Venerdì Ri…leggiamo Poesia: “Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza”
-“La scrittura, è l’ultima resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia dell’umanità”. Edward Said,
“Sono a volte dirette, altre volte metaforiche, estremamente concise o leggermente tortuose,” scrive Pappè, ma è impossibile non cogliere il grido di protesta per la vita e la rassegnazione alla morte, inscritte in una cartografia disastrosa che Israele ha tracciato sul terreno». «Ma questa raccolta non è solo un lamento», nota il traduttore Nabil Bey Salameh. «È un invito a vedere, a sentire, a vivere. Le poesie qui tradotte portano con sé il suono delle strade di Gaza, il fruscio delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi. Sono una testimonianza di vita, un atto di amore verso una terra che non smette di sognare la libertà. In un mondo che spesso preferisce voltare lo sguardo, queste poesie si ergono come fari, illuminando ciò che rimane nascosto».
Scegliamo, tra le tante, tutte intense, questa poesia del giovane poeta palestinese Haidar al-Ghazali, che ha ispirato il titolo della raccolta.
I suoi versi sono stati scritti sui muri e gridati nelle piazze, Haidar al-Ghazali è diventato la voce di un popolo quasi annientato che chiede al mondo di fermare la distruzione e di insegnare a tutti, in particolare ai figli dei «demoni bianchi» (cit.) – i potenti dell’Occidente, USA in primis – che la terra è una, non ha confini e siamo tutti uguali.
Il giovane 21enne ha ricevuto un visto per l’Università di Macerata dove studia Giurisprudenza Internazionale, Europea e Comparata. È autore anche della raccolta poetica While the City Crumbles, pubblicata da Al-Mutawassit edizioni a Milano.
[…]Oggi il mondo mostra una certa giustizia,una certa umanità,il loro grido è la mia vocee il loro sangue è il miobolle come la mano di una bambina amputata sulla terra.Siamo un buon mondo,governato da demoni bianchiPerché non diventiamo un solo mondo?Perché non cresciamo insieme?La mia voce, la vostra vocee il mio sangue, se accresce la vostra rabbia,ora è vostro.Insegnate ai vostri figliche il corpo della terra è uno,che i confini della terra sono un’invenzionee chi non rifiuta di uccideresarà ucciso facilmente.Fermate il fuoco sui nostri petti,fermate il fuocoperché possiamo seminarela nostra terrae nutrirvi.(pp. 97-99)








