Lina Bo Bardi di pubblico dominio

L’architettura e il design dell’italo-brasiliana Lina Bo Bardi

Nata a Roma nel 1914, figlia del costruttore Enrico Bo, attivo soprattutto nell’area del Testaccio a Roma, Achilina Bo eredita dal babbo l’amore per l’arte e l’architettura. Si iscrive al corso di laurea della Facoltà di Architettura di Roma laureandosi nel 1939, per poi trasferirsi immediatamente a Milano dove, per alcuni anni, collabora con Giò Ponti alla rivista “Lo stile nella casa e nell’arredamento”.

httpswww.abebooks.comRivista-stile-casa-nellarredamento-feb-1942
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Insieme a Bruno Zevi e Carlo Pagani fonda, successivamente, il settimanale “La cultura della vita” collaborando con Elio Vittorini anche al quotidiano “Milano sera”. In seguito a un bombardamento che nel 1943 distrugge completamente il suo studio, Achilina diviene attiva militante del Partito Comunista Italiano per diventare, poi, alla metà degli ’40 vicedirettrice della rivista di architettura, design e arte “Domus”. Documenta la distruzione post-bellica collaborando con Carlo Pagani, per diventare, poco dopo, parte attiva del Congresso Nazione per la Ricostruzione.

Pietro Maria Bardi di pubblico dominio

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, incontra il giornalista, gallerista e critico d’arte Pietro Maria Bardi con il quale convola a nozze per poi trasferirsi in Brasile. In questo stesso periodo, Assis Chateaubriand, importante imprenditore, giornalista e collezionista d’arte del Brasile, nonché magnate del gruppo Diàrios Associados, fonda assieme a Pietro Maria Bardi il Museo d’arte di San Paolo. Per l’occasione Lina Bo Bardi si occupa, inizialmente, dell’adattamento a Museo di uno degli edifici di proprietà di Chateaubriand e, successivamente, della progettazione della definitiva sede museale, realizzando il MAPS.

MASP – Museu de Arte de São Paulo di Rodrigo_Soldon è concesso in licenza con CC BY 2.0 .
Museo de arte de Sao Paulo di pabloT è concesso in licenza con CC BY 2.0 .

Nel 1957 si apre il cantiere, l’inaugurazione risale al 1968, il nuovo edificio risulta essere una delle architetture più interessanti della città in termini stilistici, un perfetto connubio tra classicismo italiano e modernismo razionalista.

Lina Bo Bardi, MASP, Sao Paulo, Brazil, 1968 di bianca.maggio è contrassegnata dal marchio di pubblico dominio 1.0 .

Realizzata in un punto nevralgico (sul piano urbanistico) della città di San Paolo, ovvero tra l’Avenida Paulista e l’Avenida 9 de Julho, la struttura ha la forma di un grande cubo di cristallo a due piani, sospeso da due grandi cavalletti dipinti di rosso (costituiti da travi e pilastri) in cemento armato precompresso e post-teso; al di sotto si estende una grande piazza pubblica. Il Museo è un puro esempio di Architettura Paulista molto diffusa nell’area brasiliana negli anni ’50 dello scorso secolo. Tale architettura focalizza l’attenzione sulla funzionalità e la razionalità strutturale, prediligendo il calcestruzzo a vista (approccio tecnologico definito “Brutalismo”) con una propensione verso l’efficienza delle tecnologie costruttive, la modularità e l’utilizzo materiali precompressi. Riflette, inoltre, anche il clima tropicale del Brasile, prediligendo gli spazi aperti e l’integrazione con la natura.

Il MASP Museu de Arte de São Paulo di Kleist Berlin è contrassegnato con il marchio di dominio pubblico 1.0 .

Molto interessante è l’esposizione al suo interno: non la tradizionale successione di sale espositive, bensì un grande spazio aperto dove le opere d’arte sono collocate su particolari pannelli di vetro temperato poggianti su piedistalli in cemento, dunque opere sospese. Poco prima della realizzazione del Museo, nel 1951, Lina Bo Bardi diviene cittadina brasiliana e fonda insieme al marito “Habitat”, tra le più influenti riviste di architettura nel panorama brasiliano di allora.

A Casa de Vidro di ground.zero è rilasciato sotto licenza CC BY 2.0 .

Contemporaneamente realizza, nel nuovo quartiere di San Paolo, sulla collina di Morumbi, la “Casa de Vidro”, abitazione privata, caratterizzata da una grande purezza formale ben integrata con l’ambiente e la natura, dove lei e il marito abiteranno per tutta la vita. Il nome della casa si deve alla grande facciata in vetro.

Visão externa da Casa de Vidro. CC BY-SA 4.0
Casa de Vidro di monicaewagner è rilasciata sotto licenza CC BY-SA 2.0 .

