La nascita del Teatro San Gioacchino a Salerno (prima parte).

Agli inizi del XIX secolo alla città di Salerno mancava un vero e proprio teatro, così come attualmente oggi lo intendiamo. Spesso vi erano per lo più palchi improvvisati come in occasione del Carnevale del 1766 con una rappresentazione dal titolo “Teodora pentita” all’interno del Reverendo Seminario cittadino, secondo la testimonianza di Matteo Greco.

httpswww.youtube.comwatchv=MbArDPqcomQ Jan Miel attori della commedia dell’arte su un carro in una piazza cittadina, 1640
Peeter_van_Bredael_Commedia_dell_arte_Szene di pubblico dominio

Sempre in quel periodo, in corrispondenza dell’attuale Palazzo della Provincia, era presente un ulteriore ambiente teatrale all’interno del quale, nel gennaio del 1763, una comitiva di musici partenopei rappresentava per ben 22 volte una commedia musicale dal titolo “Le Gelosie”.  Nel decennio della dominazione francese (1806-1815) la chiesa di San Benedetto, nell’area orientale detta Orto magno, venne adibita a teatro. All’interno dell’Archivio di Stato di Salerno tale modifica è ampiamente documentata attraverso numerosi scritti.

Area del Monastero di San Benedetto

Dal faldone dell’Intendenza (B. 1276 Foglio 20) una lettera risalente al 10 ottobre del 1806 del Commissario di Polizia di Salerno indirizzata al Signor Intendente della Provincia, palesa la necessità di un teatro cittadino che all’epoca mancava:

Essendo passato per questa Città il Marchese Valver Direttore delle Regie Strade, ricordai allo stesso che questa Città per la formazione della strada per la Marina, e per li Casali aveva addette diverse di lei rendite annuali, che si traevano dalle Gabelle. Gli dissi che non le sole strade formavano la felicità di una Città Principale del Regno, e che una delle cose, che è necessario per molte ragioni troppo note, e che non devono cadere in discussione è il Teatro, che manca assolutamente in questa Città, specialmente ora che va a rendersi questa popolazione più numerosa, e culta nell’istallazione di tanti Magistrati, e per le permanenze delle Truppe. Egli il Marchese come per altro dovea, altro non richiese per rendere questo servizio a questa Città, che sapere se era di Vostro gradimento, per farsi un dovere di comperarsi a rendere sollecitamente adempita quest’Opera pubblica che con Vostra relazione avrebbe dovuto essere autorizzata da S.E. il Ministro dell’Interno. Il Signor Francesco Amodia ha anche fatto un progetto adattabile per la sola parte della dote bisognevole per il mantenimento del Teatro; Del resto io ve l’acchiudo, acciò colli Vostri talenti molto illuminati possiate dare quelle disposizioni che crederete essere convincenti. Hò l’onore di salutarvi con tutto il rispetto”.

In una particolare planimetria pubblicata dal De Felice nella rivista “Apollo 1963-1964”, e risalente al 1810 (custodita nell’Archivio di Stato di Napoli), si mostra tutto il complesso conventuale ancora intatto.

1810 Monastero di San Benedetto prima della realizzazione della via omonima. Planimetria custtodita nell’Archivio di Stato di Napoli.

E’ visibile, in particolare, l’area relativa al quadriportico, di cui una parte (il Museo Archeologico Provinciale) è ancora integra e non separata dalla strada ed il chiostro, che attualmente risulta stravolto e parzialmente inglobato, presenta anche un loggiato ascrivibile al XV secolo. In una lettera scritta dal Ministro dell’Interno indirizzata al Consigliere di Stato Intendente del Principato Citra, in cui si documenta lo stravolgimento urbanistico di tale area con l’avvenuta apertura della nuova strada di Via San Benedetto realizzata poco dopo il 1810, si fa, anche qui, riferimento al nuovo teatro da realizzarsi. Da Intendenza (B. 1276 Foglio 20):

