3 settembre 1982, la morte del Prefetto dei 100 giorni che piegò le Br e sfidò la mafia

«L’assassinio Dalla Chiesa, dopo l’assassinio Moro, è certamente il delitto più grave della storia della Repubblica» -Giovanni Falcone-. 
di Claudia Izzo-
Fu con la massima urgenza che la legge Rognoni – La Torre  (che introduce l’articolo 416-bis del codice penale,  il reato di associazione di tipo mafioso e la confisca di patrimoni illeciti),   fu approvata e promulgata, subito dopo, il 3 settembre 1982, giorno dell’omicidio del Prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa.
La morte del Generale di Saluzzo, avvenne in una Palermo dilaniata dalla seconda guerra di mafia e sotto il controllo soffocante di Cosa nostra, pochi mesi dopo l’altro omicidio del sindacalista e segretario regionale del PCI,  Pio La Torre, primo firmatario della proposta di legge e  il suo collaboratore Rosario Di Salvo, di Santa Maria  Capua Vetere (CE). Prima del 1982, infatti, in Italia, il reato di associazione mafiosa non esisteva nel Codice Penale, venendo utilizzato il generico articolo 416 su “delitto di associazione per delinquere” che mostrò ben presto la sua inefficacia contro la mafia, non riconoscendone la forza di intimidazione, il controllo del territorio, il vincolo di omertà.
Le “uccisioni eccellenti” di quell’anno scossero profondamente lo Stato, costringendo il Parlamento ad accelerare l’approvazione della legge anche se,  pur riconoscendo  i mandanti nei vertici di Cosa nostra, tra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano,condannati all’ergastolo nel 1995 e gli esecutori materiali in Antonino Madonia e Vincenzo Galatolo, condannati all’ergastolo nel 2002, con Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo, a 14 anni, restano ancora oggi  zone d’ombra sui mandanti occulti, i collegamenti della mafia col mondo politico, dichiarazioni mai ritenute provate e documenti spariti dalla sede della Prefettura  la notte della strage mentre  la cassaforte del generale viene trovata vuota. 
A 44 anni dall’omicidio.
Oggi  ricorre il 44° anniversario della strage di via Carini e Palermo ricorda il Generale  Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto della città, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, con  la deposizione delle corone nel luogo dell’agguato, la messa in cattedrale officiata dall’arcivescovo Corrado Lorefice, con la presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Chi era il generale Dalla Chiesa.

Figlio del generale dei carabinieri, Romano Dalla Chiesa  e di Maria Laura Bergonzi, il Generale Carlo Alberto  cresce in una famiglia di tradizione militare e sposa Dora Fabbo, figlia di un ufficiale dei carabinieri da cui nascono Rita, Nando e Simona.
La sua è una vita intensa, nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, entra nel Regio Esercito come allievo ufficiale e combatte da sottotenente di fanteria in Montenegro, guadagnandosi due croci di guerra.  Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 sceglie la Resistenza: opera in clandestinità nelle Marche e gestisce trasmissioni radio segrete per gli alleati prima di passare le linee nel dicembre 1943. Nel luglio 1943 si laurea in Giurisprudenza a Bari; più tardi  in Scienze politiche, seguendo le lezioni di un giovane docente destinato a diventare una delle figure più tragiche della storia repubblicana: Aldo Moro. I primi incarichi lo portano  in Campania dove comanda nel   1947 la Compagnia Carabinieri di Casoria,  qui si distingue nella lotta al banditismo; a Casoria nasce la figlia Rita. Nel 1949 è in Sicilia a Corleone, diventa capo di stato maggiore del reparto, nel 1973, con il grado di colonnello, comanda la Legione Carabinieri di Palermo. Sono gli anni delle sue prime grandi inchieste su Cosa nostra: i soccorsi alle popolazioni colpite dal terremoto del Belice del 1968, le indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro nel 1970, il celebre rapporto dei 114 del 1971 che denuncia centinaia di mafiosi. Per i boss arrestati pretende destinazioni di confino durissime: Linosa, Asinara, Lampedusa.Il 10 luglio 1982 Dalla Chiesa sposa in seconde nozze Emanuela Setti Carraro, crocerossina volontaria milanese di trent’anni più giovane, che lo seguirà poi  a Palermo.
La vittoria sulle Brigate Rosse

Il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è a Torino come Generale di brigata quando la città è capitale della strategia terroristica delle Brigate Rosse. Grazie a lui nasce il Nucleo Speciale Antiterrorismo, una squadra di ufficiali scelti con tecniche del tutto innovative: si infiltrano nei gruppi terroristici, collaborano strettamente con la magistratura, proprio questa squadra nel 1974 cattura il fondatore delle BR, Renato Curcio e Alberto Franceschini.  Nel 1977 Dalla Chiesa allestisce le prime carceri di massima sicurezza e dirige il trasferimento dei terroristi più pericolosi. Dopo la morte della moglie Dora, viene nominato nel 1978 coordinatore delle forze di polizia e degli agenti informativi per la lotta al terrorismo, con poteri speciali e alle dirette dipendenze del ministro dell’Interno, Virginio Rognoni: è la risposta dello Stato all’assassinio di Aldo Moro, rapito e ucciso dalle BR poche settimane prima. Dal 1979 al 1981 comanda la Divisione Pastrengo a Milano. Nel 1981 Dalla Chiesa raggiunge il vertice della carriera: vice comandante generale dell’Arma, la massima carica possibile per un ufficiale dei carabinieri, la stessa che aveva rivestito suo padre.

