La Fiera di San Matteo: facciamo chiarezza con Alfonso Mignone
L’argomento in oggetto ha una doppia valenza, sia storico-sociale che economica: la celebre “Fiera di Salerno” di cui molto si parla negli ultimi anni, sebbene ancora oggi non a tutti è ben chiaro il distinguo tra la Fiera di San Matteo e la Fiera del Crocifisso. Ne parliamo con l’avvocato Alfonso Mignone (Presidente del Comitato Fiera del Mediterraneo città di Salerno) noto conoscitore della storia fieristica della nostra città. Vorrei da te, Alfonso, una breve introduzione sull’argomento.
L’individuazione e la genesi storica della Fiera cittadina è molto chiara: chiunque sfogli un testo sulla storia economica della città potrà tranquillamente trovare tutti i riferimenti relativi a un evento che si dipana in un lungo arco temporale (XIV – XIX secolo) e testimoniato da numerosi documenti, protocolli, privilegi, tutti custoditi presso il nostro Archivio di Stato. Sull’argomento sono rinvenibili svariati studi ad opera di docenti universitari, storici ed economisti non solo di Salerno e Provincia ma anche di studiosi rinomati a livello nazionale. Frutto di queste ricerche è stato l’indiscusso riconoscimento della visibilità internazionale di cui godeva la città di Salerno poiché, prima dell’istituzione di quella salernitana del 1259, l’idea di concedere il privilegio della fiera risulta già radicata con Federico II il quale, al fine di dare slancio al mercato nell’Italia meridionale, ne promosse, nel 1234, ben sette: Sulmona, Lucera, Bari, Taranto, Cosenza e Reggio Calabria.

Non può quindi, generarsi confusione intorno all’identificazione di questo evento secolare con quella legata al Santo Patrono, quanto piuttosto del risultato di un lento abbandono della memoria storica. Ne è conseguito, invece, un affermarsi, in termini di “brand commerciale”, di tutt’altro altro evento, non storico ma leggendario, di natura folkloristica, come “Il Crocifisso Ritrovato”, legato alla conversione del Mago Barliario.

Tale figura, forse, proprio perché particolarmente misteriosa, insieme alla leggenda che lo vede protagonista, sembra richiamare maggiore attenzione rispetto alla rievocazione storica di una concreta tradizione salernitana. La leggenda che accompagna la Fiera del Crocifisso è collocabile nell’XI secolo, periodo in cui si assiste al passaggio dalla dominazione longobarda a quella normanna
Ma cos’è allora la Fiera del Crocifisso? Mi puoi descrivere la sue caratteristiche peculiari?
La Fiera del Crocifisso altro non è che un mercato rionale (al pari del preesistente Mercato di San Vito del X secolo) legato ad un evento leggendario senza quella valenza internazionale che accompagna una fiera “sponsorizzata” dal potere statale ed ecclesiastico. In un articolo apparso in un numero della rivista “Il Follaro” edita dalla Camera di Commercio di Salerno (purtroppo, non più pubblicata) affronta il tema della Fiera del Crocifisso e ne fornisce puntuale identificazione chiarendo che la secolare fiera di San Matteo, è fonte di ispirazione ma la manifestazione è rimodulata in una prospettiva di natura folcloristica non accompagnata da precisi riferimenti storici. Sarebbe, pertanto, auspicabile che gli organizzatori dell’annuale appuntamento rievocativo spiegassero a cittadini e ai turisti questo aspetto attraverso convegni, workshop e altro, nell’ottica di riappropriarsi delle proprie radici mercantili come avviene nelle città portuali.
Mi parli, invece, della Fiera di San Matteo. Come nasce? Qual è la sua vocazione e il suo fine.
La Fiera di San Matteo si basa su un solido legame politico, religioso ed economico: un accordo Stato – Chiesa volto a favorire un intenso traffico di mercanti extra regnicoli e l’inserimento di franchigie per attirare flussi e investimenti. Si realizza il perfetto connubio tra l’aspetto materiale e quello spirituale. Materiale in quanto la Chiesa beneficia, ovviamente, di entrate nelle aree in cui si insediano le botteghe, spirituale in quanto San Matteo è il santo Patrono della città (nelle biografie è descritto come doganiere e quindi legato ai mercati). Storicamente parlando, inoltre, le fiere nascono già prima del medioevo, in epoca antica, quando in occasione delle feste religiose, le autorità cittadine cercavano di dare un respiro alle attività economiche locali, attraendo mercanti e pellegrini (come oggi avviene con i passeggeri delle crociere o gli stakeholder della logistica).

