Mu’ammar Gheddafi, il colpo di Stato del 1 settembre 1969
di Mariapia Vecchione-
“Morirò da martire come i miei nonni, non lascerò il territorio libico. Sono un combattente che ha realizzato la gloria del popolo libico”. Le parole pronunciate da Mu’ammar Gheddafi al capolinea del suo colpo di Stato in Libia, avvenuto nel 1 settembre 1969.
La rivoluzione aveva trasformato il paese e proclamato la nascita della Repubblica araba di Libia e il colonnello Gheddafi ne era l’unico fautore: a Tripoli unì a sé un gruppo di giovani ufficiali del governo libico, che volevano il cambiamento del paese e li spinse ad agire secondo il suo ideale, rovesciando la monarchia guidata dal Re Idris I al-Sanusi.
Gheddafi riuscì a compiere il colpo di Stato mentre il Re si era allontanato dal suo popolo, intento a conseguire cure mediche per la sua salute comunicando all’intero Paese l’impresa dalla stazione radio di Bengasi, parole che annunciavano un nuovo inizio, l’avvento di un governo che durerà 42 anni: “Nel nome di Dio, il compassionevole, il misericordioso, o grande popolo di Libia! Interpretando la tua libera volontà; esaudendo i tuoi voti più cari; rispondendo ai tuoi reiteranti appelli per una trasformazione ed un risanamento del Paese che andassero di pari passo con il tuo legittimo desiderio di agire e di costruire; ascoltando, infine, i tuoi incitamenti alla rivolta, le tue forze armate si sono assunte il compito di rovesciare un regime reazionario e corrotto, il cui fetore ci soffocava e la cui vista ci inorridiva. […] Da
questo momento la Libia è una repubblica libera e sovrana, che prende il nome di Repubblica Araba Libica e che, per grazie di Dio, si mette all’opera. […] In questa occasione mi è gradito annunciare ai nostri amici stranieri che non devono nutrire alcuna inquietudine per i loro beni o per la loro vita. Sono sotto la protezione delle forze armate. […] Avanti, dunque, e che la pace sia con voi.”
Così Mu’ammar Gheddafi divenne guida centrale del paese a soli 27 anni, acquisendo un potere che si ispirava al nazionalismo arabo di Gamal Abdel Nasser, ex-Primo Ministro dell’Egitto, i cui discorsi ispirarono la rivoluzione popolare e socialista. Il suo obiettivo era quello di liberare il paese libico dalle pressioni occidentali e dalle compagnie petroliere straniere sul suolo orientale, sviluppando, inoltre, una avversione ancestrale nei confronti dello Stato di Israele.
E mentre il politico egiziano Nasser sosteneva che i confini Medio Orientali e del Nord Africani erano il solo frutto del colonialismo e che l’intero popolo arabo, se unito, poteva fondare sul piano geopolitico un unico status; il suo discepolo Gheddafi sull’ideale dell’unità araba fondò la sua fede e il suo intero regime.
Anche se senza successo, il 1972 fu l’anno del suo tentativo di generare un’unione con Egitto e Siria e di proclamare la Federazione delle Repubbliche Arabe: si trattava del progetto panarabo che il giovane generale vide miseramente fallire, per poi trovare la svolta verso l’ideale del panafricanismo.
Mentre il leader egiziano risultò più stabile nella sua politica, il percorso di Gheddafi ebbe esiti diversi e gli storici confermarono prima della sua morte nel 2011: “un individuo con un temperamento da giocatore d’azzardo”.
La sua linea politica, in forte contrasto con i governi occidentali, arrivò all’apice con un cambio di rotta che interessava il nuovo secolo: i recenti fatti in materia d’immigrazione che cominciarono nel 2008 e in particolare lo stato italiano, videro la Libia di Gheddafi instaurare un dialogo con la penisola italiana.
Il 30 agosto 2008 Silvio Berlusconi e Mu’ammar Gheddafi danno vita al Trattato diamicizia, partenario e cooperazione tra Italia e Libia, noto come il Trattato di Bengasi: l’obiettivo per la nazione europea era quella di investire in Libia attraverso 5 miliardi di dollari per i futuri 25 anni, così da fondare una rete di sviluppo e di infrastrutture. Un accordo utile per una buona intesa sul piano del settore industriale e
della difesa, riuscendo a controllare il traffico illegale dei migranti ad opera della criminalità organizzata; un accordo che vide molto presente la guida libica sul territorio italiano, ma che ebbe il suo epilogo nel 20 ottobre del 2011 all’avvento della Primavera Araba quando Gheddafi vide la fine del suo regime e della sua esistenza.
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