1 maggio, dalla Chicago del 1866: “8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire”
- Dal mondo
Mariapia Vecchione- Maggio 1, 2026
“Il lavoro deve essere un diritto per tutti, non un privilegio per pochi.
Senza lavoro non c’è libertà, non c’è giustizia sociale”.
(Enrico Berlinguer, segretario del PCI.)
Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori, in Italia ma anche in oltre 60 paesi del mondo. Tutto nasce dalle manifestazioni che hanno dato voce negli anni a schiere di lavoratori in rivolta per i propri diritti: la più significativa delle manifestazioni si ebbe negli Stati Uniti nel periodo della Rivoluzione Industriale ad opera dei Knights of Labor (I Cavalieri del Lavoro). Il 1866 è l’anno della svolta: nasce a Chicago la legge delle otto ore lavorative giornaliere, dagli USA la svolta raggiunge anche in Inghilterra. A Londra sorge l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, il cui orientamento era socialista repubblicano.
L’Italia non restò esclusa in questa storia che rende ogni donna e ogni uomo protagonisti della propria vita. Lavoratori con il diritto di scegliere, pensare e agire. La prima città italiana a manifestare nel 1890 fu Torino, ma oltre alle rivendicazioni si respirava già aria di festa nel capoluogo piemontese per la scelta di festeggiare i diritti dei lavoratori il 1 maggio nell’intera nazione.
Oggi si festeggia quello che da Chicago era un sogno rivoluzionario, il cui slogan era: “8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire”, parole destinate a rappresentare il pensiero profondo del movimento operaio che nel 1968 aveva compiuto la sua più grande opera rivoluzionaria unendosi alla contestazione studentesca: in Italia infatti, restò esclusa solo l’università Bocconi dalle rivolte degli studenti.
L’apice della rivoluzione si ebbe nell’autunno caldo del 1969, il movimento del sessantotto si opponeva al sistema borghese, i sessantottini si battevano per la libertà, la pace, la riforma dei costumi e contro un diffuso autoritarismo: si rivendicava il diritto di assemblea e l’evoluzione dei costumi.
Una festa che ogni anno arriva a primavera portando con sé vigore e rinascita che i lavoratori del mondo avevano impressi nella loro opera rivoluzionaria.
Oggi ricordiamo le classi di lavoratori a cui i propri diritti sono ancora negati, perché la storia insegna che la lotta per la propria libertà non è mai vana. Ricordiamo le morti bianche sul lavoro: operai morti in seguito ad infortuni per la mancata applicazione delle regole di sicurezza nei luoghi di lavoro, per l’incoscienza e lo sfruttamento. Il caporalato ai danni di giovani agricoltori schiavizzati nei campi italiani, che per una paga oraria di 2 euro e 50 non riconoscono più l’alba dal tramonto. E poi ricordiamo il precariato ai danni dei lavoratori, i dati ISTAT informano che il fenomeno coinvolge il 40% dei giovani italiani, maggiormente le giovani donne, al di sotto dei 35 anni, si tratta di 2,5 milioni di lavoratori a cui non è garantito un contratto di lavoro che offre sicurezza per il proprio futuro.
La strada per il raggiungimento dei propri diritti è ancora lunga, ma oggi è la festa di chi ogni giorno rende l’Italia un paese migliore.
Immagine AI