Per l’oggetto del Teatro costà ultimamente costruito, e della nuova strada aperta, le partecipo che la sua Maestà in seguito di due rapporti del suo predecessore dè 20 dello scorso marzo si è degnata approvare che il di più delle spese accorse per il Teatro, oltre i fondi accordati, sia pagato dall’aumento fatto in questo anno sull’affitto delle gabelle Comunali di Salerno, che il valore delle demolite case di Rocco sia portato tra gli esiti  del bilancio comunale per l’anno 1813, e che trattando glie ne corrispondesse la conveniente annualità, che sia terminata la strada…….coi fondi portati in questo anno nel buget di detto Comune sotto l’articolo riparazione e mantenimento di strade interne. In conseguenza di tale Sovrana determinazione Ella dispone che sia al più presto possibile fatta la misura finale di tutte le diverse specie di lavori eseguiti per la costruzione del Teatro, indicando altresì il nome, cognome , e domicilio degli interpreti, le somme loro separate a conto rispettivamente, da quali cestipi siano state prese queste somme, e quali altre restano loro dovute dalle case demolite dei tre periti , uno per parte del proprietario, il secondo sarà nominato da lei, e il terzo sarò l’ingegnere Direttore dell’opera di suddetta strada, che sia con sollecitudine disteso il dettaglio dè i lavori delle stesse sinora fatte per la demolizione della detta casa, e per la apertura della strada, colla indicazione dell’ artefice che ha eseguiti questi lavori, delle somme liberate al merito, e del fondo da cui sono state desunte, che sia egualmente fatto il dettaglio, e preciso dei lavori che restano a farsi per completare pienamente l’opera della strada, rappresentandone le rispettive dimensioni, specie di lavori, e prezzi corrispondenti. Dopo compilate queste cose si servirà unicamente rimetterle agli atti di appalto, se hanno avuto luogo e frattanto attenderò per tutto le ulteriori disposizioni”.

Nel frattempo, il complesso monastico subisce trasformazioni ed adattamenti dovuti alle nuove esigenze, militari e civili, scaturite con la prima soppressione del monastero dovuta al Decreto voluto da Giuseppe Napoleone del 13 febbraio 1807. In tale occasione fu presentata una risposta dal Ministro dell’Interno del Signor Intendente della Provincia Citra sulla necessità di fondi per la costruzione di un teatro a cui si dà per la prima volta il nome San Gioacchino, teatro da realizzarsi nella soppressa chiesa di San Benedetto. Mature, inoltre, la necessità di un architetto per la realizzazione del relativo progetto.

Interno della chiesa di San Benedetto.

Secondo gli storici Italo Gallo e Luigi Troisi il nome fu voluto per omaggiare il Capo dello Stato, Gioacchino Murat; in tal caso però si operò uno stratagemma affinchè non si scontentasse né il potere civile e né quello religioso. Da Intendenza (B. 1276 Foglio 20) leggiamo:

Ho rassegnato al Re i lavori rapporti che Voi mi avete fatti nei fondi necessari per la costruzione del Teatro nel locale della chiesa di San Benedetto……Dopo aver disposto che la somma di ducati mille seicento cinque, offerta dalla Provincia per la costruzione di una Cannoniera, sia in vendita fondo di questa opera, come vi manifestai con altra mia…..,è venuta a determinare che la somma di ducati mille settecento ricavate dal sacrificio volontario dei cittadini….., e l’altra dell’avanzo comunale di questo anno in ducati mille cinquecento siano impiegate per la costruzione del teatro anzidetto. Inoltre la S.V. si è degnata accompagnare la Comune, oltre la cennata chiesa di S. Benedetto, la sagrestia, e le camere esistenti nel portico, che sono indispensabili per eseguire il progetto fattone; e che al Teatro stesso s’imponga il nome di S. Gioacchino. Per dunque ad effetto quest’opera resta ora che facciate firmare da un architetto probo, ed intelligente un progetto di partito, colla specificazione in regola dei lavori da eseguirsi, rapportati a prezzi correnti, colle misure corrispondenti, e me lo rimettiate per le disposizioni che ne risultano”.

Nell’Aprile del 1811 il Ministro dell’Interno bandì l’asta pubblica per i lavori del teatro San Gioacchino, da Intendenza (B. 1276 Foglio 20):

 “Ho letto il dettaglio dei lavori necessari per la formazione del teatro San Gioacchino in cotesta soppressa Chiesa di S. Benedetto…..In risposta ò incarico, che a norma della mia circolare del 6 Giugno dell’anno scorso siano messi all’asta pubblica i lavori accennati, però le due partite ognuna di ducati mille, la prima riguardante l’ornamento, e la seconda dipintura, e la terza le scene del Teatro medesimo, per le quali attenderete le ulteriori disposizioni ”.

httpswww.youtube.comwatchv=_di2vAi7H7U dipinto di Charles Henry Tenre e raffigura una scena di un teatro al 1810

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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