Lo stile risente, in modo particolare dell’influenza progettuale di Le Corbusier, visibile nel gioco di trasparenza e opacità presente in più punti dell’immobile. Sospesa su pilastri di piccole dimensioni, la dimora si colloca, inoltre, all’interno di un giardino le cui essenze sono state piantate dalla stessa Bo Bardi. Nel tempo luogo di ritrovo per intellettuali, attualmente ospita parte delle opere e delle collezioni sia di Lina Bo Bardi sia del marito nonché una biblioteca con libri di architettura, arte e design. Assieme all’architetto italiano Giancarlo Palanti fonda lo Studio d’Arte Palma a San Paolo, per la cui apertura realizza arredamenti d’interno davvero stravaganti ispirati in particolare ai design vernacolari nel nord-est del Brasile, caratterizzati da elementi semplici creati con materiali naturali locali. Nello stesso periodo, fonda e dirige assieme a Pietro Maria Bardi, l’Istituto di Arte Contemporanea concentrandosi sull’insegnamento del design in Brasile. Approfondisce ulteriormente l’arte tradizionale brasiliana, organizzando anche numerosi laboratori e mostre col fine ultimo di promuovere una sorta di rinascita della cultura brasiliana. Tra il 1955 e il 1956, Lina diviene professoressa di Teoria dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura e Urbanistica di San Paolo. Nel corso della sua carriera mostra anche un grande talento e creatività come designer.

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Nel 1951 realizza la sedia Bowl: seduta girevole semisferica, orientabile in diverse posizioni, realizzata da una struttura metallica ad anello sorretta da quattro gambe, elegante e funzionale allo stesso tempo.

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La “Poltrona Zig Zag” è realizzata in legno di mogano o di noce con un sedile e uno schienale in tessuto. Il nome è dato dalla forma stessa della seduta che presenta una conformazione molto ergonomica con braccioli ricurvi e un sedile imbottito, ed è uno degli esempi più iconici del raffinato design brasiliano.

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Altro pezzo di design molto particolare, realizzato alla fine degli anni ’50, è la “Sedia a sdraio” per Casa Ciriell, in cui spicca la combinazione tra la struttura in ferro molto leggera, ma resistente, con una seduta in pelle rimovibile. Lo stile molto semplice ma raffinato rientra nel legame tra il design moderno e la tradizione vernacolare.

Museu de Arte Moderna da Bahia–Solar do Unhão 2021-0960 di Paul R. Burley è concesso in licenza con CC BY-SA 4.0 .
Solar do Unhão-ft.Lazaro Menezes (1) di Lazaroagmenezes è concesso in licenza con CC BY-SA 4.0 .

Rilevante è il suo impegno per la conservazione del patrimonio storico di un ex complesso agroindustriale, risalente alla fine del XVI secolo eretto sulle rive di Bahia, che sul finire degli anni ’50 rischia l’abbattimento in vista della realizzazione di una superstrada. Nel 1959 viene invitata, quindi, a studiare un progetto di recupero per realizzare, al suo interno, un Museo di Arte Moderna il (MAMB). Tale progetto si divide in Centro di Documentazione sull’Arte popolare e un Centro di Studi Tecnici. Il concetto di Museo viene superato unendo spazi espositivi con programmi pedagogici, legando il primitivo artigianato all’industria moderna. Il suo approccio alla struttura storica supera, quindi, il concetto di conservazione.

Museu de Arte Moderna da Bahia Solar do Unhão 2021-8511 di Paul R. Burley è concesso in licenza con CC BY-SA 4.0 .

Per liberare una spianata affacciata sul mare, ad esempio, vengono demolite alcune strutture portanti, mentre altri elementi vengono aggiunti come, ad esempio, una interessante scala a chiocciola. Tutte le pareti vengono dipinte di bianco mentre le cornici di rosso, conferendo una immagine unitaria del complesso storico.  Il delicato intervento si completa nel 1963.

Lo stabilimento industriale ristrutturato CC BY-SA 3.0
La torre più piccola con i ponti aerei CC BY 2.0

Nel 1977 le viene commissionato il recupero di un edificio, un tempo sede di una fabbrica di tamburi, il SESC Pompèia a San Paolo, restituendo alla città uno spazio socioculturale al suo interno. Bo Bardi mantiene integra la sola struttura portante dell’edificio, che è in calcestruzzo armato e mattoni. Il progetto è un esempio di recupero di archeologia industriale col fine ultimo di realizzare anche un luogo di svago per il tempo libero, accessibile anche alle classi meno abbienti. Al complesso preesistente vengono affiancate tre nuove torri con funzioni ludico-sportive collegate tra loro attraverso ponti aerei.

Palestra CC BY-SA 3.0

Particolare è l’utilizzo del calcestruzzo con la trama delle casseforme in evidenza. Inaugurato nel 1986, ospita uno spazio espositivo d’arte, bar, sale da ballo, palestre, una biblioteca e un teatro da 800 posti. Il 20 marzo 1992 Lina muore all’età di 77 anni, in Brasile, nella sua casa di vetro, lasciando innumerevoli disegni e progetti mai realizzati.

Piazza Lina Bo Bardi @ Zona Varesine @ Porta Nuova @ Milan di _ è concesso in licenza con CC BY 2.0 .
Di dominio pubblico

La Biennale di Venezia del 2021 conferisce, alla sua memoria, un Leone d’oro, mentre a Milano le viene giustamente dedicata una piazza in prossimità della Torre Diamante in zona Varesine.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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