Salerno Summer Concerts, Eredità Rivoluzionarie: il Genio tra ‘700 e ‘900
Museo Diocesano 3 luglio-8 agosto
Venerdì 31 luglio, alle ore 20,30 presso il Museo Diocesano, Salerno Classica presenta “Eredità rivoluzionarie: Il Genio tra Settecento e Novecento” con i docenti e gli allievi di MusicaAlburni 2026, Giuseppe Carotenuto Federica Paduano Leonora Pacitto Rosa Martinangelo, violini, Luca Improta e Michael Iadanza, Aurelio Bertucci e Michelangelo Carotenuto al violoncello, con Mario Paglietta al pianoforte.
La serata principierà con il Quartetto con pianoforte K 478, n°1 in Sol minore di Wolfgang Amadeus Mozart, datato 1785, considerato il primo grande capolavoro scritto per questo tipo di organico (pianoforte, violino, viola e violoncello).
Prima di quest’opera, il genere era inteso soprattutto come musica di intrattenimento in cui gli archi si limitavano ad accompagnare il pianoforte. Mozart, invece, creò un vero e proprio dialogo drammatico e paritario tra gli strumenti. L’editore di Vienna, Franz Anton Hoffmeister, aveva commissionato a Mozart una serie di tre quartetti con pianoforte. Tuttavia, dopo la pubblicazione di questo primo quartetto in Sol minore, l’opera si rivelò un fallimento commerciale. Il pubblico e i musicisti dilettanti dell’epoca trovarono la composizione troppo difficile da eseguire e lo stile troppo complesso e drammatico per i salotti privati. Hoffmeister decise quindi di sciogliere il contratto, liberando Mozart dall’obbligo di scrivere gli altri due quartetti (anche se il compositore ne scriverà comunque un secondo l’anno successivo, il K. 493 in Mi bemolle maggiore).
Il quartetto è diviso nei classici tre movimenti della forma sonata strumentale. L’opera è aperta da un Allegro intenso, cupo e drammatico. Il tema principale, severo e vigoroso, viene esposto subito da tutti gli strumenti all’unisono, in quella tonalità che è la stessa che Mozart userà per altre composizioni celebri e tormentate, come la Sinfonia n. 40, segue l’ Andante, un movimento lirico, sereno e disteso, che offre un momento di tregua e profonda espressività dopo la tensione del primo movimento, quindi, il Rondò, l’Allegro moderato in Sol Maggiore, tonalità, tonalità luminosa e propositiva. È un movimento brillante, ricco di inventiva e di passaggi virtuosistici per il pianoforte, dal carattere decisamente più ottimista. L’editore di Vienna, Franz Anton Hoffmeister, aveva commissionato a Mozart una serie di tre quartetti con pianoforte. Tuttavia, dopo la pubblicazione di questo primo quartetto in Sol minore, l’opera si rivelò un fallimento commerciale. Il pubblico e i musicisti dilettanti dell’epoca trovarono la composizione troppo difficile da eseguire e lo stile troppo complesso e drammatico per i salotti privati. Hoffmeister decise quindi di sciogliere il contratto, liberando Mozart dall’obbligo di scrivere gli altri due quartetti (anche se il compositore ne scriverà comunque un secondo l’anno successivo, il K. 493 in Mi bemolle maggiore).
