Hitler è morto?
di Michele Bartolo-
Il 30 aprile è una data storica perché il 30 aprile del 1945 terminò la sua esistenza terrena il capo del partito nazionalsocialista tedesco, IL comandante supremo della Wehrmacht, il cancelliere del Reich, meglio conosciuto come il Fuhrer, Adolf Hitler.
Una biografia molto interessante di Silvio Bertoldi lo definiva un grande politico, un grande stratega e un grande criminale, riferendosi, in quest’ultimo caso, alla condanna storica della teoria della guerra di aggressione, della superiorità della razza ariana e della pianificazione dello sterminio degli ebrei, un vero e proprio genocidio di un popolo. In realtà, come spesso accade per i dittatori ed i tiranni, il Fuhrer non morì di morte naturale, ma suicida, sparandosi un colpo alla tempia nel bunker dove era nascosto a Berlino, probabilmente dopo aver ingerito cianuro.
Chi si è avventurato nel leggere il suo manifesto, il “Mein Kampf”, la mia battaglia, vi troverà scritto che “(..) la storia è fatta dai popoli forti e vincitori. I deboli, i perdenti, non hanno diritto alla vita, né alla compassione o alla pietà. I deboli vanno sradicati, devono sparire dal mondo (..)”. In buona sostanza, stiamo parlando di una filosofia spietata, le cui conseguenze egli non volle risparmiare a se stesso e al suo popolo.
Il mondo della sua sconfitta non valeva la pena di essere vissuto. Si dice che nel bunker non se la sentiva di piangere una sola lacrima sulla sorte del popolo tedesco perché si era dimostrato debole ed inferiore, meritava l’annientamento. Hitler si toglie dunque la vita per la paura di essere catturato e sbeffeggiato dal nemico, non certo per pentimento o per un senso di colpevolezza. Eppure, quando riguardiamo i video dell’epoca, i suoi comizi, il suo modo di parlare e di gesticolare, noi tutti ci chiediamo come sia stato possibile che un intero popolo, una intera Nazione lo abbia seguito, per non parlare dei suoi alleati tra i quali, purtroppo, dobbiamo annoverarci anche noi italiani. Hitler è morto, è stato un esempio di fanatismo lucido sino all’estremo, di disprezzo della compassione e della vita. Ma è morto lui, non quella logica spietata di cui è stato il più autorevole rappresentante nel secolo scorso.
Basta ascoltare un qualsiasi telegiornale, nell’anno del Signore 2026, per renderci conto che stiamo precipitando nel baratro, se non ci siamo già precipitati. Tanti, troppi sono gli emuli del Fuhrer nel mondo cosiddetto moderno. Abbiamo imparato che il diritto internazionale non esiste e che ognuno può scatenare guerre come e quando gli aggrada. L’intero mondo occidentale si è scatenato contro Valdimir Putin quando, nell’anno 2022, inopinatamente decise di invadere uno Stato sovrano, come l’Ucraina, scatenando una guerra che continua ancora oggi dopo quattro anni, causa di migliaia di lutti tra i civili e di distruzione di un intero territorio.
Non si possono cancellare i confini con i fucili, non si può dettare legge in uno Stato straniero. Peccato che chi fa la predica abbia molti scheletri nell’armadio. In quella che era considerata la più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti d’America, è andato, anzi ritornato, al potere un uomo bislacco dai capelli arancioni, che un giorno ambisce ad avere il premio Nobel per la Pace e il giorno seguente interviene militarmente in Stati sovrani, vedi Venezuela ed Iran, per dettare la legge del più forte. Magari democratico, ma più forte.
Dall’altra parte, per par condicio, abbiamo il regime spietato degli ayatollah iraniani, il braccio militare dei pasdaran, la fusione di fanatismo politico e religioso e l’autentico disprezzo per il valore della vita umana. Ma se non bastasse vi è un altro leader mondiale finito sul taccuino dei criminali di guerra da arrestare, secondo la Corte penale internazionale. Si tratta del leader dello Stato di Israele, Benjamin Netanyahu, che ha trasformato una legittima reazione ad una carneficina in una vera e propria guerra senza quartiere, ribaltando la storia e attribuendo agli ebrei il ruolo di carnefici, non più di vittime.
Nell’anno 2026, dopo più di ottanta anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, siamo costretti a parlare nuovamente di genocidio di un popolo, il popolo palestinese, composto da uomini, donne e bambini innocenti che, come gli uomini, donne e bambini ucraini sono solo carne da macello, data in pasto ad un manipolo di oligarchi folli, che ancora oggi gestiscono le sorti del nostro povero mondo.
Ci siamo davvero liberati di Hitler? Direi proprio di no, anzi di Hitler oggi non ne abbiamo uno solo, abbiamo l’imbarazzo della scelta. Hitler rivive e con lui la sua Weltanschauung, la sua visione del mondo o concezione della vita. Joachim Fest, il biografo di Hitler, giustamente conclude che (..) purtroppo l’illuminismo aveva torto, raccontandoci di un genere umano ragionevole e portato per natura al bene (..). Non era così allora, non è così ora.
Per quanto paradossali, sono sempre più vere le parole di Einstein: “(..) l’uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi (..)”. Buon 30 aprile dell’anno 2026.
Obersalzberg , Berghof , Adolf Hitler seduto alla sua scrivania in ufficio. Biblioteca nazionale bavarese, fototeca Hoffmann, numero di catalogo hoff-1956. Foto del 1936, pubblicata su IB nel 1937, numero speciale intitolato: La Germania di Adolf Hitler.
Heinrich Hoffmann. Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0







