Alan Kurdi, il bimbo portato dal mare

2 settembre 2015, ore 06.30: il  cadavere di un bimbo viene ritrovato riverso  sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. E’ morto per annegamento.
La giornalista turca Nilüfer Demir, scatta una foto che farà il giro del mondo: è il corpicino di un bimbo di tre anni portato dal mare che diventerà il simbolo delle stragi dei migranti nel mare. Un ennesimo disperato viaggio su gommone finito in tragedia.
Il bimbo siriano di etnia curda, Alan Kurdi,  stava tentando di raggiungere l’Europa con i suoi genitori per sfuggire alla guerra civile ed all’ISIS, tentando poi di ricongiungersi ai parenti a  Vancouver, in Canada.
Era stata la zia di Alan, Tima, sorella del padre, Abdullah Kurdi, a presentare domanda di sponsorizzazione per rifugiati che però  fu respinta dal Dipartimento di Immigrazione e Cittadinanza del Canada perchè era stato loro negato il visto di espatrio da parte delle autorità turche.
La famiglia aveva tentato così di entrare in Canada nell’ambito di un programma di sponsorizzazione ma dovevano dimostrare di possedere circa 27.000 dollari canadesi per poter sostenere una famiglia di quattro rifugiati,  dopo essere stati  dichiarati rifugiati dal governo turco, condizione tra il difficile e l’impossibile.
Così Abdullah Kurdi, la moglie e la loro famiglia  abbandonarono la Turchia a Bodrum e, pagando circa 6mila euro, decisero di salire in tarda notte, su un piccolo gommone di cinque metri  che avrebbe dovuto raggiungere l’isola greca di Coo a circa 4 km dalla città di partenza.  A bordo vi erano venti persone più loro cinque, mentre il numero di sicurezza era otto.
Venticinque anzichè otto.
Dopo cinque minuti dalla partenza il gommone si capovolse.
Alle ore 05.00 del mattino le autorità turche furono avvisate del ritrovamento di cadaveri a riva  a seguito del rovesciamento di una barca. Il 3 settembre 2015, Kurdi, insieme al fratello Galib e la madre Rehana, furono trasportati a Kobane per essere sepolti.
Vari i resoconti forniti dai superstiti.
L’ISIS ha incluso la morte di Kurdi nelle sue campagne di propaganda, un monito, Allah avrebbe punito chiunque avesse osato fuggire dai paesi del califfato che, divenuti apostati,  dopo la morte vedranno bruciate le loro anime all’inferno.
In copertina: Murale a Francoforte sul Meno, in Germania, in cui viene rappresentato il piccolo Alan Kurdi morto. Frank C. Müller CC BY-SA 4.0

 

 

Sergio Del Vecchio Sergio Del Vecchio

Sergio Del Vecchio

Dottore commercialista, giornalista pubblicista, appassionato d’arte, di musica e di fumetto. Ama leggere, disegnare e dipingere. Nel suo percorso professionale si è occupato di formazione e terzo settore. Ha costituito l’Associazione Salerno Attiva – Activa Civitas con cui ha organizzato a Salerno 10 edizioni di VinArte, un format di successo che univa il mondo del wine all’arte nelle sue declinazioni. Nel 2017 è tra i fondatori dell’Associazione culturale Contaminazioni, con cui ha curato diversi eventi e l’edizione del libro “La primavera fuori, 31 scritti al tempo del coronavirus” di cui è anche coautore. Colleziona biciclette e tra i fornelli finge di essere un grande chef.

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