Il diritto di cronaca e il rispetto del dolore altrui
di Claudia Izzo-
Si sono svolti stamane, in forma strettamente privata, presso la chiesa di Santa Maria Maggiore di Nocera Superiore, i funerali del giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito, barbaramente assassinato la notte tra il 18 ed il 19 luglio in località Cioffi, ad Eboli.
Grande riservatezza per l’ultimo saluto: la famiglia ha scelto di vivere questo momento di infinito dolore senza telecamere puntate, senza macchine fotografiche.
Una storia, quella di Esposito, che ha scosso tutti, familiari, amici, colleghi, conoscenti, anche per la ferocia, l’efferatezza con cui è avvenuta ed al tempo stesso ha fatto emergere per noi giornalisti, l interrogativo che sempre dovrebbe accompagnarci nella nostra professione: dove può arrivare il diritto di cronaca?
Da un punto di vista giornalistico, la notizia va date e va seguita. Si ha il diritto di sapere chi ha commesso il crimine, quali siano i risvolti e quale piega prenderà il procedimento giudiziario mentre gli investigatori continuano il loro lavoro.
Bisogna che giustizia venga fatta, che il responsabile sconti la sua pena, prima di tutto per aver tolto la vita ad un altro uomo, e poi per l’assurda crudeltà: il giornalista sarebbe stato aggredito e dato alle fiamme quando era ancora in vita.
Ciò che anche da cronisti va ricordato è che dietro ogni storia ci sono persone che soffrono e che vanno rispettate nel loro dolore. I toni, i tempi di pubblicazione, i contenuti, sono di estrema importanza. Il pettegolezzo camuffato da notizia, poco ha a che vedere con un giornalismo sano.
Con tatto e rispetto, come testata giornalistica, diamo l’addio al collega, all’ un uomo che cercava il suo modo di vivere la vita e che, sicuramente, non aveva capito chi si trovava innanzi quella maledetta notte.







