Il Teatro San Gioacchino a Salerno (seconda parte)

Il 5 Aprile 1812 fu presentata la nota di tutti gli ornati, delle pitture e di tutte le opere di arredo necessarie per il Real Teatro di San Gioacchino, corredata da descrizioni minuzie che aiutano a comprendere anche la progettualità e lo stile dei teatri dell’epoca. Il progetto fu commissionato all’Architetto partenopeo Domenico Chelli e gli arredi teatrali vennero realizzati a Napoli.

Da httpswww.youtube.comwatchv=_di2vAi7H7USezione trasversale del Teatro Regio di Torino progettato da Benedetto Alfieri nel 1740.

Dal faldone dell’Archivio di Stato di Salerno, Intendenza, Busta 1276, foglio 20, si legge:

 “Per aver fatto n° 52 festoni e n° 56 bracci con ornato sotto, che detti bracci vengono compresi nel prezzo da festoni. Per aver fatto un Aquila più grande del naturale di tutto rilievo. Per aver fatto un festone a cerchio di diametro di pali quattro che serviva per guarnire l’orologio sopra la bocca d’opera, con fiori di tutto rilievo, per aver fatto due teste di leone e quattro nodi che servono per un panno reale, per aver ingessati, grattati, e tinti a colori di porcellana n° 42 cariatidi, e n° 14 colonne e indorati a misura tutti gli ornati dei suddetti cariatidi………Per aver ingessato, grattato , indorato n° 56 bracci e tre lumi con sue foglie e ornati sotto, a carlini undici ognuno. Per aver ingessato, grattato e indorato a misura n° 6 gra festoni con fiori di tutto rilievo di grossezza e due palmi e lunghezza canne cinque che fanno pali quadrati n° 86. Per aver ingessato, grattato e indorato a misura n° 6 gran nodi romani di tutto rilievo, con dodici fittuccie indorate dentro e fuori, che servono per ligare i suddetti festoni. Per aver ingessato, grattato e indorato a misura grand’Aquila più grande del naturale, che è larga pali 8, e tiene molti artigli e fulmini di Giove. Per aver indorato a misura un festone simile al già descritto, ma fatto a cerchio di diametro pali 4 che serve sotto l’Aquiila. Per aver ingessato, grattato e indorato a misura una gran Corona Reale, che serve per coprire il Gallo Reale con n° 60 palle ingessate. Per aver ingessato, grattato e indorato e poi velato di celeste e guarnito d’amaranto tutto il manto reale che cade sulla suddetta Corona. Per aver ingessato e indorato a misura n° 4 canne di frangia, servita per quarnire il manto Reale, la detta frangia è un terzo di palmo, e n° 4 fiocchi parimenti ingessati e dorati a misura, e n° 2 canne di corda egualmente indorate. Per aver ingessato, grattato e tinto il manto reale a guisa di armellino. N° 10 lambieri inargentati e indorati a misura tutti suddetti bracci di ferro e le colonne dei medesimi di legno grattate e imbrunite e parimente indorate. Per aver fatto duecento quarantatre pallini di diverse grandezze, ingessati, grattati, tinti a colore di porcellana e bruniti e inargentati a misura. Per aver fatto commissione all’Architetto Domenico Chelli nel trasporto dei medesimi lavori. Per aver n° 20 chinchelle per illuminare il proscenio, secondo il campione esibito nell’offerta a prezzo stabilito in concorso di altri stagnari, di carlini 28 l’uno. Per aver fatto n° 16 chinchelle a riverbero, il lambadario, secondo il prezzo stabilito sul campione a carlini 32.Per aver fatte n° 200 lucerne a tre lumi servite per le scene con sua contro cassetta. Per aver fatto un gran vassoio di latta che serve per trasportare le lucerne nel magazzino. Per aver fatto la guarnizione di latta a sedici coppi di cristalli, che servino il lambadario con sue grappe di ferro. Per aver fatto n° 12 ventole di latta alte quanto la lamiera e piegate in tondo. Per aver fatte n° 25 chincelle inverniciate di rosso con sua lucerna e rocchette per alzare ed abbassare la calzetta. Per aver venduto un lambadario a tre lumi. Per aver provveduto n° 24 calzette. Per aver provveduto n° 30 cristalli per le chinchelle. Per aver fatto n° 80 padelline, che servono i lambieri alle feste di ballo a