Territorio e patrimoni artistici, intervista all’on Imma Vietri, deputata salernitana di Fratelli d’Italia
di Gaetanina Longobardi-
La sua vicinanza ai territori è un’indicazione geografica molto importante. È opportuno chiedersi quale posto occupino Salerno e la sua provincia nel quadro della cultura?
«Salerno e la sua provincia occupano un posto di assoluto rilievo nel patrimonio culturale italiano. Abbiamo una straordinaria concentrazione di storia, arte e identità: dalla Scuola Medica Salernitana alla presenza longobarda, dai siti archeologici di Paestum e Velia alla Certosa di Padula, dalla Costiera Amalfitana ai tanti borghi, castelli, chiese e testimonianze storiche disseminati sul territorio. La questione, quindi, non è stabilire se possediamo un patrimonio culturale importante, perché questo è indiscutibile, ma riuscire a tutelarlo, renderlo sempre più accessibile e trasformarlo in una reale opportunità di crescita culturale, sociale ed economica per le nostre comunità. In questa direzione il Governo Meloni e il Ministero della Cultura stanno dimostrando attenzione concreta anche alla provincia di Salerno, attraverso una programmazione che comprende interventi destinati alla tutela, alla manutenzione, al restauro e alla valorizzazione del nostro patrimonio. Le risorse pubbliche, però, sono tanto più efficaci quanto più vengono inserite in una visione complessiva del territorio. La vera sfida è riuscire a collegare i nostri luoghi della cultura, promuoverli e renderli parte di percorsi capaci di attrarre visitatori durante tutto l’anno. Cultura e turismo, soprattutto in una provincia come la nostra, possono e devono camminare insieme».
Nell’Agro Nocerino-Sarnese esiste un cammino legato alla dinastia angioina, con siti che devono essere recuperati. Capita anche a lei di percepire questa difficoltà nella loro fruizione attuale?
«Sì, e credo che la sua domanda colga un problema molto concreto. Nell’Agro Nocerino-Sarnese non mancano certamente storia e patrimonio; ciò che ancora manca, in alcuni casi, è la capacità di renderli pienamente fruibili e soprattutto di raccontarli attraverso un percorso unitario. L’Abbazia di Santa Maria di Real Valle a Scafati, il Castello del Parco a Nocera Inferiore e le testimonianze storiche presenti ad Angri sono esempi di un patrimonio che merita di essere recuperato, tutelato e valorizzato. Il Governo, per quanto di propria competenza, sta facendo la sua parte. Nella programmazione del Ministero della Cultura sono previsti interventi che interessano direttamente l’Agro Nocerino-Sarnese: penso, ad esempio, ai 300 mila euro programmati per Villa Prete a Scafati, ai 150 mila euro per interventi relativi alla Valle del Sarno a Nocera Inferiore e ai 150 mila euro per il restauro e la valorizzazione della Domus Decumano di Nocera Superiore. Ma il finanziamento di un singolo intervento non può essere considerato il punto di arrivo. Occorre una visione territoriale. Spetta agli enti locali cogliere queste opportunità, sviluppare progettualità e costruire collegamenti tra i diversi luoghi della cultura. In questo senso credo che la Provincia di Salerno possa svolgere un importante ruolo di impulso e raccordo tra i Comuni, favorendo una strategia che superi i singoli confini amministrativi. La storia dell’Agro è una storia comune. Scafati, Angri, Nocera e gli altri centri non possono essere raccontati come realtà isolate. Costruire itinerari culturali capaci di collegare questi luoghi significa renderli più conosciuti e accessibili, ma anche creare nuove opportunità turistiche ed economiche per l’intero territorio».
Romualdo Guarna seppe mantenere nel Chronicon un’equilibrata distanza dalle bufere politiche del suo tempo, preferendo alle polemiche locali il confronto politico. Cosa ne pensa?
«Romualdo Guarna è una figura estremamente interessante e, per molti aspetti, ancora attuale. Fu uomo di Chiesa, medico, diplomatico e cronista e visse da protagonista una stagione storica complessa, raccontandone gli avvenimenti nel suo Chronicon andando oltre le contrapposizioni del momento. Ed è proprio questo l’aspetto che considero significativo anche oggi. La politica ha bisogno del confronto, anche netto, tra idee e visioni differenti. Ma il confronto è una cosa, la polemica fine a se stessa è un’altra. Quando il dibattito pubblico si riduce allo scontro quotidiano, alla ricerca continua della contrapposizione o della visibilità, si rischia di perdere di vista ciò che interessa davvero ai cittadini. Chi ricopre responsabilità istituzionali deve avere la capacità di guardare oltre la polemica del momento, assumersi responsabilità e soprattutto misurarsi sui risultati. Credo che la stabilità, la concretezza e la capacità di mantenere una direzione chiara siano tra gli elementi che stanno caratterizzando l’azione del Governo Meloni. La politica migliore, a mio avviso, è quella che sa difendere con determinazione le proprie idee, confrontarsi senza sottrarsi alle differenze e, nello stesso tempo, non perdere mai di vista l’interesse generale e il futuro delle comunità che rappresenta».
La lettura è un esercizio salutare. Stéphane Mallarmé diceva che “prima o poi tutto si trasforma in libri”. Lei è d’accordo?
«Sì, perché i libri hanno una capacità straordinaria: conservare ciò che il tempo rischierebbe altrimenti di disperdere. Nei libri rimangono idee, esperienze, testimonianze, passioni e persino le contraddizioni di un’epoca. Leggere significa anche confrontarsi con pensieri diversi dai propri e imparare a osservare la realtà da prospettive differenti. È particolarmente importante oggi, in un tempo dominato dalla velocità dei social e della comunicazione immediata, in cui spesso una notizia viene consumata prima ancora di essere realmente approfondita. Un libro, invece, ci chiede tempo, attenzione e riflessione. Credo sia un esercizio prezioso per tutti e ancora di più per chi ricopre responsabilità pubbliche, perché conoscere ciò che ci ha preceduto aiuta a comprendere meglio il presente e, soprattutto, a costruire con maggiore consapevolezza il futuro».







