Il voto di Israele in salsa italiana
di Giuseppe Moesch-
Appare sempre singolare la descrizione della politica internazionale da parte di giornalisti e opinionisti di casa nostra, ed il caso delle votazioni in Israele è quanto mai esemplificativo.
In effetti in tutti i notiziari, tutti davano, anche dopo i primi exit poll, come già avvenuta, la fine del governo della destra di Benjamin Netanyahu, come era stato ipotizzato da quasi tutti i grandi pensatori nostrani.
Il motivo è da ricercare nella lettura casareccia della politica mediorientale, condita dai servizi di giornalisti di sinistra, pacifisti e portatori di slogan qualunquisti, che nulla hanno a che vedere con una analisi oggettiva di quanto avviene in quelle aree.
Gli umori della gente, sono stati letti con la lente deformante della propaganda, che al calduccio dei propri salotti estendeva, alla popolazione israelita, il pensiero occidentale di un mondo idilliaco dove tutti si amano e vogliono la pace e la giustizia patinata degli opulenti occidentali.
Nessuno dei commentatori prova per un solo istante a ragionare con le testa di chi, da sempre, vive in condizione di precarietà, con l’incubo di attentati, di aggressioni, di pericolo in generale, con la consapevolezza che l’obiettivo dei propri vicini è quello della volontà di eliminare lo Stato di Israele, che si manifesta nell’obiettivo esplicito dello Statuto di Hamas che prevede uno Stato di Palestina dal fiume (il Giordano) al mare.
Quelle donne ed uomini che vivono in Israele, hanno vivida memoria tatuata sulle braccia degli ultimi sopravvissuti dei campi di sterminio nazisti, nell’indifferenza dei Paesi democratici, che solo a fine guerra mondiale, hanno finito per capire la tragedia.
Tutta la popolazione è stata addestrata e preparata a difendersi da chi vorrebbe eliminarli, ovvero oltre ad Hamas, i membri del regime teocratico dell’Iran, e dei suoi sgherri Hezbollah, o Huthi.
La narrazione unilaterale da parte degli inviati delle grandi testate, che presentano le atrocità che si svolgono sul terreno, e che propongono i terroristi di Hamas e compagnia come patrioti senza macchia e senza paura, dimenticano sistematicamente di accennare all’uso disinvolto delle risorse che l’occidente ha inviato in Palestina, che sono state utilizzate per costruire seicento chilometri di tunnel sotto le case dei loro concittadini usandoli come scudi umani, accumulando armi, munizioni e viveri mentre la popolazione soffriva la fame, e usati come scudi protettivi creando centri di comando sotto ospedali e moschee.
Nessuno pensa di attribuire a Netanyahu il ruolo di santo o almeno di pacifista; quell’uomo è il capo di un Paese in guerra, e si comporta come tale ed è rassicurante per una popolazione impaurita e che ha visto in lui uno di quelli che ha dimostrato di voler salvaguardare il proprio popolo.
La divisione che si è creata all’interno della coalizione di governo è capeggiata da un altro militare, Yashar Gadi Eisenkot, già Capo di Stato Maggiore, con visione analoga a quella del capo del Governo, che a lui vuole sostituirsi come alternativa politica, non è certo un campione di pacifismo; non ha certamente intenzione di chiudere il conflitto, né tantomeno di ridurre la pressione sui terroristi.
Gli israeliti hanno distribuito i voti tra due esponenti della stessa visione politica, con la stessa convinta idea che Hams e l’Iran debbano essere sconfitti.
Non c’è stata una sconfitta di Netanyahu ed il suo partito è il primo partito d’Israele, e c’è stato un buon risultato del suo oppositore e pretendente alla leadership la cui politica è assai prossima a quella del capo del Governo.
Tuttavia la narrazione dei nostri giornalisti ed opinionisti è stata quella di una debacle e della certa vittoria dello sfidante, così come previsto ed auspicato da una stampa pasionaria e allineataa d una visione omologata; non un’analisi della realtà ma una visione preconcetta della situazione di quel Paes che non può che essere quella dei pacifisti che rifiutano la guerra, difendono i poveri martiri palestinesi, ed amano la libertà e i potenziali liberatori dei poveri e degli oppressi.
Così, quando i dati si sono consolidati gli acuti osservatori hanno dovuto far comprendere agli ottusi ascoltatori che anche se ha vinto il vecchio capo sarà impossibile formare un governo e che solo i partiti arabi potranno risolvere il problema, pena dover tornare alle elezioni.
Sono abbastanza convinto che la vicinanza tra i due leader sia tale che non sarà difficile trovare un accordo, magari passando per un indebolimento degli estremisti di destra e degli ultraortodossi, e il riconoscimento di un ruolo importante allo sfidante, magari affidandogli la vicepresidenza con poteri maggiori in campo militare.
Ambedue sono consapevoli che la minaccia rappresentata dai mussulmani integralisti è troppo grande per potersi permetter una retromarcia rispetto alla politica finora seguita, ed ambedue sanno che il popolo israeliano non tollererebbe un altro 7 ottobre.
Troppo forte e prossimo è il ricordo di quelle efferate scene, troppo recente l’orrore degli stupri e delle violenze sui vecchi le donne ed i bambini che tanto sembrano interessare ai nostri corrispondenti, solamente però se sono figli dei mussulmani.
La lettura dei fatti deve essere fatta obiettivamente, senza paraocchi ideologici, e non con l’obiettivo di dimostrare che le ottuse tesi espresse nel nostro Paese siano le medesime che vengono osservate negli scenari di guerra internazionali.
Gli slogan possono convogliare degli ottusi in cortei fomentati da terroristi che una certa magistratura politicizzata non vuole accettare come tali; sono le stesse persone che sfilano sotto le insegne dei ProPal e di quelle delle femministe senza rendersi conto dell’incoerenza, della contraddizione in termini di un pensiero che vuole la libertà per le donne e l’affermarsi del credo di chi le donne le vuole schiave, sottomesse, coperte da burka e hijab, da stuprare e mantenere sottomesse all’uomo e che nel mondo afgano sono impossibilitate a studiare.
L’oscurantismo più assoluto difeso da chi vuole le donne libere nel pensiero di chi ha smesso di pensare da tempo.
Nei prossimi giorni credo che avremo la risposta da quel Paese, ed i nostri corrispondenti ci faranno capire, attraverso un salto mortale e mezzo carpiato, come la soluzione, quale essa sarà era esattamente quella che loro avevano previsto e che il criminale sia riuscito a prevaricare la volontà popolare che lo avrebbe voluto fuori dai piedi.







