Flotilla, testimonianza legale di missione umanitaria

di Michele Bartolo*

In un mondo sempre più costellato di guerre e di conflitti, rimane una costante che ormai non ha più un tempo definito: la guerra tra Israele e i palestinesi. Ricordo, sin da piccolo, termini come il Medio Oriente, il Libano o la Palestina per indicare un luogo in cui regnava la guerra, la tragedia, la privazione di ogni benessere. Ebbene sono passati decenni ma i problemi rimangono irrisolti: cambiano i governi e le generazioni, ma chi nasce in quelle zone conosce solo il suono dei fucili e la morte. In questo contesto, si sono sempre susseguite la manifestazioni di pace, la difesa del diritto del palestinesi ad avere una terra, una identità, una Nazione e, del pari, un attacco ai metodi del governo israeliano che, nella strenua difesa del suo popolo e dei suoi diritti, viene oggi accusato di compiere un vero e proprio genocidio del popolo palestinese.

Sicuramente, infatti, alla base del progetto del governo israeliano vi è quello di annientare il potere di HAMAS, i tagliagole palestinesi, il gruppo terroristico che di fatto ha il governo dell’opposta fazione. Per eseguire questa strategia, però, pur condivisibile e comprensibile, Israele o meglio i suoi governanti hanno forzato la mano, hanno esagerato, come si direbbe in termini semplici.

Sterminare Hamas è divenuto sinonimo di sterminare l’intera popolazione palestinese, civili compresi, di fatto affamati dal blocco navale operato dal governo israeliano allo scopo di isolare completamente Gaza e le aree controllate da Hamas. In questo quadro, si è inserita la spedizione di una serie di imbarcazioni, denominate Flotilla, che hanno cercato di portare aiuti umanitari ai palestinesi e che hanno rifiutato qualsiasi mediazione estera o possibilità di consegnare gli aiuti attraverso altre strade, perseguendo con tenacia l’obiettivo di forzare il blocco navale israeliano ed arrivare direttamente a Gaza. Stiamo parlando di persone disarmate, alcune delle quali anche con ruoli diplomatici e parlamentari nel proprio Paese. L’epilogo, si dirà, poteva essere prevedibile: imbarcazioni bloccate dall’esercito, arresti di massa ed espulsioni verso i Paesi di provenienza.

Rimane, però, il gesto simbolico: Israele, infatti, ha dovuto ancora una volta forzare la mano per imporsi, commettendo di fatto una serie di reati.

L’intervento dell’esercito è avvenuto in acque internazionali per impedire a persone disarmate di portare aiuti umanitari a persone affamate in scenario di guerra, contravvenendo quindi alla Carta delle Nazioni Unite ed al rispetto dei diritti fondamentali dell’Uomo. Logico corollario sono stati anche gli arresti di massa,  senza la tutela di diritti processuali minimi di uno Stato democratico, vieppiù aggravati dal ruolo di diplomatici o giornalisti di alcuni attivisti. Se queste persone, peraltro, avessero commesso reati, sono state di fatto arrestate su imbarcazioni battenti bandiera del loro Paese e non in territorio israeliano, con annessi problemi di giurisdizione. Queste considerazioni, ovviamente, non vogliono sminuire la responsabilità del governo palestinese che, probabilmente, ha dato il via a questo disastro umanitario.

Tuttavia, anche se il governo di Hamas può dirsi terroristico ed è giusto auspicarne la caduta, non può dirsi, del pari, che il governo israeliano, seppure in uno stato di guerra perenne, applichi metodi democratici e rispettosi del diritto internazionale. Le manifestazioni e gli scioperi hanno il posto che hanno sempre avuto, mere strumentalizzazioni senza alcuna possibilità di incidere in concreto, se non nella misura in cui rendono la vita impossibile a chi preferisce non aderirvi.

Ma la missione della Flotilla, a prescindere dalle bandiere politiche che cercano di appropriarsene, rimane una testimonianza di missione umanitaria improntata ai criteri della legalità e del rispetto della dignità umana.

 

                                 

* Avvocato

Michele Bartolo

Avvocato civilista dall'anno 2000, con patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori dal 2013, ha svolto anche incarichi di curatore fallimentare, custode giudiziario, difensore di curatele e di società a partecipazione pubblica. Interessato al cinema, al teatro ed alla politica, è appassionato di viaggi e fotografia. Ama guardare il mondo con la lente dell'ironia perché, come diceva Chaplin, la vita è una commedia per quelli che pensano.

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