Il Venerdì ri…leggiamo poesia “La misura è la cosa migliore”
di Graziella Di Grezia
Questa settimana ho scelto per voi una poesia sul valore della misura intesa come il riconoscimento di ciò che è giusto e che non supera il limite.
Il poeta a cui è stata attribuita è Simonide di Ceo, nato nell’ isola di Ceo nel 556 a.C. e morto ad Agrigento nel 468 a.C.
Storicamente ci troviamo nel periodo in cui la Grecia passava dalla crisi delle tirannidi alla formazione delle prime istituzioni democratiche, soprattutto ad Atene. Erano gli anni delle guerre persiane, con le battaglie delle Termopili, eventi che segnarono profondamente la coscienza greca.
Proprio nel periodo che prelude all’epoca classica, Simonide scrive alcuni frammenti che passano alla storia. La breve lirica che vi propongo oggi affronta un tema che attraversa tutta la Grecia arcaica.
Archiloco, poeta guerriero, celebra la capacità di adattarsi e di restare fedeli a sé stessi anche quando tutto intorno appare precario.
Aristotele, più tardi, darà la definizione più precisa: la virtù è il “giusto mezzo”, la scelta ponderata che si colloca tra due estremi.
Anche la tragedia greca è un grande trattato sulla misura. Eschilo, Sofocle, Euripide mostrano che chi supera il limite, chi cade nella hybris, finisce per distruggersi.
I filosofi ellenistici, da Zenone a Marco Aurelio, insegnano che la serenità dipende dal controllo di sé e dalla riduzione del superfluo.
Un tema ricorrente quindi, che in questi pochi versi racchiude in modo essenziale il senso di questo pensiero: “beato chi conosce il limite e non desidera più del giusto”.
E ora rileggiamo, di Simonide di Ceo “La misura è la cosa migliore”
La misura è la cosa migliore:
né troppo vento, né troppo mare,
né troppo sole sulla vita dell’uomo.
Beato chi conosce il limite
e non desidera più del giusto:
a lui gli dèi sorridono.
Per chi vuole cimentarsi con il testo originale, lo trova qui sotto.
In particolare, segnalo, dai miei studi classici ormai storici, ma mai dimenticati, il senso del metròn greco inteso come misura, come il metro delle cose, perchè a mio avviso nella lingua originale, il termine ci riconduce ad un concetto più facilmente “visibile” e “misurabile”.
Μέτρον ἄριστον·
μήτε πνοαὶ πολλαί, μήτε πόντος,
μήτε ἥλιος ὑπὲρ ἄνδρα.
Ὄλβιος ὅστις τὸ μέτρον εἰδώς
οὐ πλέον ἐθέλει·
τοῦτον οἱ θεοὶ φιλέουσιν.







