Guido si tu Lapo ed io…
di Giuseppe Moesch-
Negli anni compresi tra il 1285 e il 1290, quando cioè aveva tra i venti e i ventidue anni, Dante compose il famoso sonetto “Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento e messi in un vasel, ch’ad ogni vento per mare andasse al voler vostro e mio; sì che fortuna od altro tempo rio non ci potesse dare impedimento, anzi, vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ’l disio.”
Non ho dubbi sul significato amoroso di quei versi, confermato dalla risposta del Cavalcanti, tuttavia mi è venuto in mente quel sonetto leggendo alcune notizie di cronaca politica. Alcuni giornalisti, cavalli di razza, e non cialtroni come quelli che sembrano appassionare i lettori dei social e certa stampa scandalistica alla ricerca dello scoop nello scoop, si sono espressi pubblicamente, ed in maniera molto critica sui loro referenti, specialmente di sinistra, e sul loro operato di questi ultimi anni.
Credo che oggi Giuliano Ferrara, nei panni del Sommo Poeta, potrebbe cantare come novello Dante, “Se voi Piero Sansonetti, Enrico Mentana, Claudio Cerasa, Daniele Capezzone, Giordano Bruno Guerri, Marco Rizzo, e non pochi altri opinion leaders, non solo giornalisti, ma anche intellettuali” che non hanno più voglia di sentirsi strumentalizzare da politici ignoranti.
Logicamente dovrebbe fare riferimento al Dante di mezza età, quello della commedia per intenderci, che di schifezze ne aveva viste come noi ne vediamo oggi.
Cosa ci hanno detto, con toni, parole, enfasi diverse, nello stile proprio ad ognuno di loro: ci hanno detto che non gli piace più giocare a carte false, una partita sulle spalle di una intera società decaduta, lobotomizzata, ignorante e sedotta da slogan, mentre individui all’apparenza normali, appassionati frequentatori di aperitivi o di salotti e di feste per bambini, ma assetati di sangue, combattono gli uni contro gli altri, su indicazioni di irresponsabili ambiziosi in attesa di prendere, o meglio di riprendere, il potere.
Ci hanno detto quegli uomini esausti dallo schifo che non c’è dialogo ma contrapposizione ottusa, che non c’è desiderio di dare risposte ai problemi della gente ma solo voglia di prevalere a prescindere.
Che l’appello sia giunto poco prima dello scadere del tempo massimo lo si può facilmente comprendere dalle notizie che hanno invaso i media di oggi.
La vittoria in Germania del partito di estrema destra, l’AfD guidato da Ulrich Siegmund, ha raggiunto il 44,6% dei consensi, causando di conseguenza il crollo della CDU, partito del Cancelliere Friedrich Merz, che in quella regione è passato dal 37,1% al 16,9% dei votanti. Il risultato si è ottenuto attraverso due concomitanti elementi, da un lato la profonda e pesante condizione di una regione tra le meno prospere del Paese, i cui abitanti hanno voluto esprimere il proprio dissenso rispetto alle politiche del Governo, strettamente legate a quelle europee, ritenute responsabili della crisi economica, e dall’altro dalla capacità dell’emergente partito di riportare al voto cittadini che ormai avevano stabilmente scelto di disertare le urne.
È stato gioco facile trasmettere a quelle donne e a quegli uomini il bisogno di rivendicare con orgoglio il ruolo passato del loro Paese. In presenza della crisi del settore automobilistico, e delle aziende collegate, figlia della ottusa politica ideologica Green, come è stato altrettanto facile associarla alla crescente diffidenza sulla presenza di stranieri ispirata dalla forte crescita della islamofobia, collegata a torto o a ragione alla insicurezza reale o comunque avvertita dalla popolazione.
Non importa se gli stranieri, a cominciare dagli italiani, e dai turchi, siano stati la forza lavoro propulsiva di quella crescita passata; quello che oggi si agita come spauracchio è la mancata integrazione e la violenza di attentati di una minoranza che tuttavia viene considerata come la conseguenza della sudditanza del Governo rispetto all’Europa e all’Islam.
La reazione di Merz, non si è fatta attendere dichiarando che non si sarebbe mai accordato con un partito estremista, mentre aveva dichiarata la propria disponibilità la leader Sahra Wagenknecht del partito rosso-bruno nazional-populista BSW, sostenendo che non avrebbe rispettato l’accordo anti AfD, siglato da tutti gli altri partiti, CDU compresa, accordo agitato come spauracchio pensando così di ridurre la crescita di quello che sarebbe stato il vincitore assoluto.
