Gaza, torture per Hussam Abu Safiya, il pediatra che rischia la vita

di Mariapia Vecchione-
Una carneficina disumana quella di Gaza, che ogni giorno si inasprisce ai danni dei più deboli. In mille giorni di guerra nella striscia a soffrire sono i bambini, mutilati e martoriati. Si tratta di 21.000 minori uccisi da parte di Israele, mentre gli sfollati sono oltre 800.000 secondo il bilancio di Site Management Cluster (SMC).
Lo scorso ottobre si annunciava il cessate il fuoco, ma i bambini palestinesi sono  tutt’ora bersaglio principale degli israeliani, ai superstiti non è garantita acqua, luce e risorse primarie. Bisogna sfinirli. Fra lo scempio delle vittime, i bambini  da curare riportano ferite gravi e permanenti; le agenzie d’informazione parlano, tra i tanti casi,  di una dodicenne colpita al petto mentre si riparava nella sua tenda e di una bambina di tre anni che nella propria abitazione è stata sfregiata al viso da un proiettile di un drone.
Si fa fronte ad una crisi umanitaria irrefrenabile, in cui il numero delle vittime sale quotidianamente e le stime restano una mera narrazione: sono comunicati infatti, numeri inferiori rispetto ai morti reali.
La violenza di Netanyahu non ha limiti e i cecchini israeliani replicano le torture che nel 2004 conobbe il mondo attraverso gli scatti amatoriali che si diffondevano in rete quando, a 32 km ad ovest di Baghdad, nella prigione di Abu Ghraib in Iraq, l’Esercito degli Stati Uniti d’America e la CIA  imprigionavano iracheni seviziandoli, sottoponendoli a torture e stupri per poi ucciderli. Gli accaduti arrivarono al mondo dagli scatti fotografici consegnati in anonimato dal riservista Joe Darby.
Oggi è il pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan della Palestina, il dottore Hussam Abu Safiya ad aver mostrato al mondo cosa accade ai bambini di Gaza, curandoli e diventando l’ennesimo ostaggio di Israele. Il medico palestinese, dopo aver sotterrato il corpo del figlio che anch’egli prestava aiuto in ospedale,  è detenuto illegalmente dallo scorso 27 dicembre 2024.  Il suo legale ha dichiarato le sue condizioni in carcere dopo averlo incontrato: sono stati riscontati ematomi gravi al suo viso
e le sue condizioni risultano ogni giorno più gravi  in seguito alle percosse in cella da parte delle autorità israeliane; si tratterebbe di torture che avrebbero reso quasi irriconoscibile la fisionomia del pediatra palestinese.
Lo scorso 2 luglio 2026, quando il medico Hussam Abu Safiya è stato trasferito nel centro di detenzione sotterraneo di Rakefet, ha comunicato al suo avvocato Nasser Odeh: “Questa è l’ultima volta che mi vedrai… mi hanno portato qui per uccidermi, non credo che sopravviverò”. L’incontro del medico Hussam e il suo legale sembra essere l’ultima possibilità da parte di Israele di dialogo: il pediatra palestinese  innanzi al suo legale aveva mani e piedi incatenati e le possibilità di rilasciare l’ostaggio palestinese sono remote.
Le immagini del pediatra per Israele sono solo un vanto, un motivo in più per accrescere la sua potenza a scapito di uomini, donne e bambini innocenti. Il lavoro di Hussam Abu Safiya era prezioso nella striscia di Gaza, significava salvare  vite umane e intervenire in un campo minato; in un ospedale che continuava a dirigere anche con poche risorse e con scarse attrezzature. Si trattava dell’ospedale a nord della striscia, l’ultima struttura restante per i palestinesi, con l’ultimo uomo capace di offrire loro soccorso. Prima del suo rapimento nel 2024, Hussam è stato immortalato in uno scatto fotografico che lo ritrae in camice bianco, fra le macerie e i carri armati di Netanyahu.
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Mariapia Vecchione

Mariapia Vecchione su SalernoNews24 accompagna il lettore alla scoperta di una realtà autentica, critica e audace. La sua formazione umanistica permette al suo sguardo di ricercare inestimabili meraviglie. Appassionata di arte contemporanea, fotografia, food&wine e viaggi, ma consapevole che “il viaggio più lungo è il viaggio interiore” (D. Hammarskjöld)

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