di Claudia Izzo-Il 2026 è l’anno del cinquantenario della morte di Alfonso Gatto, poeta, scrittore, pittore, critico d’arte e critico letterario salernitano, deceduto a causa di un incidente stradale a Capalbio, nella Maremma toscana. Era l’8 marzo 1976, aveva 66 anni.Strano il rapporto di Gatto con la stessa Salerno, di cui ha frequentato il Liceo Torquato Tasso, da cui egli stesso diceva di sentirsi estraneo; proprio la sua città sembrava infatti non riconoscere pienamente la sua figura di intellettuale. Vuoi la miopia delle amministrazioni comunali, la figura di Alfonso Gatto sembra aleggiare in città grazie alla Fondazione a lui intitolata, ai suoi versi nel rione Fornelle ed il viadotto che pur portando il suo nome non lo rievoca nel modo giusto, creando quello strappo senza ricuciture tra poeta e città. Una vita irrequieta la sua, da commesso di libreria a istitutore di collegio, da correttore di bozze a giornalista e docente, a fondatore della rivista Campo di Marte con Vasco Pratolini e collaboratore di Casabella e dell ‘Unità; incluso tra i cosiddetti petrarchisti dell’ermetismo, per sei mesi incarcerato a San Vittore per il suo essere antifascista.A rievocarlo nella sua città, tra passato e presente, l’attore, anch’egli salernitano, Yari Gugliucci, protagonista del docufilm, le cui riprese sono finite da poco, dal titolo “Sulle orme di Gatto”, scritto e diretto dal giornalista, salernitano, Marcello Napoli e prodotto da Maurizio Fiume, per cui Gugliucci nel 2003 ha rievocato Giancarlo Siani, nel film “E io ti seguo”. Alla fotografia c’è Antonio Grambone ed il sostegno è della Film Commission Campania. Il docu-film è arricchito dai contributi del Rettore dell’Università di Salerno Virgilio D’Antonio, dei critici letterari Francesco Napoli e Francesco d’Episcopo, dei professori Vincenzo Salerno, direttore del Centro Studi Universitario Alfonso Gatto, di Epifanio Ajello, Paolo Speranza, Silvio Ramat, curatore per Mondadori delle edizioni dell’opera in versi.
Ne parliamo con il protagonista Yari Gugliucci.
Qual è il tuo rapporto con Alfonso Gatto?L’ho praticamente riscoperto. In questa che possiamo dire essere la mia terza vita, sto riscoprendo i meandri della mia stessa città in cui ha vissuto il poeta per cui Eugenio Montale ha scritto una bellissima epigrafe “Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesie furono un’unica testimonianza d’amore».Come ti sei calato nei suoi panni? E quanto i luoghi sono riusciti a parlare del poeta?Rivivendo Salerno, la nostra città, calpestando le strade che un tempo ha calpestato il poeta, i ciottoli, gli angoli, il cammino stesso che poi dà la vivacità alla vita stessa, quei luoghi, quella Salerno che aveva un profumo diverso, dove le sigarette erano senza filtro e la cenere cadeva sugli appunti presi sui tavoli di locali iconici. Ho cercato di cogliere l’estemporaneità che ti dà la consapevolezza di tutto; ne è venuto una sorta di neorealismo cittadino, sub-terraneo, tutto intriso in quel passeggiare di Alfonso Gatto, nel cui tragitto si cela un mondo della Salerno che fu, tra le strade del centro storico, le sue atmosfere, i vicoli, i gatti, le prostitute, il salone del barbiere, il cimitero, i Giardini della Minerva, il Circolo Canottieri, il Tasso, la storica Pasticceria Pantaleone, la galleria, Il Catalogo, che Gatto contribuì a fondare insieme all’amico Lelio Schiavone, il Lungomare… L’alba vissuta in Piazza Portanova è quella che è sempre stata. Gli scorci sono eterni. Il poeta è stato “gatto” anche nell’istinto di colui che la vita la sale e la scende. La vive.Cosa ti ha trasmesso interpretare Gatto?Ho rivissuto la città, ho riaperto ferite di una Salerno che non c’è più. Mi è arrivata tutta la sua poesia. Si è creata energia.Gatto si è un pò allontanato da Salerno, tu, dopo aver tanto viaggiato, hai deciso di far crescere la tua bimba nella tua città, perchè?Ho viaggiato tantissimo da un capo all’altro del mondo senza stare per più di due settimane nello stesso luogo, dal Guatemala a New York, dalla Thailandia a Los Angeles. Il lockdown poi mi ha aiutato, non capitava da tanto tempo che potessi restare più tempo in un luogo; così mi sono ritrovato a leggere, a sperimentare ricette. Con questi scenari di guerra in giro ho sentito il bisogno di emulare ciò che i miei genitori hanno fatto per me; sono ritornato a Salerno cercando di reinventare una realtà 3D, vorrei dare una infanzia serena a mia figlia con i tempi cambiati.Com’è la Salerno che sogni?Fatta di gente che la vive, l’intellettuale che va a teatro, il medico che fa diagnosi, subito e vere. Una Salerno fatta di essenzialità , di approfondimento, di one shot..Cos’è significa per te viaggiare ?E’ una prospettiva della mia intelligenza. Non riesco a rimanere fermo.Sapere che c’è vita da qualche parte è fondamentale.Cos’è per te l’amore? E’ mia moglie. Silvia è eccezionale.Ultimo libro letto? “Orbital” di Samantha Harvey è un romanzo che esplora la vita degli astronauti che viaggiano attorno alla Terra a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, una meditazione sulla vita che scorre in tutta la sua lentezza. Prossimo progetto?Voglio debuttare alla regia. Ho scritto un cortometraggio, poi passerò al lungometraggio. La svolta non è solo teatrale, cominciare a raccontare è la mia prospettiva.
Claudia Izzo
Claudia Izzo, giornalista con oltre vent'anni di esperienza. Direttrice di salernonews24.it, fonda e dirige campanialife.it e cetaranotizie.com, focalizzate sulla valorizzazione del territorio.E' ideatrice e organizzatrice del Premio Nazionale Aristeia e di iniziative culturali sul territorio nazionale. Già membro della Commissione Cultura dell'Ordine dei Giornalisti della Regione Campania per il triennio 22/24, è attualmente membro del Consiglio di Disciplina Territoriale per il triennio 25/27. Docente di Giornalismo presso istituti scolastici di diverso ordine e grado è stata ghost writer per tre campagne elettorali. Ideatrice e conduttrice della rubrica Ex Libris sull'emittente RCS75, è ideatrice e coautrice del libro 'La Primavera Fuori.31 scritti al tempo del Coronavirus.( Il Pendolo di Foucault). Coniuga l 'impegno editoriale con una profonda attività di promozione culturale e saggistica: si occupa di comunicazione, storia, design e territorio.