La sinistra, epidemia incurabile

di Giuseppe Moesch-

Che non si sia in grado di estrapolare dagli accadimenti del passato è cosa risaputa e le suggestioni per gli eventi che ci affliggono oggi è cosa normalmente ignorata. Appare ancora più incredibile il fatto che lo stesso avvenga per la cronaca quotidiana, come ad esempio per gli eventi che stanno coinvolgendo Germania, Francia e Spagna.

L’Italia ha svolto la funzione di apripista, rispetto agli altri tre, per cui, come tutti i soggetti attinti dagli stessi virus, ha subito per prima gli effetti dell’infezione, ed è riuscita quasi miracolosamente a sopravvivere alla malattia.

In effetti, i governi Renzi e Gentiloni, oltre a quelli tecnici seguiti al peggior trauma, ovvero quello del governo Prodi, secondo solo a quelli guidati da Conte, ci hanno portato, in un periodo difficile quale quello del COVID.

L’Italia ha visto assurgere alla ribalta un avvocato che ha colto al volo l’assist di Grillo, per attuare la peggiore forma di populismo, fatta di slogan ed elargizione di bonus e di mance di varia natura, corredati da forme di corruzione che hanno reso invidiabile il periodo anticipatorio di mani pulite.

La naturale disaffezione al voto, nascente dalla convinzione degli elettori dell’inutilità del voto stesso, essendo divenuto il governo espressione delle segreterie di partito con scelte avallate anche dal Colle, da molti anni a plateale supporto di una parte, si è acuita scendendo a valori preoccupanti per la democrazia.

La destra, anche se non mi è molto chiara la differenza tra questa e la cosiddetta sinistra, ovvero quella ex missina dopo Fiuggi, è riuscita ad accreditarsi come un partito di giovani che hanno rifiutato i fantasmi del passato, anche se al suo interno sussistono ancora preoccupanti sacche di nostalgici, perlopiù  ignoranti del significato di quegli eventi e delle tragiche conseguenze da essi generati, frutto di una ideologia nefasta. Chi non è riuscito ancora a liberarsi di quei fantasmi e di analoghe ideologie, è stata la sinistra.

I dirigenti di quei partiti, alcuni, e pochi, sono consapevoli e si sono resi conto di quanto stava succedendo sotto i loro occhi, mentre altri, privi di proposte, hanno emarginato quei pochi, attraverso la tecnica del populismo d’accatto, anche per inseguire altri di quell’area che hanno utilizzato a piene mani slogan, promesse e mancette che sono costati, con il solo lavoro di Conte, oltre duecentocinquanta miliardi di euro.

Ma il costo maggiore si è generato con l’adesione a politiche ideologiche volute a livello europeo. Dalla politica Green alle norme energetiche, e molte altre che hanno contribuito in maniera massiccia alla crisi economica che ha colpito in particolare le economie più forti dell’Unione, e le vittime sono state oltre all’Italia, la Germania, la Francia e la Spagna.
La crisi della filiera dell’auto ha messo in ginocchio l’economia di quella che veniva considerata la locomotiva della UE; se la Merkel era riuscita a scaricare sui contribuenti europei i costi dell’unificazione, niente hanno potuto i suoi successori rispetto all’attacco ideologico del governo europeo.

La conseguenza è sotto gli occhi di tutti e l’avanzata del partito AfD, non è un capriccio di nostalgici filo nazisti, come si vuole far credere, ma la reazione degli uomini e delle donne stanchi di vessazioni eteroguidate. Gli elettori tedeschi hanno comunicato la loro contrarietà rispetto a politiche dissennate che influiscono sulla loro vita quotidiana.

Non dissimile la situazione in Francia dove Macron, si è dovuto barcamenare, tra la destra della Marianne Lepin e la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, con le piazze aizzate in particolare da quest’ultimo, e la tradizionale politica della esponente della destra estrema.

Dalle banlieues degli immigrati delle seconde e terze generazioni, agli studenti, dagli agricoltori ai piccoli borghesi, la Francia ha vissuto un periodo di scontri violenti, che il presidente non ha saputo affrontare, avendo a cuore solo la propria idea di nuovo imperatore e di capo in pectore dell’Europa, convinto del proprio ruolo mondiale, mentre il Paese lottava per la sopravvivenza anch’esso aggredito dalla politica europea, che egli stesso ha contribuito a formare.

La Spagna infine, dopo scandali dei governi centristi e della stessa Casa Reale, ha svoltato drasticamente a sinistra, con Sanchez, acuendo ancora di più la situazione complessiva, applicando la visione ideologica che prevale nella sinistra massimalista: la sola cosa rimasta è il livello di corruzione che oggi interessa moglie, fratello e sodali del premier.
Su tutti e quattro i paesi si agita lo spettro del terrorismo, che ha colpito con attentati di matrice islamica, favorita dal lassismo dimostrato dalle politiche permissiviste della sinistra, con misure di tolleranza che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza, ma che mirano alla ricerca del consenso dei nuovi arrivati, per sostituire i cittadini che non li votano più.

Le ultime vicende di Ceuta, sono la prova ultima di tale atteggiamento, dopo la constatazione che il governo, con la concessione della cittadinanza spagnola a mezzo milioni di migranti, ha fatto pensare a molti che le porte fossero ormai aperte per l’invasione di massa dell’Europa.

L’ultimo capolavoro è stato quello della politica abitativa, che ha sconvolto le strade delle città e che ha portato alle dimissioni del governo iberico.
È facile notare che i temi sono assolutamente analoghi e che le sciagurate politiche ideologiche che sovvertono i parametri di normale democrazia, spingono inesorabilmente al rifiuto di politiche avulse dalla realtà e aborrite dalla gente comune, che vede la loro vita, l’unica che hanno, resa impossibile da scelte basate sul mantenimento del potere.

Il dramma nasce dalla perdita della speranza; l’ascensore sociale non esiste più. Gli scandali della sinistra sono dello stesso tipo delle precedenti amministrazioni.
In Italia siamo stati abbastanza fortunati, perché per tempo gli elettori hanno capito in che mani stavano finendo ed hanno scelto una coalizione che nel suo interno aveva personaggi che, con tutti i limiti e le sbavature possibili, avevano un più chiaro rispetto per la gente che dovevano governare.

Gli altri tre Paesi non hanno quegli stessi anticorpi: la Germania rischia un drammatico ritorno ad un secolo fa, la Francia è tra l’incudine del modello fascistoide e il martello massimalista della sinistra, e la Spagna anch’essa rischia di essere travolta dal ritorno di una destra agguerrita vogliosa di riprendere il controllo del Paese.
Saranno in grado gli elettori di far si che ci sia una qualche forma di resipiscenza da parte di una politica sana?
Personalmente non credo, ma il mio pensiero è irrilevante: lo esprimo solo per i miei dodici lettori.

 

 

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Giuseppe Moesch Giuseppe Moesch

Giuseppe Moesch

Napoletano, già professore ordinario di Economia Applicata, prestato alla politica ed alle istituzioni nazionali ed internazionali, per le quali ha svolto incarichi e missioni viaggiando in quasi cinquanta Paesi attraversando l’umanità che li popola. Oggi propone le sue riflessioni scrivendo quando non riesce a capire quelle degli altri.

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