Gaza: uccidere i giornalisti per zittire la verità
di Antonietta Doria-
Dopo Hussam al Masri – cameraman freelance che stava realizzando una diretta video dall’ospedale; Mariam Abu Dagga, 33 anni, giornalista freelance che aveva documentato le condizioni dei bambini gravemente malnutriti ricoverati nell’ospedale; Mohammed Salama, giornalista per Al Jazeera,Moaz Abu Taha, giornalista palestinese indipendente, morti durante l’attacco all’ospedale di Nasser, a cui ha fatto seguito, subito dopo, un secondo, oggi altri giornalisti morti in questo genocidio che non ha fine.
Iman al Zamily è una giornalista colpita da un drone mentre si apprestava a procurarsi acqua per la sua famiglia. Iman al- Zamly e Rasmi Salem sono stati falciati via in questo giorno d’inizio settembre.
Il numero degli operatori dei media morti dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas al sud di Israele, fino ad oggi, 2 settembre 2025, sono 248 secondo il sindacato dei giornalisti palestinesi e l’ufficio governativo per i media di Gaza.
Israele vuole disintegrare ogni palestinese esistente. Si colpiscono i bambini perchè rappresentano il domani, il futuro; si colpiscono i medici affinchè non possano prestare aiuto; si colpiscono i giornalisti affinchè non possano raccontare la verità.
E’ un mondo che va a pezzi.
Israele continua a vietare alla stampa l’ingresso a Gaza, non ne assicura l’incolumità. Così la storia non può essere documentata, scritta.
In fondo, non c’è luogo peggiore da cui scrivere e mandare notizie, il bel mezzo di un genocidio, eppure ogni giornalista rischia la sua vita per il diritto alla libertà di stampa, per il diritto alla verità. Senza giornalisti in trincea, le versioni degli avvenimenti non sono nitide, non sono sicure, senza fonti non si fa notizia, ma si raccontano storie.
I giornalisti non imbracciano armi, non sparano, non uccidono. I giornalisti imbracciano penna e taccuino, vivono di cellulare con cui sono connessi e inviano notizie che faranno il giro del mondo. I giornalisti sono tenuti a descrivere ciò che vedono, anche se è un mondo che non condividono, che non capiscono più.
Sono la voce del mondo.
Quella scritta sui giubbotti, “Press”, che dice tutto, dovrebbe garantire che nessuno spari. Ma non è così. In questo genocidio non ci sono più regole, è un conto alla rovescia di Israele nell’attesa di prendere definitivamente la tanto agognata Striscia.
«I giornalisti che svolgono missioni professionali pericolose nelle zone di conflitto armato saranno considerati come persone civili», … «essi saranno protetti in quanto tali conformemente alle Convenzioni e al presente Protocollo, a condizione che si astengano da qualsiasi azione ledente il loro statuto di persone civili, e senza pregiudizio del diritto dei corrispondenti di guerra accreditati presso le forze armate» è quanto è scritto nel Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, nate dopo i grandi crimini della Seconda guerra mondiale.
E intanto si continua a bombardare.