In chiusura, l’ Ottetto di George Enescu op. 7 in Do Maggiore, datato 1900, una combinazione tra il linguaggio musicale del periodo tardo-romantico e la scrittura polifonica che tanto affascinava il compositore rumeno, articolato in quattro sezioni distinte i cui temi ricorrenti creano un unico e complesso movimento sinfonico. Intorno alla figura e al genio di George Enescu, «il più europeo dei musicisti rumeni» si è formata nel tempo una discreta contraddizione. Da un lato infatti ognuna delle sue composizioni è divenuta in patria il punto di riferimento per interpreti e pubblico. Dall’altro lato, invece, nel resto del continente e altrove ancora il suo nome non viene immediatamente ricondotto nel novero dei grandissimi compositori del Novecento musicale. In quale modo si spiega tale contraddizione? Mentre egli era vivo, molti suoi brani rimasero inediti, mentre altre sue pagine maggiori conobbero troppo spesso una certa dimenticanza subito dopo le prime esecuzioni. Senza dubbio poi la sua acclamata fama mondiale di violinista, ma anche di pianista, direttore e didatta, eclissò agli occhi del pubblico la sua attività di compositore. Inoltre, quando Enescu scomparve, il mondo musicale era ormai in profonda trasformazione e le forme in cui la sua creatività aveva trovato espressione stavano per essere completamente liquidate come incapaci di condurre linfa al progresso musicale. Giunto all’età di diciannove anni, Enescu ritenne che fosse giunto il momento di affrontare la composizione di vasto respiro e si accinse alla lavorazione dell’Ottetto. Il giovane compositore si rese immediatamente conto che l’impostazione in quattro movimenti di estese proporzioni avrebbe potuto causare seri problemi di gestione della forma. Egli ebbe in seguito a dichiarare: “Mi trovavo alle prese con un problema di costruzione, volendo scrivere questo Ottetto in quattro movimenti incatenati, rispettando l’autonomia di ciascuno di questi movimenti, in maniera che il tutto formasse un solo grande movimento di sonata, estremamente allargato. (…) Mi consumavo nel far stare in piedi un brano di musica articolato in quattro segmenti di una lunghezza tale che ciascuno di essi rischiava ad ogni momento di spezzarsi. Un ingegnere, lanciando su un fiume il suo primo ponte sospeso non prova maggiore angoscia di quanta ne sentissi io ad annerire la mia carta pentagrammata. Ma questa ricerca era appassionante”.
Il primo movimento, Très modéré, principia con un unisono cui partecipano sette degli otto, una campata dalla melodia ampia e magniloquente, che spazia dal grave all’acuto alternando frammenti di modo maggiore e modo minore. Segue un secondo tema sottoposto a un trattamento strettamente fugato. Il secondo tema cede il passo al ritorno del tema iniziale, in modo che il primo movimento si configura quindi secondo la più classica delle forme-sonata, con uno sviluppo caldo e espressivo in cui aleggiano insieme gli spiriti di Brahms e dello Dvorˇák più slavo, spingendo tuttavia le armonie verso lidi ben più arroventati e concludendosi infine sulla ripresa – con variazioni libere – del tema principale, a mezza voce, affidato al violino. Il secondo movimento, Très fougueux è un nuovo unisono, in questo caso impetuoso e sforzando. Le figurazioni ritmiche assumono una forma che ricorda in maniera lampante il primo tema. Enescu sperimenta in questo modo, oltre la forma-sonata servita da modello per il primo movimento, una forma ciclica che cementa tutto l’Ottetto: il tema principale del primo movimento, insieme ad altri spunti secondari germinati a mano a mano che il brano procede, ritorneranno più volte anche nel corso del terzo e del quarto movimento, secondo la lezione ereditata da César Franck.
Si passa senza soluzione di continuità al terzo movimento, Lentement, basato sulla ripetizione di un modulo in cui i violini assumono un andamento e una melodia cullanti, quasi di ninna-nanna. Anche in questo movimento Enescu è fedele sia alla forma-sonata sia alla forma ciclica: la forma-sonata è visibile nell’impiego di un certo sviluppo e del ritorno della cellula iniziale, riproposta più volte, in un caso addirittura con accenti cadenzati e strazianti; la forma ciclica invece è garantita dall’inserto del tema principale del primo movimento. Il tutto sfocia nel quarto movimento, Moins vite. Mouvement de valse: in realtà il movimento non corrisponde tanto a un valzer, quanto a un tempo ternario rapido, in cui viene impostato un tema turbinante. Questo introduce un certo atteggiamento contrappuntistico, che viene combinato con il tema principale del primo movimento grazie a un magistero tecnico sorprendente. Dopo un sollievo relativo, lo sviluppo riprende un ritmo incalzante anche se discreto: riprende nuovamente il contrappunto fitto dei violini, sovrastato dalle linee melodiche dei violoncelli. Così, l’epilogo dell’Ottetto, con la ricongiunzione del contrappunto dei violini e della melodia dei violoncelli, non può che essere lirico: il lungo viaggio iniziato con un’audace campata in bilico sulla tonalità, sicuramente ossequiosa verso l’accademismo delle capitali europee, si conclude lasciando parlare il cuore, con le sue inflessioni modali e spontanee.






