Netanyahu all’ONU: la potenza senza diritti
Cecchino Cacciatore-
Decine di delegati hanno lasciato l’aula dell’Assemblea generale quando Benjamin Netanyahu è salito sul podio. Lui li ha chiamati «codardi morali». Chi insulta il dissenso nel luogo nato per dare voce a tutti i popoli non parla da statista, parla da padrone.
Ha detto che attaccare l’Iran è stata una delle decisioni più facili della sua vita. Ha mostrato uno dei cercapersone usati in Libano nel 2024 come un trofeo. Ma una guerra non è mai una decisione facile, e un’arma non è mai un trofeo.
Ha piegato la Scrittura a titolo di proprietà, rivendicando il Golan perché Israele sarebbe lì dai tempi di Mosè. Eppure è proprio nella Bibbia ebraica che si comanda di amare lo straniero «perché anche voi foste stranieri in Egitto». Il problema non è l’Antico Testamento, è l’uso che se ne fa.
Ha bollato le accuse di genocidio come la più grande bugia del secolo, invece di rispondere nel merito davanti ai giudici. Ha ridotto la violenza dei coloni in Cisgiordania a qualche ragazzo che lancia pietre e brucia ulivi. Chi brucia gli ulivi di un altro popolo non è un teppista qualunque: è il volto di un’occupazione che un governo sceglie di non fermare.
Ha ricordato il fratello ucciso e il 7 ottobre, e quel lutto merita rispetto. Ma il dolore proprio non autorizza a ignorare quello altrui: in quaranta minuti, per i morti palestinesi, nemmeno una parola di pietà.
Soprattutto, ha detto che finché guiderà Israele non nascerà uno Stato palestinese. Non è un archivio storico, è un programma politico:negare a un popolo intero la pari dignità che si pretende per il proprio.
Va criticato per nome e cognome, però. Evocare il Sinedrio o l’«occhio per occhio» significa scaricare su una tradizione religiosa le colpe di un governo: un torto agli ebrei e un regalo a lui, che ama presentarsi come l’unica voce di Israele. E gli israeliani che manifestavano mentre parlava, liquidati come ipocriti, sono cittadini di una democrazia che rivendicano il diritto di dissentire.
La nostra Costituzione chiede solidarietà, pari dignità sociale, ripudio della guerra. Non articoli di fede, ma patti fra uomini. Da lì si risponde: la forza senza eguaglianza è dominio, e la misericordia senza diritti è elemosina. Nessuno ci salverà dal cielo; ci salviamo fra noi, perché ogni madre, a Tel Aviv come a Gaza, possa sperare nella serenità dei propri figli.
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