prezzo stabilito di grana 13 l’una. Per aver fatto un gran reflesso di rame ed indorato a foco, che serve, il sole con suo lucernario a tre lumi. Per aver fatto n° 56 cornocopi a tre bracci riuniti, e bullati assieme, e ridotti in punte quadrate a code di rondine con due grandi anelli quadrati con mezzo palmo di vite a legno tutte a forma di M. Per aver fatto n° 120 grappe di ferro con una gran traversa che servono per unire le lucerene ai rastelli dei lumi per lo scenario e con sua contro grappa, fermarli alle catene che servono per alzare ed abbassare le dette lucerne. Per aver fatto n° 40 grappe di ferro, ma senza la contro grappa che servono le stanche amovibili dei lumi. Per aver fatte n° 22 stacciole di verga per fermare i gran festoni sopra l’Arco scenico, piegate secondo il garbo di festone con quattro buchi, ciascuna inchiodatele, a carlini cinque l’una. Per aver fatto un ferro in croce, che serve per fermare un grand’Aquila sopra Arco scenico. Per aver fatto un lambadario con quattro bracci, per fermare le lucerne con sue grappe saldate e fatto un cerchio per le ventole. Per aver fatti n° 10 lambadari di ferro n° 8 cornocopie per ogni lambadario con un’asta di ferro che attraversa una colonna di legno nel mezzo con viti sotto e sopra e sua campanella per appendere la corda con n° 20 che serve per sostenere i bracci……….. Per aver fatto n° 3 gran staffoni di ferro per fermare le tre statue ribattute che servono per appendere i telai di soffitto delle scene per le feste di ballo. Per aver fatto n° 168 borchielle che servono per i bracci dei lumi, e trecento trentasei nodi che servono per quarnire  n° 56 bracci e tutto bucato per passarli nei medesimi bracci a carlini sette a  braccio . Per aver fatto n° 400 palle, e 16 goccie e tutto bucato a prezzo stabilito. Per aver fatto una corona in due pezzi di un palmo di diametro, bucata nel mezzo, che serve per guarnire il lambadario.  Per aver fatte n° 10 colonne per 10 lambieri per le feste di ballo, bucate nel mezzo per passarci la lamiera di ferro e n° 80 borchielle e tutti i pallini a goccia che servono per garentire i medesimi lambieri. Tela di canovaccio sommistrata da Felice Olivieri di Fratta Maggiore, nonché canne 600 di tela di filondente, a grana 20 la colonna, questo è il prezzo convenuto con l’Arc. Signor Chelli. Pagato al Signor Stefano Murano negoziante di canne 46 di vele color rosso scarlato e giallo. Per imprimatura fatta fare alle seguenti scene, cioè Luogo Magnifico, Piazza, Giardino, Sala,Sipario e tele delle pareti e soffitte per il proscenio, e Bosco il tutto tassato dal Signor Chelli. Spesa dell’imprimatura delle seguenti scene, pareti e soffitto per le feste da ballo e sua orchestra, Tempio, vedute del Granatello, Campagne e Casa rustica. Spese per le cuciture delle scene; altra spesa fatta dal Signor Cioffi, cioè imprimatura e cucitura dei sei scenari, dal dì 25 Febbraio al 14 Marzo 1812. Lavori fatti dal Signor Costantino Desiderio cioè, pitture ed ammoniture, tinture e centrellature di tutte le tele della Platea e Palchi e Vestibolo del Teatro. Nota di Vincenzo Pettinari di alcune cose previste per l’illuminazione ordinate dall’Arch. Signor Domenico Chelli. Pagato Francysco Chellerman, orologiio per il frutto dell’orologioda situarvi sopra l’Arco Scenico, ………..Pagato il cuscinaro Michele Napoli n° 41 cuscini sopra 41 palchi……..Per aver fatto fare al mio stagnaro nç 8 piattini di lamiera di stagno sotto le scalette della illuminazione e in più per aver fatto n° 6 coppi di lamiera di stagno e tenere i lumi sull’orchestra

Alla fine del 1812 il Teatro venne completato, sebbene il Comune di Salerno non liquidò per tempo le somme dovute sia all’Architetto Chelli che all’impresa i quali non tardarono ad avanzare le richieste dei loro compensi all’Intendenza della Provincia del Principato Citra il Signor Cav. Ferrante.

httpswww.youtube.comwatchv=_di2vAi7H7U Interno del Sadler’s Wells Theatre a Londra intorno al 1809.

