5 Giugno, Giornata Mondiale dell’ambiente. Ricordiamo Renata Fonte
di Claudia Izzo-
Il 5 Giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, adottata dalle Nazioni Unite sin dal 1972. L’UNESCO è in prima linea nella tutela e nella promozione della biodiversità, sia con alcuni dei suoi programmi, come le Riserve della Biosfera, i Geoparchi e i siti naturali del Patrimonio Mondiale, sia con iniziative mirate, che si affiancano a quelle più ampie organizzate dalle Nazioni Unite.
Oggi, in questo mondo fatto di scempi e soprusi, proteggere l’ambiente è un dovere morale per la continuazione della vita stessa ma sempre più spesso difendere l’ambiente significa anche doversi schierare contro poteri forti, contro la speculazione edilizia.
Proprio oggi, il mio pensiero vola ad un’orchidea, la Ophrys x sivana nothossp. renatafontae, fiore dedicato a Renata Fonte, prima donna ad assumere la carica di Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione in un comune del Sud, Nardò (PUglia), che fu uccisa da due sicari mentre tornava a casa dopo il consiglio comunale il 31 marzo 1984. Aveva 32 anni e a casa ad attenderla c’erano le sue due figlie Sabrina e Viviana.
L’esponente del PRI, di cui è una leader, si iscrive all’UDI (Unione Donne in Italia) ed entra nel Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio, per il quale si impegnerà totalmente per difenderlo da una speculazione ediliza, anche sui mass-media contro le paventate lottizzazioni cementizie.
Insegna alle scuole elementari, studia Lingue e Letterature straniere all’Università, scrive e dipinge. Dall’Assessorato alle Finanze a quello alla Pubblica Istruzione, Cultura, Sport e Spettacolo, al direttivo provinciale del P.R.I., diviene anche responsabile per la provincia del settore Cultura dei repubblicani.
“Mamma aveva certamente scoperto qualcosa su oscure speculazioni edilizie a Porto Selvaggio, aveva ricevuto minacce. Ma per amore della sua terra non si sarebbe mai fermata. Solo noi figlie le avremmo potuto chiedere di non insistere. Ma la vedevamo felice di lottare. E non lo chiedemmo mai” ha affermato la figlia Sabrina Matrangola.
Una delle tre sentenze recita riguardo al movente dell’assassinio: “stava facendo perdere un sacco di soldi” ostacolando un progetto di speculazione edilizia, la realizzazione di un residence lungo la costa salentina, verso Porto Selvaggio. (Spagnolo) accenna poi all’esistenza di altri cointeressati alla faccenda. Spagnolo, riconosciuto come mandante del delitto, mosso da un risentimento personale si rende strumento consapevole di interessi più vasti. […].
Nel 1980 la disposizione legislativa aveva istituito Porto Selvaggio come Parco Naturale Attrezzato. Un modo fumoso e generico con cui era stato perimetrato. Dopo quattro anni il Piano di adeguamento che compensava l’inedificabilità dei terreni inclusi nel Parco con altre cubature in zona; dall’iniziale Bene paesaggistico tutelato, si passò a parlare di “futuro ampliamento”. «[…] E sono proprio questi i momenti – prosegue la sentenza – in cui era necessario avere in Comune una “persona di fiducia”, non certo la Fonte che pur senza tanti clamori s’interessava proprio al Comitato per la tutela di tale zona, e che già da allora temeva manovre speculative su quella zona che doveva restare patrimonio collettivo di tutti. Ecco dunque che lo Spagnolo è un passaggio obbligato per chi intendesse operare in quella direzione, ed è per questo motivo che l’imputato, probabilmente facendo così anche gli interessi di altri, si decise a liberarsi per sempre del suo scomodo avversario. Questo è il movente – concludono i giudici – esso ci viene dalle stesse parole dell’interessato. L’imputato quindi maturò la sua decisione criminosa, animato certamente da spirito di vendetta e comunque per rancore contro chi lo aveva privato del “suo” posto al Comune, ma soprattutto perché solo attraverso la eliminazione fisica della Fonte egli poteva attuare o favorire le mire speculative di chi, come lui, da tempo aspirava a “mettere le mani” su Porto Selvaggio. […] ».
L’Assessore Fonte viene uccisa per aver difeso l’ambiente, per essersi frapposta a logiche spartitorie, lottizzazioni speculative; è la prima donna politico ad opporsi nel Salento ad interessi illeciti. Dal sacrificio di Renata Fonte ne sono venute battaglie ambientaliste che hanno portato nel 2006 ad una Legge regionale che tutela concretamente il Bene paesaggistico e culturale di Porto Selvaggio che è oggi una delle dieci spiagge più belle d’Italia,.
Questo luogo con il suo cicaleccio, con i suoi profumi, con la sua struggente bellezza, ci restituisce Renata, come ha affermato la figlia Sabrina.







