Angelo Medici, stabilisce per la città di Bologna un ampio programma di rinnovamento urbanistico e architettonico, appoggiato dal Vice Legato Pontificio Pier Donato Cesi.

Ritratto di Scipione Pulzone , c.  1560 Ritratto di Papa Pio IV, a tre quarti di figura, seduto a un tavolo drappeggiato. di pubblico dominio
Il Palazzo dei Banchi, in Piazza Maggiore a Bologna. Foto di Giovanni Dall’Orto, 9 febbraio 2007.

Nel cuore del centro storico della città emiliana, in prossimità di Piazza Maggiore, si assiste così a un vero e proprio riordino urbanistico che vede innanzitutto, la realizzazione del Portico dei Bianchi nel 1565, su progetto dell’architetto Vignola (Jacopo Barozzi), ideatore dello stesso edificio dei Bianchi  che chiude ad est Piazza Maggiore restituendo all’area dignità ed eleganza (con la copertura delle stradine storiche del Quadrilatero), e della nuova sede dell’Archiginnasio nel 1563, su progetto dell’architetto Antonio Morandi e sede dell’Università fino all’800 (oggi Biblioteca Comunale), si aggiunge il riassetto di Piazza delle Scuole (attuale Piazza Galvani), e infine un corposo intervento  per l’approvvigionamento idrico in città, con la realizzazione di alcune fontane da collocarsi nei presi di Palazzo Apostolico, attuale Palazzo Comunale, servendosi del  nuovo acquedotto dell’epoca che convogliava le acque provenienti dalle colline di San Michele in Bosco (Fonte Remonda).

Raffigurazione della fontana del Nettuno eseguita nel 1890 di pubblico dominio.

Tra i progetti del pontefice rientra anche la realizzazione della Fontana del Nettuno nei pressi di Piazza Maggiore, dopo l’abbattimento di alcuni caseggiati, al fine di creare una sorta di ampio slargo tra Palazzo d’Accursio (Palazzo Comunale) e i Palazzi del Podestà e di Re Enzo, dove accogliere il nuovo monumento. Doveva risultate, quindi, un’opera di particolare bellezza artistica e di grande eleganza: riflesso del potere, della forza e del buon governo di Papa Pio IV. Il 2 agosto del 1563 viene commissionato il progetto all’architetto palermitano Tommaso Laurenti, mentre la statua bronzea del Nettuno viene realizzata dall’artista-scultore Giambologna (Jean de Boulogne).

Hendrick Goltzius, Ritratto di Giambologna 1591 di pubblico dominio

La grande vasca, in pietra ricoperta da marmo di Verona, poggia su di un piedistallo a tre gradini e presenta diverse figure, simboli pontifici e numerosi ornamenti. Alla base del piedistallo centrale ritroviamo le Nereidi, figure mitologiche greche che rappresentano le Ninfe marine dai cui seni zampilla acqua. Più in alto, sempre ai lati del grande piedistallo alcuni putti che reggono dei delfini dalla cui bocca zampilla altra acqua. Questi ultimi sono in realtà un riferimento al Gange, al Rio delle Amazzoni, al Nilo e al Danubio che, a loro volta, rappresentano i 4 Continenti. Sulla sommità del piedistallo si eleva il Nettuno del Giambologna, tipico esempio dell’arte manierista. Con i suoi tre metri e venti di altezza si mostra come figura maestosa e di grande forza la cui mano sinistra sembra frenare il vento mentre la destra impugna un tridente e lo sguardo è rivolto tutto verso la piazza. L’opera è chiaramente il simbolo del potere politico della chiesa sulla città di Bologna. Un aneddoto piuttosto imbarazzante interessa proprio la maestosa figura del dio dei mari. La leggenda vuole che la Chiesa abbia imposto al Giambologna di realizzare per la statua dei genitali di piccole dimensioni, tuttavia, si racconta che l’artista sia riuscito a ingannare la Chiesa stessa aggirando la censura, di fatto osservando il Nettuno da una determinata angolazione, in particolare su un basolo del calpestio detto “Pietra della vergogna” un particolare effetto ottico fa sì che il pollice della mano sinistra del Nettuno tutto sembri tranne che un dito. Ai lati della grande vasca, poi, sono posizionate delle iscrizioni che esplicano le finalità dell’opera, sul lato sud si legge “FORI ORNAMENTO” che vuol dire fatta per onorare la piazza; su quello orientale “AERE PUBLICO” che significa realizzata con i soldi pubblici; sul versante nord una data “MDLXIIII” (di fatto non veritiera dato la fontana viene ultimata solo nel 1566); infine sul versante ovest ritroviamo “POPULI COMMODO” che vuol dire fatta ad uso del popolo. Sui 4 cartigli, inoltre, sono incisi i nomi della committenza in lettere capitali latine: “PETRUS DONATUS CAESIUS GUBERNATOR” ovvero Pier Donato Cesi, Cardinale Vice Legato; “PIUS IIII PONT.MAX” Pio IV Pontefice Massimo; “CALORUS BORROMAEUS CARDINALIS” Carlo Borromeo, Cardinale Legato e “S.P.Q.B.” ossia Senatus Populusque Bononiensis (Reggimento di Bologna).

Alfieri Maserati su una Tipo 26C al termine del Gran Premio di Roma, 1930 di Dominio pubblico
Maserati di ̮ è concesso in licenza con CC BY 2.0 .

