Il tempo della grazia e la caccia alle streghe
di Gaetanina Longobardi-
Un’operazione religiosa-giudiziaria condotta dall’inquisitore, un compito repressivo antiereticale. È la persecuzione di stregoni, ma soprattutto, di streghe al volgere dal Medioevo all’età moderna in Europa. È l’azione degli inquisitori che cambia la realtà perché occorre prudenza e attenzione nel leggere le poche fonti giudiziarie a carico delle donne che furono inquisite e condannate per stregonerie. La condanna al rogo in una complessa operazione che si nutre della cultura religiosa, teologica, giuridica, degli inquisitori, chierici e giudici.
C’è da fare una premessa importante. Alla fine del XV secolo, prima ancora che l’inquisitore generale cominci il suo compito repressivo anticlericale, esibendo la sua nomina pontificia, si sviluppa un evento chiamato il tempo della grazia. Durante i tre giorni del tempo della grazia tutti coloro che si ritenessero coinvolti, in qualsiasi modo e a qualunque livello, nell’eresia erano tenuti a presentarsi davanti all’inquisitore per confessare quanto essi sapevano o temevano di sapere di sé e degli altri, ricevendo ipso facto l’assoluzione da qualsivoglia «delitto di fede». Il tempo della grazia aveva l’esplicita finalità di ottenere informazioni e di portare gli eretici al pentimento («pro informacionibus habendis et hereticis ad penitenciam redducendis»). Sulla base delle informazioni ricevute, l’inquisitore proseguiva nella sua attività repressiva e redentiva sul fondamento e all’interno del quadro normativo che regolava i funzionamenti dell’ufficio inquisitoriale («secundum privilegia et specialia indulta offitii sacre inquisitionis»).
Eppure, la caccia alle streghe presenta una notevole forza di contemporaneità: si pone alla coscienza della cultura occidentale come uno dei grandi nodi (irrisolti) del proprio passato e dei suoi prolungamenti nel presente. Il cristianesimo, religione di amore e misericordia, aveva accolto nel suo seno l’universo antagonistico di demoni e streghe, ovvero la favola horror della stregoneria.
I limiti principali sono la documentazione deficitaria. Il punto di partenza è la lettera di Innocenzo VIII del 1484. La credenza nella realtà stregonesca e la sua equiparazione all’eresia avevano avuto sanzione teologica e canonistica nella lettera Summis desiderantes affectibus di Innocenzo VIII del 5 dicembre 1484.
Ma il manuale sulla caccia alle streghe sarebbe arrivato due anni dopo: il Malleus maleficarum dei frati Predicatori Heinrich Kremer (Institoris) e Jacob Sprenger. Il famoso trattato-manuale a uso degli inquisitori che raccoglieva e rendeva organica la frammentaria produzione inquisitoriale e polemistica in tema di streghe e che ebbe l’approvazione pontificia.
L’universo negativo si amplia e persino i valdesi e i catari vengono accusati di stregoneria. Ne sono un esempio i Valdesi del Delfinato che a fine Quattrocento, oltre a essere violentemente repressi attraverso una vera e propria crociata, dalla cultura chiericale sono letterariamente e ideologicamente equiparati a streghe e stregoni.
Ma sono le donne a essere attaccate, torturate, condannate. La caccia alle streghe comincia. Accusate di partecipare a danze, di rapporti sessuali con i demoni, di spregio della croce.
All’interno dei processi inquisitoriali, le donne confessano di essere streghe. Confessano rivelando numerosi maleficia commessi, compiuti da più streghe insieme, accompagnate e guidate dai loro rispettivi demoni.
Confessano perché torturate: ferite sanguinose e mutilazioni corporee. Tenute in prigione e avvinte nei ceppi.
La procedura inquisitoriale prevedeva che la tortura fosse un mezzo di persuasione per indurre e condurre l’interrogata a confessare senza paura alcuna. Nei processi l’inquisitore dichiara di essere costretto a ricorrere alla tortura.
Un supporto erudito è nel libro di Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba del 1989 e Le streghe di Fabio Troncanelli del 1983.
Si utilizza la paura in un clima di violenza dei processi inquisitoriali. Quei demoni descritti come violenti sono ora nella situazione speculare della disumanità dell’istituzione.
Demoni che hanno poteri ultraumani, che riescono a penetrare nelle case chiuse ermeticamente («in domibus clausis»), passando per piccole fessure. Sono in grado di far cadere uomini e donne in un sonno tanto profondo («demones ita soporant eos quo faciunt ipsos profunde dormire») da poter agire indisturbati nel procedere alla uccisione degli infanti che dormono nel letto in mezzo ai genitori. L’unico ostacolo per loro insuperabile è costituito dalla barriera della sacralità positiva: «le cose benedette e le figure dei santi [res benedicte et figure sanctorum]» impediscono a demoni e streghe di entrare.
I demoni sembrano dominare la dimensione metareale, ma, alla fine, hanno comportamenti tristemente umani e brutalmente maschili: picchiano le streghe, quando non si piegano alla loro volontà («si nolunt, ipsas trahunt violenter»), e con prepotenza pretendono rapporti carnali che alle donne non danno alcun piacere («in quo choitu ipsa non delectabatur»).
Non sembra esservi un granché di positivo nel legame con i demoni, stando alla descrizione che ne forniscono le confessioni delle stesse streghe trascritte negli atti giudiziari: i demoni hanno il volto livido e la voce roca. Sessualmente non danno una qualche soddisfazione, perché non sono in grado di procurare piacere alcuno, avendo l’organo sessuale freddo come il ghiaccio.
Infine, il rogo offriva agli spettatori lo spettacolo catartico della liberazione dal Male che dilagava nel mondo. Il rimedio del fuoco affermava il trionfo della giustizia divina che riportava l’ordine e la salvezza attraverso la soppressione del corpo del peccato: il corpo bruciato della strega scongiurava la minaccia di corruzione apocalittica delle virtù umane incarnata nella Donna e gli inquisitori venivano così rassicurati nella loro missione di salvatori dell’umanità. Sul rogo finivano anche quelle ragazze corrotte che, secondo il Malleus, avevano impudicamente copulato nella speranza di sposarsi e che successivamente venivano abbandonate dagli amanti che non mantenevano le loro promesse. Queste ragazze, secondo gli inquisitori, solitamente si convertivano al soccorso del diavolo e a tutte le sue sporcizie: …il loro volto è un vento che brucia e la loro voce è il sibilo di un serpente… Il loro cuore è una rete, cioè imperscrutabile è la malvagità che regna nel loro cuore e… una cosa insaziabile che non dice mai basta: la bocca della vulva per cui esse si agitano con i diavoli per soddisfare la loro libidine. (Institor (Krämer), H. – Sprenger, J., Il Martello delle streghe:)
La storia delle streghe del Lancashire Fleuron T062732-5.pngAutore sconosciuto,Dominio pubblico







