E’ morto Guccini, uno dei padri della canzone d’autore italiana
Oggi nella frazione di Sambuca Pistoiese, nella provincia di Pistoia, ci ha lasciato Francesco Guccini, uno tra i più importanti cantautori italiani. Ironico, schivo, diretto. Cantautore, scrittore, attore e insegnante di lingua italiana al campus bolognese del Dickinson College, Guccini è autore e sceneggiatore di diversi libri a fumetti, era appassionato di essicografia, glottologia, etimologia, dialettologia, traduzione. Il suo primo romanzo è arrivato nel 1989: Croniche epafaniche, edito da Feltrinelli.
La sua narrazione musicale, con la sua voce fonda e baritonale, colta, piena di rinvii filosofici e letterari, dalla Bibbia a Dante, a Kerouac, Barthes, Borges, Gozzano, Montale fino all’epica cavalleresca; la sua introspezione esistenziale, il suo linguaggio ricercato, arcaico fino a lle espressioni dialettali e gergali, il suo impegno civile ed il suo forte legame con le radici popolari l’hanno reso un poeta contemporaneo, profondo, graffiante capace di parlare ai “portaborse”, “ruffiani mezzecalze” feroci conduttori di trasmissioni capaci di aver fatto del pressapochismo un’arte”, “furbi”, “prepotenti”. (Cyrano) Lui, “capace di parlare coi versi” che non sopportava la gente che non sogna è nato a Modena nel 1940 «Cresciuto tra i saggi ignoranti di montagna, che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia…» (da Addio, Stagioni, 2000).
Nasce, dunque, quattro giorni dopo l’entrata dell’Italia nella II Guerra Mondiale, l’arresto del padre per non aver giurato fedeltà alla RSI e l’esperienza di quest’ultimo nel campo di concentramento tedesco vicino ad Amburgo, costringono il piccolo Francesco ad andare con la madre Ester a vivere presso i nonni paterni a Pavana, i luoghi dell’infanzia sulle montagne dell’Appennino tosco emiliano che tanto ispireranno l’artista. Poi la “fuga” a Modena, descritta con una certa amarezza nella canzone Piccola città, dove visse gli anni della formazione culturale e musicale; qui nascono le storie delle sue canzoni, lui «burattinaio di parole” ci racconta dei suoi microcosmi simbolici che si intrecciano alla memoria collettiva. Istitutore in un collegio, poi cronista alla Gazzetta di Modena dove intervisterà Domenico Modugno , incontro che lo spingerà, già musicista e autore di rock’n roll, a scrivere la sua prima canzone “L’antisociale”. Cantante e chitarrista in un’orchestra da balera con il complesso, Hurricanes, divenuto poi Snakers e infine Gatti.
Tanti i brani che restano dentro: Incontro, Radici, Amerigo. Definito cantautore “di sinistra”, “anarchico”, Guccini ha sempre rifiutato etichette, il suo è un impegno etico, critico, sempre schierato contro le ingiustizie, l’autoritarismo, l’ipocrisia borghese, come ascoltiamo in “La locomotiva”, Auschwitz, Canzone per Silvia, Don Chisciotte.
Satirico, autoironico, ha saputo osservare la società e il mondo raccontandolo con obiettività .
Brani come Dio è morto, L’avvelenata, Cyrano, Eskio, Autogrill, Incontro e Canzone per un’amica hanno saputo attraversare e parlare a diverse generazioni, sempre lontano dalle logiche dello spettacolo.
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