Alcune curiosità sulla fontana, la prima è il tridente del Nettuno che diventa il logo della famosa azienda di automobili Maserati, realizzato da uno dei fratelli Maserati, Mario. Ispirandosi proprio al tridente per la realizzazione dello stemma applicato alla Maserati Tipo 26, l’artista farà di esso il logo ufficiale dell’Azienda. La fontana, inoltre, viene storicamente descritta come una sorta di grande vasca utilizzata, inizialmente, dai venditori di ortaggi per pulire le proprie merci. Alcuni anni dopo la fontana diviene addirittura un grande vespasiano il cui fetore nauseabondo porta alla realizzazione nel 1604 di una grande cancellata di protezione. Al fine di mantenere costantemente efficiente la fontana, il monumento viene più volte sottoposto a manutenzione: la prima pochi decenni dopo la sua inaugurazione ovvero nel 1708, un’altra nel 1728 e ancora nel 1762 con un intervento di impermeabilizzazione di parte del corpo del Nettuno ad opera del fonditore Rinaldo Gandolfi. Altri interventi della fine del XIX secolo, vengono subito bloccati per la troppa invasività. Anche nel XX secolo l’opera viene sottoposta a molti interventi. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, viene sottoposta a un delicato intervento di asportazione delle incrostazioni per mano del fonditore Bruno Bearzi. Il penultimo intervento risalente al 1988, vede l’applicazione di moderni metodi scientifici, mentre l’ultimo del 2016, si è concluso alla fine dell’anno seguente. La monumentale fontana è spesso indicata e rappresentata nelle numerose vedute e piante della città dalla fine del XVI secolo in poi.

Sala Bologna Palazzi Vaticani affresco di Lorenzo Sabatini del 1575.
Affresco di Lorenzo Sabatini del 1575, particolare della fontana del Nettuno.

Nell’anno giubilare 1575, Papa Gregorio XIII commissiona una nuova sala da pranzo e assume un gruppo di artisti guidati da Lorenzo Sabatini per la realizzazione di una serie di affreschi tra i cui una bella e precisa rappresentazione della città natale del Papa stesso: Bologna. L’affresco realizzato all’interno dei Palazzi Vaticani, nella Sala Bologna, è una minuziosa rappresentazione ricca di particolari urbanistici e ambientali al cui interno si inserisce anche la prima precisa rappresentazione della fontana del Nettuno, non lontana da San Petronio, dal Palazzo del Podestà e dall’attuale Palazzo d’Accursio.

Bononia Docet Mater Studiorum di J. Bleau del 1663.
Particolare della rappresentazione della mappa di Bononia Docet Mater Studiorum del 1663.
Particolare della legenda della mappa di Bononia Docet Mater Studiorum di J. Bleau del 1663.

Anche il libro cartografico “Theatrum civitatum et admirandorum Italiae” del cartografo Joannis Blaeu, pubblicato nel 1663, contiene una precisa rappresentazione della fontana all’interno di una bella trasposizione scenografica della città ricca di colori e di particolari architettonici e dell’ambiente circostante. Sebbene egregiamente rappresentata, la fontana sembrerebbe avere dimensioni sovrastimate; essa è circondata da edifici indicati in una legenda coi numeri 1, 2 e 3, rispettivamente Palazzo del comun Principato, Sala del Podestà e San Petronio Protettore.

Tratta dal libro francese “Voyage d’un francois in Italie” si riscontra la pianta della citta “Plan de Bologne” 1769
Particolare del centro storico della mappa Plan de Bologne del 1769
Legenda della mappa Plan de Bologne 1769

Tratta dal libro francese “Voyage d’un francois in Italie” è la pianta della citta “Plan de Bologne” del 1769, la cui particolarità è l’orientamento cartografico che vede il nord orientato verso l’alto. In essa la fontana viene indicata in legenda al numero 39 come (Fonte Pubblica).

Pianta della città incida da Pio Panfili del 1773
Particolare del centro storico della pianta della città incida da Pio Panfili 1773
Rappresentazione laterale della Fontana del Nettuno nella pianta della città incida da Pio Panfili 1773
Particolare della legenda della pianta della città incida da Pio Panfili 1773

Altra interessante rappresentazione della città è la pianta incisa da Pio Panfili e presente nella guida “Informazione alli forestieri delle cose più notabili della città e Stato di Bologna” del 1773. Risalente in realtà al 1762, ad opera della Stamperia Sassi, essa riporta nei Siti d’uso pubblico la fontana del Nettuno indicata con la lettera D (Fonte pubblico), la stessa, inoltre, è anche ben rappresentata lateralmente assieme ad altri palazzi di alto pregio architettonico.

“Pianta della Città di Bologna” stampata nel 1836 a Milano da Epimaco e Pasquale Artaria
Particolare della “Pianta della Città di Bologna” stampata nel 1836 a Milano da Epimaco e Pasquale Artaria
Legenda della “Pianta della Città di Bologna” stampata nel 1836 a Milano da Epimaco e Pasquale Artaria

Nella “Pianta della Città di Bologna” stampata nel 1836 a Milano da Epimaco e Pasquale Artaria, in legenda ritroviamo, infine, la fontana descritta come (Fonte del Nettuno) e indicata in legenda con la lettera (i).

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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