La storia del Beato Giacomo Villa: una leggenda pievese

La storia che vi racconto è quella del Beato Giacomo Villa, un uomo molto buono, dedito al sacrificio e all’aiuto verso i più bisognosi; un pievese che è vissuto più di sette secoli fa la cui vita si lega, inoltre, ad un’antica leggenda. La sua biografia è contenuta in un libro del XV secolo custodito nella Biblioteca Centrale di Firenze, nel Fondo Magliabechiano, viene riportata minuziosamente dallo storico Mons. Fiorenzo Canuti, un appassionato di storia locale. Nei pressi dell’antica Porta Vecciano o di Santa Maria, vivevano i genitori del beato Giacomo, Mustiola e Luca Antonio Villa. Si racconta che Mustiola, in attesa di Giacomo, avesse sognato il figlio reggere sulle spalle una chiesa come una vera e propria premonizione! Un altro sogno assai particolare Mustiola lo fece il giorno prima di partorire, quando le apparve un giglio fiorentino, simbolo di difesa della Chiesa. Nato Giacomo, i genitori seppur conducendo una vita modesta, con i pochi beni a disposizione fecero studiare il giovane figliuolo che conseguì la laurea in giurisprudenza a Siena. Di ritorno a casa, il giovane avvocato vendette tutte le proprietà ereditate dal padre, per dedicarsi solo e unicamente ai poveri e alla carità, entrando, nel frattempo, nel Terzo Ordine di San Francesco e nel Terzo Ordine dei Servi di Maria. Con il ricavato delle vendite e grazie alle numerose elemosine, fece recuperare una piccola chiesa (San Giovanni Battista) situata proprio verso Porta Vecciano e l’Ospedale, luoghi che avrebbe adibito al ricovero e accudimento dei più bisognosi. Durante il recupero si accorse, tuttavia, che alcune proprietà dell’Ospedale erano passate in mano alla Mensa Vescovile di Chiusi. In quel periodo, a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, infatti, Città della Pieve, allora Castel della Pieve, rientrava ancora nella Diocesi di Chiusi. Pertanto, dopo essersi ben documentato, Giacomo si rivolse al Vescovo Matteo Medici per la restituzione dei beni che lo accolse a Chiusi con tutti gli onori dovuti e con un pranzo sontuoso. Al ritorno, verso Castel della Pieve, il povero Giacomo, però, fu inaspettatamente assalito e ucciso! Uomo malvagio e avido, il Vescovo, dopo averlo ingannato, inviò due sicari per ucciderlo il 15 gennaio del 1304. Il corpo, nascosto sotto alcuni rami, fu ritrovato da alcuni pastori che furono meravigliati da un albero di pero, lì vicino, già stranamente in fiore pur essendo pieno inverno. La notizia della sua morte si diramò in tutto il territorio e in ogni abitato si chiedeva che il corpo di Giacomo, ormai già santo per la maggior parte della popolazione, venisse tumulato nella propria terra: a Chiusi perché Castel della Pieve rientrava nella sua Diocesi, a Castel della Pieve, perché Giacomo era pievese e Perugia, poiché Castel della Pieve rientrava nei suoi territori. La soluzione venne da un saggio, Dottore di legge. Il corpo di Giacomo fu posto su di un carro trainato da due giovenchi non domati, i quali si ammansirono immediatamente per poi dirigersi verso Castel della Pieve, fermandosi poco fuori le mura in prossimità dell’Ospedale del Vecciano nei pressi della chiesa di San Giovanni Battista. Il corpo del pover’uomo fu sepolto all’interno della piccola chiesa. Da quel momento la tomba di Giacomo fu luogo di pellegrinaggio e devozione e Giacomo era per i pievesi già un “Santo”. Grazie alle preghiere a lui rivolte, numerosi sono stati i miracoli accertati tutti registrati nei protocolli ecclesiastici. Per volere della Chiesa, il suo corpo fu esposto alla pubblica venerazione dal 1480. Molto importante è stato il miracolo della guarigione dalla cecità di una donna di Acquapendente, avvenuto nel 1507. Poco più di un secolo dopo, nel 1687, il corpo di Giacomo fu portato in Cattedrale durante i lavori di realizzazione della nuova chiesa che, dopo gli interventi effettuati, perse il suo originario nome (San Giovanni Battista) per essere dedicata al buon Giacomo il cui corpo venne depositato in loco nel 1717.

Dal 1727 i Frati di Santa Maria dei Servi si adoperarono per ottenere dalla Santa Sede il decreto di Beatificazione. Passarono alcuni anni e finalmente nel 1806, venne approvato il culto del Beato Giacomo Villa.

Archivio di Stato di Firenze Pianta e Profilo di operazioni stabiloite nella Concordia del 1664

In un’antica mappa custodita nell’Archivio di Stato di Firenze “Pianta e profilo di operazioni stabilite nella Concordia del 1664” è ben visibile la chiesa di Santa Maria dei Servi, prossima all’Ospedale del Vecciano, collocata in prossimità della Porta del Vecciano, ad est dell’abitato di Città della Pieve.

Dal libro di Fiorenzo Canuti Nella patria del Perugino

La Chiesa dedicata al Beato Giacomo, invece, è riconoscibile in una ulteriore mappa “Pianta Panoramica di Città della Pieve alla fine del secolo XVIII”: sulla sinistra, di fatto, si vede la porta di Santa Maria, o del Vecciano, oltre la quale è collocata la piccola chiesa del Beato Giacomo e la Chiesa di Santa Maria dei Servi. In ricordo del carro trainato dai buoi, venne istituito un rito osservato per molti anni. Dagli anni ’60 dello scorso secolo tale tradizione venne perduta per essere, solo di recente nel 2020, ripristinata: si tratta del passaggio delle spoglie del Beato (poste in un’urna) dalla sua chiesa alla Cattedrale e il ritorno delle stesse verso il suo luogo originario, con le spoglie, appunto, collocate su un carro trainato da due buoi. Giacomo, inoltre, è oggi il Patrono del Terziere Borgo Dentro i cui festeggiamenti avvengono nel mese di settembre.

Stemma del Terziere Borgo Dentro

Daniele Magliano

Architetto- giornalista che ama approfondire tematiche di architettura, urbanistica, design, ma anche di storia, evoluzione e curiosità riguardanti oggetti di uso quotidiano. Mi piace, in generale, l'arte della costruzione: riflesso del nostro vivere in quanto unisce passato, presente e futuro prossimo di una comunità.

Altri articoli di Daniele Magliano

Ultimi articoli di Culturaurbana