Dopo lo Zenith, l’eternità: addio a Kavinsky
di Benedetta Cioffoletti-
I media francesi hanno diffuso la tragica notizia della morte del Dj Kavinsky, affermando che il corpo senza vita dell’artista sia stato rinvenuto martedì sera presso la sua abitazione parigina.
Secondo le prime fasi delle indagini, l’ipotesi più accreditata è quella di un ictus, sebbene successivi esami porteranno alla luce le esatte cause della morte.
Vincent Belorgey, in arte Kavinsky, classe ‘75, debuttò inizialmente come attore, per poi collaborare con grandi nomi come Daft Punk, Benjamin Diamond e Sébastien Tellier già nel 2000. L’incontro con la French Touch, in particolare con artisti come Mr. Oizo, lo spinse a sperimentare con la musica elettronica, imparando a produrre con sintetizzatori, drum machine e software, recuperando le melodie e le atmosfere degli anni Ottanta.
Filo conduttore della sua intera produzione artistica è stato il suo nome d’arte, Kavinsky, suo alter ego. Il personaggio rappresentava un ragazzo immaginario morto in un incidente stradale nel 1986 mentre era alla guida di una Ferrari Testarossa e tornato in vita 20 anni
dopo come una figura in bilico tra realtà e finzione.
Questo universo narrativo attraversava ogni aspetto del progetto di Kavinsky: dalle copertine dei dischi ai videoclip, fino alle esibizioni dal vivo, contribuendo a creare un’identità immediatamente riconoscibile. Le sue canzoni non sono semplici brani elettronici, ma delle vere e proprie sequenze di un film mai realizzato, capace di evocare inseguimenti notturni, città illuminate al neon e atmosfere sospese tra nostalgia e fantascienza.
Kavinsky raggiunse il successo nel 2010 con Nightcall, canzone composta e prodotta insieme a Guy-Manuel de Homem-Christo dei Daft Punk. Quando Nicolas Winding Refn la scelse per aprire il film Drive (2011), il brano divenne immediatamente iconico, collocandosi nelle
classifiche francesi per 56 settimane raggiungendo il decimo posto. Recentemente tornata popolare in Italia grazie alla serie Netflix di Zerocalcare, Due Spicci, il singolo fa da colonna sonora al tanto atteso ritorno in scena di Secco.
Il vero primo album di Kavinsky, OutRun, uscì nel 2013: il titolo richiamava direttamente l’omonimo videogioco della SEGA, simbolo della cultura pop anni Ottanta. L’album si configura come una sequenza di momenti dinamici e malinconici, facendo così immergere l’ascoltatore in un viaggio notturno in macchina in cui adrenalina e nostalgia convivono.
Dopo il successo mondiale, il DJ scomparve per circa dieci anni, per poi ritornare nel 2022 con un nuovo progetto musicale intitolato Reborn, frutto di una vera e propria rinascita musicale. Kavinsky tornò sulla scena con un approccio più maturo e personale, mantenendo le radici negli anni Ottanta ma filtrandole attraverso una lente più emotiva. Nel primo album l’artista raccontava di un mondo esterno costantemente in movimento, fatto di automobili, strade e inseguimenti. In Reborn, invece, il viaggio è soprattutto interiore: le atmosfere sono
più lente, malinconiche, e sembrano parlare di ricordi che riaffiorano dal passato.
Kavinsky sembra chiedersi cosa rimanga di ciò che abbiamo vissuto. Cosa resta di noi se un tempo eravamo elettrici, ma ora ci siamo spenti?







