Castrarsi per far dispetto alla moglie
di Giuseppe Moesch-
Ogniqualvolta ho sentito questa espressione popolare, ho pensato che fosse la più efficace per caratterizzare la stupidità umana.
È la più chiara manifestazione di assenza di speranza per un possibile futuro migliore, è una rinuncia disperata, una resa incondizionata alla conferma del proprio fallimento, e di conseguenza il venire a galla del paradosso.
È quello che è successo in Parlamento: le opposizioni hanno chiesto ed ottenuto che si votasse a scrutinio segreto sull’emendamento presentato dal governo in merito alle preferenze, e per un voto lo stesso è stato bocciato.
Il conteggio ha evidenziata la presenza di franchi tiratori, che hanno affossato la proposta.
Mentre è chiaro che per l’opposizione non è un problema di merito, ma vitale necessità di ritornare al governo del Paese, e quindi qualsivoglia passo falso del governo in carica è un passo avanti in quella direzione. La scelta degli appartenenti alla maggioranza che votano contro il loro stesso governo mi appaiono come le parole incise all’Inferno che fanno esclamare a Dante rivolto a Virgilio: “O Duca, il senso lor m’è duro”.
Devo attribuire alla mia pochezza questa incapacità, alla mia ignoranza di tecniche parlamentari, alla carenza di esperienza di organizzazione della politica e del consenso, l’incomprensione, ma ragionando solo con il buonsenso e la cura del buon padre di famiglia, la mia mente gira a vuoto.
Sono convinto da sempre che il sistema proporzionale sia il modo più corretto per la rappresentanza politica e la scelta delle persone che riteniamo più degne di rappresentarci sia un diritto sacrosanto.
La prassi ci ha costretto al fatto che la prima soluzione aveva portato alla frammentazione delle rappresentanze, e la seconda a fenomeni di corruzione.
Di volta in volta si sono percorsi sentieri diversi che non hanno risolto i problemi per cui in qualche modo si cerca di ritornare al criterio primigenio della democrazia, e l’emendamento proposto andava in quella direzione.
Ovviamente il ritorno a quelle condizioni faceva saltare in parte il potere dei partiti che scegliendo liste bloccate, azzeravano di fatto gli spazi di manovra degli elettori, con il rischio di perdere il controllo della cosa pubblica. Ne deriva che per partiti monolitici e privi di rispetto per la democrazia si trattasse di una catastrofe, anche se avessero vinto le prossime elezioni.
Per la maggioranza si trattava di applicare compiutamente il dettato costituzionale, anche se per alcuni partiti, leggi Forza Italia e Lega, significava rischiare che le contraddizioni interne potessero affiorare ed esplodere con una profonda sostituzione delle élites.
Se l’emendamento non fosse passato, le opposizioni potevano sperare in una crisi e chiedere nuove elezioni, così come in effetti è accaduto. La crisi non ci dovrebbe essere perché nessuno dei vertici dei partiti partner della coalizione potrebbe essere così idiota da buttare giù il governo per andare a nuove elezioni sull’onda di questo smacco. Qualche partito potrebbe incassere qualche voto in più ma perderebbe il controllo del Paese.
Chi allora può avere interesse a votare no?
Il primo pensiero ovviamente va ai sodali di Vannacci, considerando le varie dichiarazioni potrebbe essere un supporter delle posizioni di Conte in un futuro governo debole, anche per la presenza di un campo largo eterogeneo e la difficile gestione dei renziani.
In secondo luogo alcuni militanti di Forza Italia che vedono a ischio la propria presenza a seguito della svolta di rinnovamento espressa di proprietari del Partito.
Ci potrebbe anche esser lo zampino di qualche peone che non si è sentito valorizzato nelle collocazioni ai vertici, magari spinto da interessi economici e finanziari legati alle passate, in qualche caso, opache gestioni.
Quello che resta è che se l’opposizione fa il suo gioco di potere, senza nessuno sguardo agli interessi del Paese; resta solo il disperato bisogno di ritornare al potere, pena la definitiva scomparsa dal panorama politico.
Il voto dei franchi tiratori è da ascrivere solo e semplicemente al comportamento stigmatizzato dalla saggezza popolare; stupidi idioti che credono di poter condizionare il sistema con ricattucci che infastidiscono come punture di insetto, impedendo lo sviluppo del Paese attraverso riforme necessarie per rispettare la costituzione.
La cosa più drammatica è che quegli uomini o donne saranno fieri del loro operato confermando che l’escissione non era altro che un tentativo di suicidio.
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