Il Venerdì Ri…leggiamo Poesia con Kakinomoto no Hitomaro
di Graziella Di Grezia
La scelta di questa settimana cade su Kakinomoto no Hitomaro per celebrare la “poesia del cammino” come forma di guarigione.
«Il cielo è lontano, ma il mio pensiero lo raggiunge», diceva.
In un momento in cui la nostra percezione del tempo è frammentata e accelerata, Hitomaro ci impone il ritmo del tanka: trentuno sillabe che agiscono come un respiro profondo. Mentre la primavera di altri autori è spesso esplosiva o malinconica, quella di Hitomaro è oggettiva e speculare: il mondo fuori si riflette nel mondo dentro senza filtri sentimentali eccessivi, offrendo un esempio di equilibrio raro tra osservazione naturalistica e introspezione.
«Come le onde del mare, così si muove il mio cuore.»
Kakinomoto no Hitomaro (柿本人麻呂, 660–710 ca.) è il pilastro della letteratura giapponese del periodo Asuka. Poeta di corte sotto l’imperatrice Jitō, è considerato il “Santo della Poesia” (Kasei); la sua figura è quasi mitologica. A lui si deve la perfezione formale del chōka (poema lungo) e la cristallizzazione del tanka. La sua vita fu dedicata a dare voce sia ai lutti imperiali che alla propria fragilità umana.
«Non seguo l’antico: cerco ciò che essi cercavano.»
La poesia che ho scelto è tratta dal Manyōshū (letteralmente “Raccolta di diecimila foglie”), la più antica e imponente antologia poetica giapponese, compilata intorno al 759 d.C. È un’opera monumentale in 20 libri che raccoglie oltre 4.500 componimenti. Il testo scelto appartiene al Libro II, sezione dedicata ai sentimenti che scaturiscono dall’osservazione del paesaggio.
E ora rileggiamo di Kakinomoto no Hitomaro, dalla raccolta Manyōshū:
Sulle rive del fiume
la primavera è tornata:
i salici si piegano
al vento che scende leggero
e l’acqua riflette il cielo.
Cammino senza fretta
lungo la riva chiara,
e il cuore si apre
come si aprono i rami
al primo sole del mattino.