Da Intendenza, Busta 1276, foglio 20, si legge:

Aniello Catino di Salerno con divote suppliche espone  a V. E. come avendo egli preso il travaglio per la costruzione del Teatro di questa Città di Salerno rimesso creditore in diverse summe porzione delle quali stà esigendole dalle vendite Comunali ed altre deve conseguirle dall’Architetto Domenico Chelli ; egualmente creditore l’istessa causa per travagli, e spese erogate sul suddetto Teatro, per cui trovarsi apposto sul budget Comunale di pagarsi in quegli anni la summa di D. settecento cinquanta in fondo di ciocchè deve conseguire il Chelli.  E siccome il medesimo va debitore del supplicante di D. 461 come all’annessa cautela che ne presenta copia all’E.V., che si obbligò pagarli proporzionatamente alle summe, che sarebbe andata ad esigere pel suddetto suo credito. Così il Sig. Chelli si ha ricevuto dal Cassiere Comunale la summa di D.400 senza dare al supplicante la rata che gli deve né intende supplicarlo. Perché il suddetto Chelli non si finisce di esigere la summa residuale del Cassiere Comunale, ne ricorre a V.E. e la supplica beniguarsi ordinare al Cassiere, che non paghi al Chelli, se prima non avrà soddisfatto la rata dovuta al supplicante, giusta la convenzione suddetta, e l’avrà a grazia”.

Nel Novembre del 1812 il Chelli prontamente rispose. Da Intendenza, Busta 1276, foglio 20, si legge:

 “ Io qui sottoscritto Domenico Chelli Regio Architetto domiciliato in Napoli, ora di passaggio in questa di Salerno, dichiaro che nel mio credito rappresento contro il Comune di Salerno ascendente alla somma di circa ducati duemila, e ottocento, per il quale ho esibito a questo Sig. Intendente della Provincia i documenti che giustificano le spese, e lavori da me fatti nel Real Teatro di San Gioacchino di questo suddetto Comune di Salerno per riferirlo a S. E. il Ministro dell’Interno ci siano compresi ducati quattro cento ottantanove, e grana ottanta dei travagli, e spese fatte fare da mio ordine dal maestro muratore Aniello Catino quella somma sarà da me pagata al Catino a proposizione delle somme che saranno soddisfatte da questo suddetto Comune…….per l’enunciato mio credito, e perché questi costi per la futura cautela, in presenza di testimoni ho firmato il presente da me sottoscritto ”.

Nell’Ottobre 1812 l’area conventuale ormai soppressa è per metà Quartiere della Truppa di passaggio.

Tavola Malpica 1862 particolare dell’area di San Benedetto.

Due anni dopo nel Teatro collaboravano due imprese, una per spettacoli musicali una e l’altra per la prosa, ospitando anche la famosa tragedia della “Ricciarda” di Ugo Foscolo.

Francesco di Napoli e di Sicilia ritratto dall’accademico e pittore di corte Giuseppe Cammarano, esposto presso il Museo campano di Capua. Di pubblico dominio
María Isabella of Spain (1789-1848) di pubblico dominio

Con il ritorno dei Borboni, il teatro cambiò nome adottando quello di “Real Teatro di San Matteo”. In occasione del compleanno della moglie del re Francesco I, Maria Isabella, nel teatro si eseguì una “Cantata per musica”. Nel 1830 si eseguì l’opera dal titolo “Tasso e Raffaello sulle rive del Sebeto”, mentre il 30 maggio, sempre dello stesso anno, si volle festeggiare il futuro re Ferdinando II, all’epoca ancora Principe ereditario del Regno delle Due Sicilie, con la messa in scena della cantata “La Festa delle Ombre”.

Ferdinand II of Bourbon, King of Two Sicilies (photo 1859) di pubblico dominio

Il teatro ospitò Ferdinando II nel 1843, durante una sua visita a Salerno. Al suo interno si svolse una grande festa in suo onore. Due anni dopo il teatro venne definitivamente soppresso e restituito alle Autorità Ecclesiastiche.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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