I due partiti, AfD e BSW hanno in comune un atteggiamento pro Russia di Putin e quindi potrebbero convergere verso una delle due sole possibili coalizioni capace di raggiungere una maggioranza. L’altra possibilità potrebbe essere quella di riunire tutti gli altri partiti a cui si dovrebbe aggiungere la stessa BSW, che diventerebbe in ogni caso l’ago della bilancia.
Il partito di Ulrich Siegmund sull’onda del risultato ottenuto, ha fatto sapere che potrebbe decidere di ritornare alle urne per raggiungere la maggioranza assoluta e non avere più problemi di governo.
Questa è la notizia nella sua stringata oggettività; il bello è invece lo troviamo nel comportamento delle forze politiche nazionali ed europee.
Tolto ovviamente Vannacci che siede a Bruxelles nello stesso gruppo di AfD, solo Salvini ha commentato soddisfatto il risultato, affermando che i confini sono sacri, a supporto della sua visione politica sull’immigrazione o sulla remigrazione.
Non sono ancora disponibili le reazioni della Meloni, ma tutti gli altri, compreso il suo partito, a partire da Forza Italia con Tajani, in poi fino ai Cinque stelle, è un coro simile a quello dei principali leader europei sul pericolo di un ritorno ad un periodo da cui ci separano quasi cento anni.
A dire il vero non ho sentito nessuno fino ad ora fare un piccolo esame dei fatti che hanno portato a quel risultato, quella che in passato si sarebbe chiamata autocritica, nessuno che si sia posto il problema se per caso sia da attribuire alla ideologia applicata all’Europa, una parte non marginale di responsabilità per quanto è accaduto.
È semplicemente da idioti perseverare.
Credo fermamente nell’accoglienza e nella possibilità di cercare di migliorare le proprie condizioni di vita. Noi siamo gli eredi di una condizione di forte emigrazione, che ancora oggi continua, con l’espatrio di molti giovani incapaci di trovare all’interno dei confini nazionali lo sviluppo delle proprie potenzialità. Lo sviluppo dell’Idea Europa e la relativa libertà di circolazione, ci rende partecipi di uno spazio allargato nel quale tuttavia regole e comportamenti devono essere armonizzati. L’ammissione di un nuovo Stato come membro passa attraverso una procedura complessa, l’Acquis comunitario, tesa proprio a confermare l’armonizzazione dei comportamenti.
Per gli immigrati provenienti da Stati esterni alla UE, si pretende il rispetto di quelle norme che valgono per tutti, e ci si aspetta che questo avvenga attraverso la completa integrazione per gli usi e i costumi locali, nel rispetto dei valori etici e religiosi garantiti dalla Costituzione.
La tolleranza dimostrata dai governi nazionali e trasmessi a livello europeo, hanno reso scettici molti individui che si sentono in certi casi estranei in casa propria.
Non vado avanti con l’analisi degli altri temi all’ordine del giorno, se invece di propalare menzogne si accettasse l’idea di proporre soluzioni realistiche e non proposte stravaganti tese ad épater les bourgeois ed a raccattare consensi da chi non si aspetta neanche che gli slogan possano venire applicati in caso di vittoria, vedi la palese contraddizione tra i Propal e le femministe o i folcloristici rappresentanti LGBT+, allora sarebbe assai più agevole il dialogo e si potrebbe più facilmente trovare soluzioni comuni.
La violenza derivante dal fallimento della scuola post sessantottina e prima ancora dalla rimozione del ruolo delle famiglie che sempre più delegano all’esterno e ai media l’educazione, o meglio la non educazione, dei propri figli, sono temi di cronaca giudiziaria così come i femminicidi che sono ormai mere enunciazioni di principio.
Il lassismo e la tolleranza di certi intellettuali militanti nelle pieghe della società, anche in gangli vitali, fa il resto. Un delinquente arrestato con difficoltà viene liberato dopo mezzora mentre il poliziotto viene inquisito, i violenti distruggono e devastano beni pubblici e privati e le città vengono messe a ferro e fuoco ed i teppisti vengono supportati in nome della libertà di espressione.
Queste sono le cause di quello che è successo in Germania, ed è ridicolo rimandare alle esperienze del passato per cercare una qualche giustificazione. Sono i cittadini di oggi quelli che soffrono, che non vedono un futuro per loro e per i loro figli. Non perché in Italia il Paese sia in decadenza, o perché l’Europa stia scoppiando, ma per la ottusa ideologia accoppiata alla burocrazia che tendono ambedue ad opporsi alle aspirazioni dei popoli.
Ritornando ai versi revisionati di Dante, c’è da augurarsi che sul “Vasel” magico rievocato dal sommo poeta, possano salire tanti uomini liberi degni di portare il nome di uomini.







