L’affresco della Madonna col Bambino in Santa Trofimena a Salerno.
Mercoledì scorso, 3 giugno, si è tenuta, all’interno della chiesa di Santa Trofimena a Salerno, la presentazione dell’affresco medievale recuperato della Madonna col Bambino. Tale incontro è stato voluto dal Parroco Don Sabato Naddeo. All’evento sono intervenuti, dando un loro prezioso contributo intellettuale, il dott. Antonio Falchi, storico dell’arte della Soprintendenza di Salerno e Avellino; la dott.ssa Rachele Ianniello, restauratrice della Soprintendenza; la restauratrice dott.ssa Flora Pellegrino; Marcella Anzolin, Presidente dell’Inner Wheel Club (Salerno) che ha contribuito economicamente al restauro e Monsignor Antonio Montefusco, cultore di mariologia. Inoltre, per volontà di Don Naddeo, si può ammirare, attraverso delle grate di calpestio laterali, la primordiale struttura della chiesa e delle antiche sepolture, con una particolare illuminazione davvero interessante. Il patrimonio storico-artistico della città in questo modo viene condiviso ulteriormente non solo dalla comunità religiosa ma da chiunque abbia voglia di conoscere la storia e l’arte custoditi all’interno del centro storico del Capoluogo.
Siamo nella chiesa di Santa Trofimena all’interno del quartiere delle “Fornelle” nel centro storico di Salerno. Di epoca longobarda, la sua fondazione è legata al passaggio delle spoglie della Santa Trofimena, per volere del Principe Sicardo, da Amalfi a Benevento. In questa chiesa le cui prime attestazioni scritte risalgono al 995 d.C. è stata portata alla luce un antico affresco di una Madonna con Bambino. Ne parliamo con la dott.ssa Flora Pellegrino che ne ha curato il restauro.
Questo affresco è stato scoperto negli anni ’90, in concomitanza con una campagna di scavi archeologici. In quell’occasione, nel corso di diversi saggi alle pareti, alla ricerca di qualche testimonianza delle primitive decorazioni, considerata l’antichità della struttura, l’affresco riaffiorò! I saggi vennero eseguiti attraverso una attenta spicconatura dell’intonaco; di fatto ciò che adesso vediamo non è altro che il rifacimento del ‘700 e dell’800.
La struttura si presentava completamente diversa rispetto ad oggi; addirittura nel corso del XIX secolo l’orientamento della chiesa venne modificato e quello che adesso è l’ingresso principale, inizialmente era la parte absidale.
Nel corso delle indagini effettuate negli anni ’90, s’intravide l’affresco riaffiorare sotto uno spesso strato d’intonaco che nel tempo era stato soprapposto all’affresco stesso che, in questo caso, non venne rimosso completamente. S’individuavano, dunque, le due figure della Madonna e del bambino in modo molto approssimativo, senza però vedere il resto della decorazione.
Dott.ssa può descrivermi le fasi del restauro e la tecnica adottata per recuperare l’affresco?
Durante il restauro sono state rimosse le sovrapposizioni d’intonaco e di vecchi stucchi finché poi pian piano sono riaffiorate le figure. E’ bene precisare che, sebbene io abbia lavorato da sola, in realtà, trattandosi di un’opera sotto tutela, il restauro è stato sottoposto a un particolare iter. Prima di tutto, quando si opera su un bene tutelato, bisogna prima eseguire una sorta di anamnesi, fare una diagnosi dell’opera e poi elaborare una progettazione da sottoporre ai tecnici della Soprintendenza, agli storici, agli archeologi nel caso di beni archeologici o agli architetti per le strutture storiche. Nel nostro caso il progetto fu presentato dal Parroco precedente (Don Claudio Raimondo) molti anni addietro. Lo tesso è stato ripreso dall’attuale Parroco Don Sabato Naddeo, animato dalla volontà di riaprire lo spazio di Santa Trofimena al quartiere, ma anche a tutte le iniziative possibili.
Ritornando alle fasi evolutive del lavoro, dopo il progetto, si arriva all’eventuale approvazione da parte della Soprintendenza per proseguire con le altre fasi. Per restaurare tale affresco abbiamo dovuto aspettare qualche anno, ben sette.
E’ possibile che tale raffigurazione mariana possa far parte di un più ampio ciclo di affreschi?
Io credo di sì, anche perché durante i primi lavori di ristrutturazione della chiesa, negli anni ’90, sono stati ritrovati 6000 frammenti di affresco, forse già particolarmente rovinati per essere recuperati, che nell’800 sono stati rimossi dalle pareti per essere gettati nella parte bassa della chiesa. Queste piccole porzioni di affreschi sono state restaurate, catalogate. Esiste un progetto collegato a un programma informatico che permetterebbe la ricostruzione digitale, di fatto, molto più immediata e di grande aiuto per la comprensione delle opere pittoriche. Si spera che un domani si possa fare questo importante ulteriore recupero. Attualmente esiste solo un frammento di affresco che è stato staccato e conservato nei depositi della Soprintendenza.






