Il passante di Albaro

di Cecchino Cacciatore-

Il pomeriggio del 16 ottobre Maria Chiara Milano Vieusseux rientrava a casa, nel quartiere genovese di Albaro, dall’albergo di sua proprietà, quando un uomo l’ha avvicinata alle spalle e ha cercato di strapparle la catenina d’oro. Il colpo non è riuscito. La signora, moglie dell’infettivologo Matteo Bassetti, ha poi raccontato al Secolo XIX che almeno due o tre persone hanno visto la scena e hanno continuato a camminare. Della vicenda si parla per via del cognome, ma episodi così accadono ogni giorno senza che nessuno ne scriva.

Gli psicologi sociali studiano da sessant’anni il cosiddetto effetto spettatore, a partire dall’omicidio di Kitty Genovese a New York nel 1964: quando i testimoni sono molti, ciascuno tende a pensare che toccherà a un altro intervenire.

Il nostro codice penale prevede all’art. 593 l’omissione di soccorso, che punisce chi trova una persona ferita o in pericolo e non le presta assistenza né avvisa l’Autorità. Resta da vedere se il caso di Albaro rientri nella fattispecie, e ne dubito.

La norma però indica con chiarezza il minimo che si chiede a un passante, cioè una chiamata al 112, che non richiede alcun coraggio. Il legislatore ha tradotto così il dovere di solidarietà dell’art. 2 della Costituzione.

Il 29 ottobre polizia e carabinieri hanno fermato un ventisettenne spagnolo, che la Procura indica come presunto autore di una rapina e di cinque furti con strappo commessi nel quartiere in dieci giorni.

Mi aspetto che qualcuno ne approfitti per chiedere pene più severe. Non credo che servirebbero. Un quartiere in cui chi assiste a uno scippo chiama i soccorsi è più sicuro di uno in cui gli scippatori rischiano qualche anno in più. Quanto al fermato, fino a sentenza definitiva va considerato innocente, e vale la pena ricordarlo proprio quando l’opinione pubblica ha già deciso.

Chi tira dritto davanti a una donna aggredita e chi reclama più carcere fa in fondo la stessa cosa, perché lascia ad altri il compito di occuparsene.

 

 

 

Foto di copertina CC BY-SA 3.0 Bbruno

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Cecchino Cacciatore

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Cecchino Cacciatore è nato a Salerno il 10 aprile 1968. E’ avvocato penalista del Foro di Salerno. Impegnato sui temi del garantismo, dei diritti inalienabili delle persone e della solidarietà, ha ricoperto i ruoli di segretario della Camera Penale Salernitana e di Vice Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, oltre che di Direttore della Scuola di Specializzazione della professione forense, istituita su sua proposta dallo stesso Consiglio dell’Ordine. E’ autore di numerose pubblicazioni sulla giustizia e le condizioni sociali e politiche degli ultimi, tra cui circa 300 articoli e 5 libri. Si ricordano in particolare: La penna e la toga. Scritti e interventi giornalistici su politica e giustizia- D’Amato Editore, 2020. Il diritto tra le righe. Viaggio alla ricerca della giustizia nella letteratura- D’Amato Editore, 2022; Riforma Cartabia- Penale. Schemi e tavole sinottiche, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, Camera Penale Salernitana; La giustizia è anche domani- D’Amato Editore, 20232024; La storia compagna della giustizia (nei dintorni della libertà)- D’Amato Editore, 2025.

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