Venerdì Ri…leggiamo Poesia: “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”

-“La scrittura, è l’ultima resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia dell’umanità”. Edward Said,

 La raccolta che oggi proponiamo nello spazio dedicato alla poesia, è una raccolta, un corale grido di dolore e di resistenza ed è anche un’iniziativa concreta di solidarietà verso la popolazione palestinese. Per ogni copia venduta Fazi Editore donerà 5 euro a EMERGENCY per le sue attività di assistenza sanitaria nella Striscia di Gaza.
Curata da Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, Fazi editore, il testo propone una selezione di poesie di dieci autori palestinesi: Hend Joudah, Ni’ma Hassan, Yousef Elqedra, Ali Abukhattab, Dareen Tatour, Marwan Makhoul, Yahya Ashour, Heba Abu Nada (uccisa nell’ottobre 2023), Haidar al-Ghazali e Refaat Alareer (ucciso nel dicembre 2023). La prefazione è a cura  dello storico israeliano Ilan Pappé con due  interventi firmati dalla scrittrice Susan Abulhawa, autrice del romanzo bestseller Ogni mattina a Jenin, e dal giornalista premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente di «The New York Times» da Gaza.
«Scrivere poesia durante un genocidio”, scrive lo storico israeliano Ilan Pappè ” dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinesi. La consapevolezza con cui questi giovani poeti affrontano la possibilità di morire ogni ora eguaglia la loro umanità, che rimane intatta anche se circondati da una carneficina e da una distruzione di inimmaginabile portata».
32 poesie per lo più scritte a Gaza durante il genocidio palestinese. Parole scritte che come atto di resistenza, in condizioni di assoluta precarietà: sono parole sussurrate come una preghiera, poco prima di essere uccisi dai bombardamenti,  testamento poetico (Abu Nada, Alareer), mentre si è costretti ad abbandonare la propria casa per fuggire (al-Ghazali), oppure da una tenda, in un campo profughi dove si muore di freddo e di bombe (Elqedra).

“Sono a volte dirette, altre volte metaforiche, estremamente concise o leggermente tortuose,” scrive Pappè, ma è impossibile non cogliere il grido di protesta per la vita e la rassegnazione alla morte, inscritte in una cartografia disastrosa che Israele ha tracciato sul terreno». «Ma questa raccolta non è solo un lamento», nota il traduttore Nabil Bey Salameh. «È un invito a vedere, a sentire, a vivere. Le poesie qui tradotte portano con sé il suono delle strade di Gaza, il fruscio delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi. Sono una testimonianza di vita, un atto di amore verso una terra che non smette di sognare la libertà. In un mondo che spesso preferisce voltare lo sguardo, queste poesie si ergono come fari, illuminando ciò che rimane nascosto».

Scegliamo, tra le tante, tutte intense,  questa  poesia del giovane poeta palestinese Haidar al-Ghazali, che ha ispirato il titolo della raccolta.

I suoi versi sono stati scritti sui muri e gridati nelle piazze, Haidar al-Ghazali è diventato la voce di un popolo quasi annientato che chiede al mondo di fermare la distruzione e di insegnare a tutti, in particolare ai figli dei «demoni bianchi» (cit.) – i potenti dell’Occidente, USA in primis – che la terra è una, non ha confini e siamo tutti uguali.

Il giovane 21enne ha ricevuto un visto per l’Università di Macerata dove studia Giurisprudenza Internazionale, Europea e Comparata. È autore anche della raccolta poetica While the City Crumbles, pubblicata da Al-Mutawassit edizioni a Milano. 

 

[…]
Oggi il mondo mostra una certa giustizia,
una certa umanità,
il loro grido è la mia voce
e il loro sangue è il mio
bolle come la mano di una bambina amputata sulla terra.
Siamo un buon mondo,
governato da demoni bianchi
Perché non diventiamo un solo mondo?
Perché non cresciamo insieme?
La mia voce, la vostra voce
e il mio sangue, se accresce la vostra rabbia,
ora è vostro.
Insegnate ai vostri figli
che il corpo della terra è uno,
che i confini della terra sono un’invenzione
e chi non rifiuta di uccidere
sarà ucciso facilmente.
Fermate il fuoco sui nostri petti,
fermate il fuoco
perché possiamo seminare
la nostra terra
e  nutrirvi.
(pp. 97-99)

 

 

 


 

 

Claudia Izzo

Claudia Izzo

Claudia Izzo, giornalista con oltre vent'anni di esperienza. Direttrice di salernonews24.it che nasce a Salerno e tratta notizie locali, nazionali e internazionali, fonda e dirige campanialife.it e cetaranotizie.com, focalizzate sulla valorizzazione del territorio.E' ideatrice e organizzatrice del Premio Nazionale Aristeia e di iniziative culturali sul territorio nazionale. Già membro della Commissione Cultura dell'Ordine dei Giornalisti della Regione Campania per il triennio 22/24, è attualmente membro del Consiglio di Disciplina Territoriale per il triennio 25/27. Docente di Giornalismo presso istituti scolastici di diverso ordine e grado è stata ghost writer per tre campagne elettorali. Ideatrice e conduttrice della rubrica Ex Libris sull'emittente RCS75, è ideatrice e coautrice del libro 'La Primavera Fuori.31 scritti al tempo del Coronavirus.( Il Pendolo di Foucault). Coniuga l 'impegno editoriale con una profonda attività di promozione culturale e saggistica: si occupa di comunicazione, storia, design e territorio.

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