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L’antica leggenda di Secondino e Fortunato.

Tra le tante antiche leggende che vedono protagonisti personaggi più o meno celebri della storia del capoluogo campano, diverse raccontano le vicende alquanto singolari di un personaggio in particolare: Pietro Barliario vissuto tra l’XI e il XII secolo, figura particolarmente misteriosa di cui si conservano poche informazioni storiche.

httpswww.youtube.comwatchv=aKMJi5fpAQI Barliario da servo del diavolo a servo di Dio Associazione Culturale Ave Grazia Plena

Molto vicino alle scienze occulte, il suo nome è legato alla costruzione dei ponti medioevali, l’antico acquedotto posto a oriente del centro storico, che Pietro realizzò in un sol giorno grazie alla complicità del demonio e per questo oggi definiti: Ponti del Diavolo. In realtà, molto verosimilmente la costruzione della struttura risale alla fine del IX secolo d.c. allorquando il vicino Monastero di San Benedetto, posto nel cuore dell’area dell’Orto Magno, iniziò a utilizzare il suddetto acquedotto monumentale per l’approvvigionamento idrico. Proprio nel medioevo, grazie alla  particolare orografia del territorio, a Salerno  vi era già un articolato sistema di distribuzione delle acque diviso in  3 direttici:  la prima era quella posta  ad ovest che seguiva il torrente Fusandola intercettando la sorgente Acquarola, la seconda captava le acque dalle pendici del monte Bonadies, la collina del Castello, e la terza, posizionata a est,  convogliava le acque del torrente Rafastia passando per l’area a oriente dell’antica città denominata Orto Magno fino a raggiungere Porta Nova. Quest’ultimo ramo risulta essere proprio coincidente con l’attuale via Arce.

Ponti del Diavolo parte est

I “Ponti del Diavolo” si distinguono per una serie di archi a sesto acuto ribassato d’influenza araba realizzati con travertino lavorato con conci quadrati legati con malta ed elementi in laterizio. Allo stato attuale l’antico acquedotto, purtroppo, è mortificato dalla cementificazione oltraggiosa degli anni passati, quasi completamente inglobato com’è dall’urbanistica selvaggia poco rispettosa dell’antica e preziosa opera.

Ponti del Diavolo
Ponti del Diavolo

Negli anni, a causa di alcuni piccoli distacchi della struttura dovuti alle sempre più precarie condizioni statiche, appare ulteriormente mortificata e sfregiata, sotto una rete metallica di protezione, in attesa di essere sottoposta a un intervento definitivo di consolidamento murario. Gli storici restano piuttosto incerti sull’effettiva attribuzione dell’opera a Pietro Barliario, ma si ritiene più attendibile che questo dallo studio della medicina tradizionale (era l’epoca della famosa medioevale Scuola Medica Salernitana), passò successivamente alla magia, inizialmente attratto da un libro riguardante l’idromanzia.

Codex Vindobonensis 93, Vienna Biblioteca Nazionale

Da quel momento Pietro si dedicò per molti anni alla pratica dell’occultismo fin quando un episodio cambiò radicalmente la sua condotta. In realtà il suo cambiamento di vita è descritto in alcune leggende di cui ne narriamo una in particolare. Si racconta che il diavolo, a lui molto legato per un periodo non breve della sua vita, decise di vendicarsi di Pietro. Un giorno mentre l’alchimista era lontano da casa e dai suoi laboratori, i suoi due nipotini, Secondino e Fortunato, entrarono in casa dello zio senza il suo permesso. Rovistando tra beute, pozioni magiche e altri strumenti legati all’occultismo, notarono un misterioso libro.

httpswww.youtube.comwatchv=MhFpcgj22Ww
Da Youtube Summon And Overcome Your Inner Demons

Aprendolo scorsero alcune figure demoniache e caddero a terra senza vita! Molto probabilmente i due giovincelli avevano inavvertitamente aperto qualche pericolosa sostanza chimica che causò loro la morte per inalazione. Giunto a casa Barliario trovò i corpi dei due fanciulli a terra. Devastato da tale visione, non riuscendo a darsi pace, il mago si recò presso la chiesa di San Benedetto per gettarsi ai piedi del Crocifisso custodito al suo interno, pregando e supplicando il perdono.

 Chiesa di San Benedetto.
Interno della chiesa di San Benedetto

Barliario restò in preghiera per tre giorni e tre notti, mentre la città veniva flagellata da una serie di forti temporali. Ma quando il viso del Cristo chinò la testa aprendo gli occhi in segno del perdono avvenuto, anche la pioggia cessò.

Crocifisso esposto al Museo Diocesano di Salerno.
Particolare del Crocifisso.

Da quel momento Pietro cambiò radicalmente vita indossando il saio e vivendo all’interno del monastero di San Benedetto fino alla fine dei suoi giorni. La storia del miracolo di Barliario, tramandata solo oralmente per secoli, divenne subito molto popolare, divulgandosi per tutto il territorio salernitano e attirando un gran numero di fedeli ma anche artigiani e mercanti in pellegrinaggio per ammirare e pregare il crocifisso. In ricordo del miracolo nacque anche una fiera. Il crocifisso lo si può ancora adesso ammirare presso il Museo Diocesano di Salerno, dopo una breve permanenza nel Duomo e nelle chiese di Piantanova (più comunemente conosciuta del Crocifisso) e del Gesù Sacramento posta su Largo Plebiscito. La preziosa opera costituisce un esempio di pittura duecentesca su tavola, con un certo richiamo alle croci umbro-laziali, molto rara nell’Italia meridionale e con forte legame artistico alla tradizione orientale bizantina del Cristo vivo sulla croce. Essa mostra, inoltre, ai suoi lati dipinti che rappresentano la Madonna e San Giovanni. La stessa fu rovinata, purtroppo, da un incendio nel XIX secolo. Il crocifisso esposto al Museo Diocesano (realizzato da ignoto) per le sue caratteristiche stilistiche, probabilmente è della seconda metà del XIII secolo, dunque Barliario, molto probabilmente, si sarà prostrato davanti a un altro crocifisso risalente all’XI secolo.

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

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