Caldo torrido: un’epidemia di solitudine
di Mariolina De Angelis-
Questo caldo torrido che ci affligge ormai da mesi è un evento straordinario e con tutte le problematiche che causa riporta alla mente l’epidemia!
Un’epidemia che non vede fortunatamente coinvolti virus non conosciuti e difficili da debellare, non vede in giro mascherine o spavento.
È un’epidemia che vede in giro poca gente e di tutto ciò ne risente l’economia ma anche la nostra stessa vita.
Io la definirei un’epidemia di solitudine: anziani, bambini, malati chiusi in casa per evitare altre complicanze.
Non dimentichiamo poi la paura delle conseguenze.
Ovviamente mi riferisco ad alluvioni, piogge torrenziali, incendi, grandi campagne bruciate dal sole: uno spettacolo orribile e significativo.
Tutte queste cose coincidono con date di eventi cancellate, manifestazioni non fatte e quindi solitudine che sia attanaglia sempre più.
Uno studio effettuato negli Stati Uniti d’America ha dimostrato come esiste una correlazione tra caldo e socialità.
Ha confermato che per ogni grado centigrado di temperatura aumentata, la conseguenza diretta è la riduzione di spostamento di un americano di 3 km, cosa che ovviamente ricade sull’economia, sul sociale e sulla cultura.
È importante sottolineare che gli anziani hanno una capacità di termoregolazione ridotta, mentre hanno maggiore percezione della sete, così, in questo scenario è necessario sottolineare che cresce la possibilità di eventi cardiaci acuti.
Cosa fare?
Certamente è necessario investire, creando dei luoghi di aggregazione pubblici e climatizzate dove sarà possibile incontrarsi tutti, indipendentemente dal clima, dal caldo o dal freddo; creare quindi dei veri e propri rifugi che possono portare sollievo e conforto.
Potrebbe essere utile un processo di decementificazione e uno di forestazione.
Potrebbe essere carino nei primi giorni di scuola far piantare ad ogni studente un alberello simbolo di crescita di rinascita e di vita.
Solo in questo modo potremmo evitare che questa epidemia di solitudine possa soffocare le nostre idee e far sì che il cambiamento climatico provochi delle condizioni che non limitino la nostra libertà di vita e di pensiero
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