A Londra alla ricerca del Perugino.
A cavallo tra il XV e il XVI secolo il pittore Pietro Vannucci (più comunemente detto il “Perugino”), è uno degli artisti più conosciuti sia in Italia che nel resto d’Europa, molto richiesto dai Papi dell’epoca, ma anche da numerose congregazioni ecclesiastiche, banchieri e mercanti stranieri.

Sebbene attualmente le sue opere sono per la maggior parte custodite ed esposte tra Umbria, Toscana e Lazio molte altre sono presenti anche nei musei e nelle collezioni di Berlino, Parigi e Londra. Tale dispersione è la conseguenza, principalmente, della soppressione, durante la dominazione francese, di numerose chiese e conventi con la sottrazione di innumerevoli opere d’arte che giungono quasi tutte a Parigi, o anche della vendita all’asta, all’indomani dell’Unità d’Italia, di numerose pale d’altare provenienti da diversi ordini religiosi soppressi e comprate soprattutto dai musei tedeschi e inglesi.

Molte opere sono del Perugino custodite nella città di Londra. Seguendo un ordine cronologico delle opere realizzate dall’artista, ritroviamo innanzitutto un “San Girolamo penitente” risalente al 1490, tempera su tela, in parte ritagliata con alcune aree andate perdute per sempre.


Il santo, leggermente inginocchiato, mostra lo sguardo languido rivolto verso l’alto, probabilmente verso un Crocifisso, ed è vestito con una tunica legata in vita da un legaccio. Nella mano destra stringe una pietra utilizzata per battersi il petto in segno di penitenza, che di fatto appare insanguinato, mentre l’altra mano si mostra col palmo verso l’alto. Nel dipinto compare anche, sul retro, un cappello cardinalizio poggiato in basso alla sinistra del Santo, alla destra s’intravede il muso di un leone, attributi iconografici a lui legati. L’ambiente alle spalle è quasi tutto roccioso con un piccolo spazio, sulla destra, in cui si osserva un ampio cielo e un territorio collinare con esili arbusti (tipica rappresentazione paesaggistica del Perugino). Il dipinto viene acquistato dalla regina Vittoria nel 1845 in occasione del compleanno del figlio, il principe Alberto ed è attualmente custodito all’interno delle collezioni reali di Hampton Court.



Esposto nella National Gallery è il Polittico della Certosa di Pavia, commissionato intorno al 1495 da Ludovico il Moro. Diviso in quattro tavole (olio su tavola) ovvero “Madonna in adorazione del Bambino”, “Arcangelo Gabriele”, “Arcangelo Raffaele con Tobiolo” (esposte a Londra), la quarta “Dio Benedicente” è ancora nella Certosa di Pavia.

Il primo pannello, raffigurante la Madonna, è purtroppo parzialmente tagliato nella parte bassa e il cuscino, su cui siede, appare di fatto appena accennato. La Madonna guarda, con le mani in preghiera, il Bambino sorretto da un angelo mentre altri tre angeli, nella parte alta, cantano seguendo una musica incisa su dei cartigli. Sul retro si scorge un paesaggio campestre (tipico umbro rappresentato dal Perugino), con colline morbide di cui, quelle più in lontananza, sfumano verso colori meno netti. In basso si osserva una zona lacustre con sottili alberelli.

Nel pannello di sinistra compare l’Arcangelo Michele con un’armatura e uno scudo decorato con motivi a grottesca, con il quale calpesta il diavolo del quale s’intravede soltanto un’ala (sempre a causa dei rimaneggiamenti che la tavola ha subito). Su un ramo, nella parte inferiore, una bilancia appesa simboleggia il ruolo dell’Arcangelo come giudice delle anime dopo la morte.

Il pannello di destra invece ritrae l’Arcangelo Raffaele con Tobiolo che porta, legato al polso, un pesce pendente. L’Arcangelo, invece, stringe una piccola scatola contenente il fiele, il fegato e il cuore del pesce usati per la cura della cecità e per scacciare gli spiriti maligni, una volta bruciati. Nella parte bassa si osserva, ritratto in parte, un cagnolino (anche questa tela è stata in parte tagliata). Con la soppressione della Certosa di Pavia, le tele vengono acquistate dalla National Gallery nel 1856.


All’interno del Victoria and Albert Museum è esposto un bel dipinto ad olio su tavola: “Madonna con il Bambino e i Santi Girolamo e Francesco” conosciuto anche come “Madonna di Loreto”. L’opera databile 1507, viene fatta realizzare in commemorazione di un falegname di Perugia, un certo Giovanni di Matteo di Giorgio Schiavone, per essere collocata all’interno della cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria dei Servi. Secondo il contratto stipulato con il Vannucci, l’opera doveva rappresentare una Madonna simile a quella di Loreto ed era accompagnata da una predella, attualmente esposta al Museo Nazionale dell’Umbria.

