In morte di un amico

È morto Rocco Giordano.-

di Giuseppe Moesch-

Ho incontrato Rocco per la prima volta in una riunione a Roma, in via dei Caprettari nella storica sede del Partito Repubblicano, ove eravamo stati convocati in una commissione sui temi del trasporto.
A dire il vero c’eravamo già visti in precedenza a Napoli, quando ambedue, giovani di belle speranze, eravamo naturalmente attratti dai valori di quel partito, ma solo in quell’occasione abbiamo compreso quanto fosse solida la nostra affinità.
Da allora le nostre vite si sono intrecciate e la progressione delle nostre rispettive carriere ci ha portato a condividere, non solo sul piano professionale, esperienze importanti.

Quando, più di trentacinque anni orsono, fui chiamato dalla facoltà di Economia a ricoprire la cattedra di Economia dei Trasporti, fu naturale pensare a lui come collaboratore per tenere una parte del corso, per la sua esperienza maturata come direttore del CSST, sotto la guida del Professor Del Viscovo, esponente di spicco del PRI, già dal periodo della Resistenza, per assumere in seguito anche dei corsi in prima persona.

Non voglio parlare dell’uomo di cultura, o del manager, o dell’editore o dell’esperto di logistica, già altri lo hanno fatto e lo faranno.
Intendo ricordare l’uomo, nelle confidenze che ci legavano sul piano umano.
La famiglia d’origine contadina, con i fratelli che ancora svolgevano quell’attività, mi parlava delle sue esperienze tra i campi, della fatica fisica, della ferrea volontà di emergere attraverso lo studio, degli amori giovanili tra le spighe di grano, dell’incontro con Virginia, e in seguito delle figlie adorate.

Discussioni infinite sulla politica negli anni più duri che il nostro Paese andava vivendo, con la crescente angoscia di quello che stava trasformando il Paese che ci aveva consentito attraverso l’ascensore sociale, di poter accedere a posizioni rilevanti.
Ebbi modo di capire a fondo l’animo di Rocco al matrimonio della prima figlia, dove, oltre alla famiglia antica e patriarcale, c’erano gli amici più intimi con i quali aveva voluto condividere quell’evento così importante, segno del compimento di quell’impegno, nei confronti della vita, che aveva mantenuto.

Rocco era un uomo buono, e lo dimostrava nel rapporto con i suoi collaboratori che avevano in lui non solo il datore di lavoro ed un maestro, ma anche un riferimento umano che sapeva comprendere i problemi degli altri.
Rocco è stato un UOMO.
Ciao Rocco, ciao amico mio.

Giuseppe Moesch Giuseppe Moesch

Giuseppe Moesch

Napoletano, già professore ordinario di Economia Applicata, prestato alla politica ed alle istituzioni nazionali ed internazionali, per le quali ha svolto incarichi e missioni viaggiando in quasi cinquanta Paesi attraversando l’umanità che li popola. Oggi propone le sue riflessioni scrivendo quando non riesce a capire quelle degli altri.

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