Il Venerdì Ri…leggiamo Poesia “hanno il potere più grande di placare la mia inquietudine”
di Graziella Di Grezia-
La poesia scelta per questa settimana appartiene alla produzione lirica di Emily Jane Brontë (1818–1848), una delle voci più autentiche dell’età vittoriana.
Nota soprattutto per il romanzo Wuthering Heights (Cime tempestose, 1847), pubblicò le sue poesie nel 1846 insieme alle sorelle Charlotte e Anne, sotto gli pseudonimi maschili Currer, Ellis e Acton Bell.
L’intera opera poetica delle Brontë è oggi in pubblico dominio.
Emily Brontë scriveva in un isolamento quasi assoluto, nella brughiera dello Yorkshire. In una delle sue lettere, Charlotte ricorda che Emily “amava la solitudine, e la natura era la sua unica confidente”.
E in un appunto privato, Emily annota:
«No coward soul is mine»
(“Non è codardo il mio animo”),
una delle frasi più celebri e più citate della sua produzione poetica.
La poesia The Bluebell risale ai primi anni Quaranta dell’Ottocento e fu pubblicata nella raccolta del 1846.
La campanula — fiore tipico dei boschi inglesi — diventa per Brontë un punto di contatto tra il paesaggio e il ricordo.
La struttura è regolare, con strofe di quattro versi e rima alternata, secondo il modello metrico più diffuso nella poesia inglese del periodo.
E ora rileggiamo di Emily Brontë, “The Bluebell”
La campanula è il fiore più dolce
che ondeggia nell’aria d’estate;
i suoi petali hanno il potere più grande
di placare la mia inquietudine.
C’è un incanto nell’erica purpurea,
troppo selvaggiamente caro e triste;
la viola ha un respiro fragrante,
ma il profumo non consola.
Gli alberi sono spogli, il sole è freddo
e raramente, raramente si mostra;
i cieli hanno perduto la loro cintura d’oro,
la terra il suo manto verde.
E il ghiaccio sul ruscello lucente
ha gettato la sua ombra cupa;
e colline e valli lontane
sembrano avvolte in nebbia gelata.
La campanula non può incantarmi ora,
l’erica ha perduto il suo fiore;
le viole nel vallone sotto
non emanano più dolce profumo.
Ma, sebbene io pianga la campanula,
è meglio che sia lontana;
so quanto in fretta salirebbero le lacrime
nel vederla sorridere oggi.
E sarebbe un inganno affettuoso,
una parvenza di dolore;
perché se affrontassi ancora l’erica,
il mio pianto traboccherebbe.
The bluebell is the sweetest flower
That waves in summer air;
Its blossoms have the mightiest power
To soothe my spirit’s care.
There is a spell in purple heath
Too wildly, sadly dear;
The violet has a fragrant breath,
But fragrance will not cheer.
The trees are bare, the sun is cold;
And seldom, seldom seen;
The heavens have lost their zone of gold,
The earth its robe of green.
And ice upon the glancing stream
Has cast its sombre shade;
And distant hills and valleys seem
In frozen mist arrayed.
The bluebell cannot charm me now,
The heath has lost its bloom;
The violets in the glen below,
They yield no sweet perfume.
But, though I mourn the heather-bell,
’Tis better far away;
I know how fast my tears would swell
To see it smile today.
And that would be a fond deceit,
A mockery of woe;
For if I faced the heath once more,
My grief would overflow.