Federico II, grande Statista ma anche uomo pragmatico ebbe la grande intuizione di aprire i mercati del Regno alle compagnie mercantili (le Multinazionali allora), come quelle catalane, fiamminghe, provenzali, genovesi, fiorentine, lucchesi, milanesi etc.


Giovanni da Procida (Gran Cancelliere di Manfredi, figlio naturale poi legittimato di Federico II, diplomatico di Casa Svevia) con la Fiera creò i presupposti per favorire una proiezione internazionale della sua città. A tale politica aderì, con altrettanta scaltrezza ed acume, la Chiesa salernitana, grazie ai proventi generati dai fitti delle botteghe e al culto delle reliquie del Santo Patrono. Non è un caso che, nello stesso periodo l’Arcivescovo Cesario d’Alagno, imparentato a una famiglia di mercanti amalfitani, chiese ed ottenne da Manfredi, di istituire, a distanza di un mese, un’altra fiera ad Amalfi dedicata a Sant’Andrea. Grazie allo sbocco sul mare, sia i pellegrini che i mercanti potevano giungere a Salerno in nave, cosa che convinse il da Procida ad avanzare ulteriore richiesta al sovrano, ovvero la realizzazione di un nuovo porto a Salerno.


Il 1260 venne costruito il molo che porta il nome di “Manfredi”. Una copia del privilegio della Fiera, risalente al 1259, è conservata nell’Archivio di Stato di Salerno, mentre un’epigrafe, relativa alla concessione per la costruzione del porto, è inserita nella cappella delle Crociate all’interno della Cattedrale di Salerno, autentico custode della memoria storica salernitana.

Una riproduzione artistica della citata epigrafe è stata posizionata, nel 2018, antistante all’ingresso della Stazione Marittima di Zaha Hadid, su proposta del Propeller Salerno, allora presieduto dal sottoscritto, e del Rotary Club Salerno A.F. 1949. Va ricordato che nel 1959, sotto l’Amministrazione Menna, con la costituzione dell’Ente Autonomo Fiera di Salerno, al quale partecipavano il Comune, la Provincia, l’Ente Provinciale del Turismo e la Camera di Commercio, si decise di includere questo evento in concomitanza con l’ampliamento del porto commerciale ragionando, inoltre, sull’opportunità di aprire al traffico civile l’aeroporto di Pontecagnano. Tale Fiera, assieme al ricordo dello Sbarco degli Alleati del 1943, doveva arricchire il “Settembre salernitano” promosso dall’EPT (accompagnandosi a iniziative come il Festival del Cinema e della Canzone, il Circuito automobilistico) in un mese in cui il turismo salernitano sarebbe dovuto decollare. Questa interessante ipotesi, purtroppo, venne a cadere, di fatto già negli anni ’70 non se ne parlò più. Con gli anni ’90 nasce l’idea della Fiera del Crocifisso, con tutti i limiti precedentemente descritti.


Precisiamo che l’evento fieristico di San Matteo era inizialmente legato al mese di settembre e fu raddoppiato con altro raduno in maggio (in occasione della traslazione del corpo di San Matteo) su privilegio di Carlo d’Angiò. I documenti relativi sono raccolti nel Liber Privilegiorum custodito nell’Archivio di Stato di Salerno. L’importanza e gli effetti economici della Fiera di Salerno sono ben noti in tutto il Regno di Sicilia, prima e di Napoli dopo. Nel periodo angioino – aragonese Salerno la Fiera incrementò la sua importanza internazionale prima di un lento ma inesorabile declino che culminerà nel Decennio Francese (1806 – 1815), allorquando Gioacchino Murat ne stabilì la soppressione assieme alla Scuola Medica Salernitana, pur restando, tuttavia, una frequentata fiera del bestiame fino alla metà del secolo scorso.