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Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, Giovanni Spadolini ed altri rendono omaggio alle salme del Prefetto di Palermo Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie Emanuela Setti Carraro, trucidati dalla mafia.
Autore sconosciuto

La sfida a Cosa nostra, i 100 giorni a Palermo.

Primavera 1982, il  governo guidato da Giovanni Spadolini, su spinta del ministro Rognoni, completa la nomina di Dalla Chiesa a prefetto di Palermo con il compito esplicito di fare contro la mafia ciò che aveva fatto contro il terrorismo. Dunque, Dalla Chiesa era per lo Stato -l’uomo della svolta-, eppure non gli furono concessi poteri di coordinamento speciali promessi e necessari, vivendo allo stesso tempo un -isolamento istituzionale- . Il 10 agosto 1982 quando il prefetto confida al giornalista Giorgio Bocca, in un’intervista destinata a fare storia, la mancanza di sostegno e di mezzi dello Stato. Le sue parole provocano polemiche e imbarazzi politici.  Per la mafia dei corleonesi di Totò Riina, Dalla Chiesa rappresentava una minaccia letale. Pochi giorni prima della strage, una telefonata anonima a un quotidiano annuncia l’«operazione Carlo Alberto».

La strage di via Carini

Sono le ore 21 del 3 settembre 1982 quando il generale dalla Chiesa  esce da Villa Whitaker, sede della Prefettura, a bordo di una Autobianchi A112 beige. A guidarla è la moglie,  sono diretti a cena a Mondello. L’auto è seguita da un’Alfetta con l’agente di scorta Domenico Russo, ventinovenne della Polizia di Stato.

Alle 21:15, in via Isidoro Carini,  l’auto di scorta viene affiancata da un motociclista che apre il fuoco su  Russo con raffiche di  kalashnikov AK-47. Nello stesso momento  una Bmw si affianca alla A112 del prefetto: Antonino Madonia spara contro il parabrezza. I coniugi Dalla Chiesa muoiono sul colpo. Domenico Russo, ferito gravemente, muore dopo dodici giorni di agonia. Sul luogo all’indomani della strage appare una scritta affissa ad un cartello ” Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”.

I funerali si tengono il 4 settembre nella chiesa di San Domenico a Palermo, l’omelia dell’arcivescovo Pappalardo è durissima. Qui la folla è addolorata e contesta con grande partecipazione le autorità presenti; fischia e lancia monetine contro i politici accusati di aver lasciato solo il generale nella lotta alla mafia. Ne verrà risparmiato solo uno, il presidente della Repubblica Sandro Pertini, mentre la figlia Rita fa rimuovere le corone inviate dalla Regione siciliana e sul feretro del padre vuole soltanto il tricolore, la sciabola e il berretto della divisa da generale.  Ad aprire un dibattito su questa morte che durerà decenni sarà lo scrittore Leonardo Sciascia e il figlio Nando, che accuserà la Democrazia Cristiana siciliana di corresponsabilità. Lo Stato risponde con la creazione dell’Alto commissario per la lotta alla mafia e il 13 settembre 1982 il Parlamento vara la legge Rognoni-La Torre (n. 646).

Processi

Le indagini sull’eccidio vengono portate avanti dal giudice Giovanni Falcone. Nel luglio 1983 firma quattordici mandati di cattura: una perizia balistica dimostra che il kalashnikov di via Carini è lo stesso di altri grandi delitti della guerra di mafia e che la matrice è la fazione vincente, quella dei Corleonesi. La strage di via Carini entra nel maxiprocesso di Palermo.

 

 

 

 

 

 

Claudia Izzo

Claudia Izzo

Claudia Izzo, giornalista con oltre vent'anni di esperienza. Direttrice di salernonews24.it che nasce a Salerno e tratta notizie locali, nazionali e internazionali, fonda e dirige campanialife.it e cetaranotizie.com, focalizzate sulla valorizzazione del territorio.E' ideatrice e organizzatrice del Premio Nazionale Aristeia e di iniziative culturali sul territorio nazionale. Già membro della Commissione Cultura dell'Ordine dei Giornalisti della Regione Campania per il triennio 22/24, è attualmente membro del Consiglio di Disciplina Territoriale per il triennio 25/27. Docente di Giornalismo presso istituti scolastici di diverso ordine e grado è stata ghost writer per tre campagne elettorali. Ideatrice e conduttrice della rubrica Ex Libris sull'emittente RCS75, è ideatrice e coautrice del libro 'La Primavera Fuori.31 scritti al tempo del Coronavirus.( Il Pendolo di Foucault). Coniuga l 'impegno editoriale con una profonda attività di promozione culturale e saggistica: si occupa di comunicazione, storia, design e territorio.

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