La Vergine, al centro della scena, appare su di un piedistallo e regge tra le sue braccia il Bambino raffigurato sul fianco destro. Nella parte alta due angeli, perfettamente simmetrici, reggono una corona da porre sul capo di Maria.



Ai lati della Madonna compaiono a sinistra San Girolamo con abito rosso cardinalizio e a destra San Francesco vestito con un saio e con lo sguardo che punta verso un’area indefinita. La vergine indossa un bellissimo abito di color rosso scuro con ricami dorati sui bordi accompagnato da una mantella verde, anch’essa scura, vellutata. Un leggerissimo velo parte dai suoi capelli mentre il Bimbo, con la mano destra, ne afferra un angolo. Con le soppressioni napoleoniche degli edifici religiosi, dalla sua collocazione originaria la pala passa alla nobile famiglia perugina Della Penna, all’interno della cappella di famiglia in Santa Maria Nuova, per essere poi venduta, nel XIX secolo, al mercato antiquario inglese. La pala viene poi acquistata dalla National Gallery di Londra nel 1879 e successivamente data in prestito al Victoria and Albert Museum per il percorso rinascimentale. Sempre al Victoria and Albert, all’interno della grande sala dedicata alle opere di Raffaello, è esposta una delle ultime opere della carriera artistica del Perugino.


Si tratta dell’affresco l’“Adorazione dei pastori” realizzato nel 1523, anno in cui l’artista muore di peste bubbonica. Secondo le testimonianze dei documenti dell’epoca, l’epidemia scoppia nell’Italia centrale nell’estate del 1522. Rifugiatosi a Fontignano, paese vicino Città della Pieve, per sfuggire alla piaga, il Vannucci viene incaricato di realizzare due affreschi per la chiesa dell’Annunziata: la “Madonna col Bambino”, e poi la sua ultima opera quasi completata, prima di morire, ovvero l’“Adorazione dei Pastori”, un affresco realizzato sopra l’arco trionfale e affiancato, ai due lati, dalle figure di San Sebastiano e San Rocco come parte integrante dell’opera stessa. Ricoperta, agli inizi dell’800, da vari strati di stucco sui quali sembra che siano stati realizzati fregi e cornici, l’opera viene riportata alla luce grazie al lavoro dell’archeologo Vermiglioni. L’affresco, tuttavia, subisce negli anni una serie di sfortunate vicissitudini. Venduto, nel 1843, a Padre Nazzareno Bonomi di Perugia al fine di racimolare fondi necessari al recupero della vicina chiesa di San Leonardo gravemente danneggiata da un devastante incendio, l’opera viene sottoposta a distacco, nello stesso anno, per mano del restauratore Pellegrino Succi, anche a causa delle precarie condizioni della chiesa stessa. L’affresco passa, poi, a Roma l’anno successivo, dove viene sottoposto a restauro a causa dei danni procurati dal distacco stesso. Venduto, nel 1862, da un certo Morettino, organaio perugino, a un cultore inglese di opere antiche, il signor Spence, l’affresco viene esposto, a Londra prima nella National Gallery, poi al Victoria and Albert Museum, dove ancora oggi è custodito.


Al centro della composizione è Gesù Bambino posto su un mantello color porpora, sotto una tettoia lignea. Sul retro del Bimbo ritroviamo il bue e l’asino mentre Maria e San Giuseppe sono ai lati in ginocchio in preghiera.


Due angeli sorvolano la scena, mentre ai lati della Sacra Famiglia sono rappresentati i pastori con pose plastiche dove le forme sono esaltate anche dai panneggi che indossano. Ben curata è la prospettiva aerea del paesaggio con le colline più lontane avvolte da sorta di nebbiolina.


Particolarmente interessante è, infine, una scultura in cera dorata, custodita ed esposta al Victoria and Albert: si tratta di un modello in cera realizzato, secondo Giorgio Vasari, dal Sansovino per Pietro Vannucci. Rappresenta, di fatto, la “Deposizione di Cristo dalla Croce”, il cui affresco viene realizzato del 1517 e collocato nella cappella della Madonna della Stella nella chiesa di Santa Maria dei Servi. Nel corso del Rinascimento gli scultori erano soliti realizzare modelli preparatori per opere da rappresentare su tela o per affreschi e l’esemplare in questione risulta un raro elaborato giunto fino a noi.






