La Leggenda della nascita della Scuola Medica Salernitana
Già prima dell’XI secolo, è attivo nella città di Salerno, un centro culturale dedicato alla medicina, definito più comunemente “Scuola Medica Salernitana”. Antesignana delle moderne Università di Medicina, grazie alla sua opera, Salerno viene definita meritatamente “Ippocratica Civitas”. Inserita in un contesto dinamico dove, grazie al suo porto e alla vicina cittadina di Amalfi, il Capoluogo diviene un crocevia di commerci e saperi provenienti dal bacino del Mediterraneo, la Scuola si fonda sulla unione di culture differenti che vanno da quella greco-latina a quella arabo-ebraica, legandosi al principio del metodo empirico, votato principalmente alla prevenzione con l’applicazione della teoria degli “Umori” elaborata da Ippocrate e Galeno.

Prima istituzione medica della storia europea, la Scuola si distingue per una particolarità davvero unica ovvero la frequentazione fin dal periodo longobardo anche da parte delle donne. In una società patriarcale, le donne godevano di particolari libertà tra cui, ad esempio, la gestione di una proprietà e dei suoi beni. Spesso molte figure femminili ricoprono importanti ruoli sia nella famiglia che nella società stessa. Già sotto i longobardi la Scuola Medica accoglieva le donne che godevano di un particolare statuto che le uguagliava agli uomini. Molte di esse spiccano, inoltre, sia nella pratica medica che in quella dei trattati ed opere teoriche: definite con il termine polirematico “Mulieres Salenitanae”, personaggio di spicco è Trotula de Ruggiero.


Le origini della “Scuola Medica Salernitana” sono alquanto controverse e poco chiare, riconducibili probabilmente al VII-VIII secolo, mentre le prime attestazioni scritte risalgono all’IX- X secolo. Una leggenda assai singolare ci racconta, in maniera semplice e diretta, la nascita della Scuola. Una notte, in un periodo storico non ben precisato, forse il IX secolo, durante un improvviso temporale, un pellegrino di origine greca dal nome Pontus, si riparava alla men peggio sotto gli antichi di Ponti del Diavolo di Via Arce.

Mentre il viaggiatore aspettava che il temporale si calmasse, scorgeva da lontano una figura diretta proprio verso di lui, probabilmente per ripararsi dall’acqua. Andandogli incontro riconobbe il viandante latino Salernum con il corpo in parte coperto da piaghe. Con l’aiuto di Pontus, al riparo sotto al ponte, Salernum si apprestava a curarsi con delle applicazioni mediche. I due viandanti furono raggiunti da altri pellegrini, l’arabo Abdela e l’ebreo Helinus. I quattro personaggi della storia erano, in realtà, alla ricerca di un luogo ameno e soprattutto adatto alla divulgazione della scienza di Ippocrate e delle teorie basiche della medicina. I quattro si fecero spedire dalla penisola arabica e dalla Fenicia un gran numero di semi di piante e di spezie medicinali, da far crescere e fiorire lungo i terrazzamenti sul crinale del Monte Bonadies. La leggenda è molto esplicativa dello spirito della Scuola medica e i quattro maestri sono una chiara metafora della grande apertura mentale e culturale che affonda le sue radici nella multicultura del bacino del Mediterraneo.


La Scuola ebbe la sua fioritura soprattutto tra l’IX e il XIII secolo, quindi tra il periodo longobardo, quello normanno e svevo. Il declino fu molto lento ma inesorabile e portò alla soppressione della Scuola per volere del re di Napoli Gioacchino Murat con il decreto del 29 novembre 1811. Tante sono le figure che hanno dato lustro alla Scuola Medica, tra cui il longobardo Garioponto che con il suo “Liber Passionarii” (tra i primi trattati di attribuzione certa) caratterizza la teoria medica basata su riferimenti di Ippocrate e Galeno.

Non si può dimenticare la prima donna medico della storia Trotula de Ruggiero;


Costantino l’Africano, grande e illustre studioso della medicina araba; Gilles de Corbeil, insegante di medicina che collaborò nel XII secolo con la Scuola di Montpellier.

Ricordiamo inoltre Matteo Silvatico, medico vissuto tra il XIII e il XIV secolo al quale si deve la realizzazione del trattato “Opus Pandectarum Medicinae” che si focalizza sull’utilizzo delle erbe nel campo medico. Non possiamo dimenticare anche Alfano I che ancora prima di diventare Arcivescovo di Salerno, fu un bravo medico della Scuola Salernitana; Pietro da Eboli poeta, cronista e anche medico, e poi Mastro Ursone.

Il trattato, forse il più conosciuto, legato alla Scuola Medica Salernitana, è il “Regimen Sanitatis Salernitanum” nel quale si espongono le norme igieniche, si parla del cibo, ma anche delle erbe e di tutte le loro indicazioni terapeutiche, l’autore è sconosciuto.






