Paese di primo approdo
di Gaetanina Longobardi-
Ieri, 3 settembre 2026, Pedro Sánchez, il presidente del Governo spagnolo e il leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) è intervenuto al Congresso dei deputati per spiegare la gestione della grave crisi migratoria avvenuta a Ceuta, exclave spagnola situata nel Nord Africa. Oltre 72.000 migranti hanno cercato di entrare nell’exclave in un breve periodo di tempo, provocando una situazione di forte tensione.
Nel suo intervento Sánchez ha difeso l’operato del governo e ha affermato che non esistono prove sufficienti per sostenere che il Marocco abbia organizzato la crisi. Ha però riconosciuto che le autorità marocchine hanno lasciato passare le persone per diverse ore e ha dichiarato che la Spagna dovrà chiarire completamente ciò che è successo. Il discorso ha provocato forti reazioni da parte dell’opposizione. Alberto Núñez Feijóo e Santiago Abascal hanno accusato Sánchez di aver gestito male la situazione e hanno chiesto le sue dimissioni.
La vicenda mostra quanto siano delicate le relazioni tra Spagna e Marocco e quanto il problema dell’immigrazione sia diventato uno dei temi più importanti e divisivi della politica spagnola. Sánchez ha cercato di difendere una posizione basata sulla cooperazione internazionale, sulla sicurezza delle frontiere e sul rispetto delle persone migranti, mentre l’opposizione ha chiesto una risposta più dura.
Facciamo un passo indietro. È il 12 giugno 2026 quando entra in vigore il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, approvato dall’Unione Europea che prevede regole stringenti in materia di richiedenti asilo. Una delle novità più importanti riguarda lo screening alle frontiere esterne dell’Unione Europea. Per le persone che arrivano, conterà il paese di approdo.
Ma arriva Ceuta.
È il 30 luglio 2026 a Ceuta, exclave spagnola sulla costa nordafricana. Fin dalle prime ore, centinaia di persone tentano di raggiungere il territorio spagnolo attraversando il mare dal Marocco, chiedendo asilo. Molti affrontano la traversata a nuoto, altri utilizzano materassini, camere d’aria e improvvisati dispositivi di galleggiamento.
Il Governo Meloni compie un’azione inspiegabile: sospende il trattato di Schengen, ovvero l’accordo di libera circolazione UE per gli ingressi nei paesi. L’Italia non dimostra né solidarietà e neppure sostegno. Eppure il Comitato Schengen che si trova a Palazzo San Macuto avrebbe dovuto spiegare alla Premier Meloni che Ceuta è territorio escluso da Schengen.
Intanto, il capo del governo spagnolo Sanchez, dopo la decisione di Roma di sospender Schengen, ordina il ripristino dei controlli alla frontiera per chi arriva dall’Italia.
E mentre Trump ha dirottato l’intesa storica con l’Europa, l’Italia ha smesso di bloccare la ripresa dei trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti” verso l’Italia. I dublinanti sono i migranti arrivati per la prima volta in Europa sulle nostre coste e che poi riescono a raggiungere altri paesi europei. Diversi Paesi europei hanno ripreso a trasferire in Italia alcuni richiedenti asilo. Tra i Paesi che hanno ripreso o annunciato trasferimenti figurano Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Irlanda. La situazione, tuttavia, non è uniforme: Francia e Spagna hanno assunto una nobile posizione differente e, almeno per il momento, non hanno proceduto nello stesso modo.
La questione è particolarmente delicata per l’Italia. Il nostro Paese rappresenta una delle principali porte d’ingresso nell’Unione Europea attraverso il Mediterraneo. Se una persona entra per la prima volta in Italia e successivamente raggiunge un altro Stato europeo per chiedere asilo, può accadere che proprio l’Italia venga considerata responsabile della sua domanda. In questo caso lo Stato in cui la persona si trova può chiedere il trasferimento in Italia.
Il problema non è soltanto amministrativo. Dietro ogni trasferimento esiste una persona che spesso ha già affrontato un viaggio lungo e difficile. Allo stesso tempo, gli Stati europei sostengono la necessità di avere regole comuni e di evitare che la responsabilità dell’accoglienza ricada esclusivamente sui Paesi situati alle frontiere esterne dell’Unione.
Il ritorno dei “dublinanti” mostra quindi una difficoltà più ampia: l’Europa cerchi di costruire una politica comune sull’immigrazione, ma gli interessi e le esigenze dei singoli Stati rimangono spesso differenti.
Occorre un ordine europeo condiviso e imparare a pensare a una vera integrazione: un ministro sul tema migranti.
David Foster Wallace nel celebre discorso agli studenti del 2005 “Questa è l’acqua”: «Il cosiddetto “mondo reale” degli uomini, del denaro, del potere, vi accompagna con quel suo piacevole ronzio, alimentato dalla paura, dal disprezzo, dalla frustrazione, dalla brama e dalla venerazione dell’io. La cultura odierna ha imbrigliato queste forze in modi che hanno prodotto ricchezza, comodità, libertà personale a iosa. La libertà di essere tutti sovrani nei nostri minuscoli regni formato cranio, soli al centro di tutto il creato. Una libertà non priva di aspetti positivi. Ciò non toglie che esistano svariati generi di libertà e il genere più prezioso è spesso taciuto nel grande mondo esterno fatto di vittorie, conquiste e ostentazioni».
Intanto, la situazione a Ceuta rimane comunque delicata. Le autorità devono affrontare il problema dell’accoglienza dei migranti, della sicurezza della frontiera e delle conseguenze politiche della crisi. Ed è proprio questo uno dei punti centrali del nuovo Patto europeo: trovare un equilibrio tra responsabilità nazionale e solidarietà europea. Se ogni Stato agisse isolatamente, il sistema rischierebbe di creare nuove tensioni e di aumentare le disuguaglianze tra i Paesi di frontiera e quelli dell’Europa centrale e settentrionale.
Pedro Sánchez in February 2026..Ministry of the Presidency. Government of Spain







